Mario Calabresi pronto a candidarsi sindaco, il consigliere Paladini: “Gestire Milano non è dirigere un giornale”
Le dimissioni da Chora Media sembrano aver tolto l'ultimo velo alla corsa di Mario Calabresi verso Palazzo Marino. Il giornalista, già direttore della Stampa e di Repubblica, ha infatti lasciato l'incarico di direttore editoriale di Chora Media e la presidenza del Cda di Be Water Content: una scelta che arriva dopo mesi di indiscrezioni sulla sua candidatura a sindaco di Milano per il centrosinistra. E se sul fronte riformista il nome di Calabresi viene accolto con interesse – lo stesso Beppe Sala lo aveva definito una "buona candidatura" – non mancano, però, le voci critiche. Tra queste, particolarmente netta, quella di Luca Paladini, consigliere regionale di Patto Civico, che mette nel mirino non soltanto Calabresi ma anche un modello di politica che la sua eventuale candidatura rappresenterebbe.
"Sono spaventato per la politica in generale", ha esordito Paladini a Fanpage.it. Il timore, ha spiegato, riguarda un fenomeno che attraversa tanto il centrosinistra quanto il centrodestra: l'idea che una metropoli complessa come Milano non possa essere affidata a una figura propriamente politica. Secondo il consigliere, infatti, si starebbe affermando una concezione per cui "tutto quello che è politica" sarebbe "inquinato, contaminato, sporco e dunque inadeguato a governare". Una visione che Paladini ha definito "molto populista e sbagliata". Da qui la sua critica a quelli che definisce "papi stranieri": personalità provenienti da mondi esterni ai partiti chiamate periodicamente a risolvere presunti "peccati originali" della politica.
Per Paladini è una scorciatoia pericolosa: "Non posso pensare che una città come Milano non sia in grado di produrre a sinistra come a destra delle figure politiche che siano all'altezza di governare". Calabresi, ha poi precisato il consigliere a Fanpage.it, è una "degnissima persona, ma la questione è politica, non personale". Il consigliere si è quindi domandato quale esperienza amministrativa possa mettere sul tavolo il giornalista e ha osservato che, con una sua eventuale vittoria, si arriverebbe all'ennesimo sindaco proveniente dall'esterno della politica. "A me questa cosa onestamente inquieta", ha sottolineato Paladini, parlando di una progressiva "deresponsabilizzazione e uno svuotamento della politica". Poi, ha posto una domanda: "I partiti che ci stanno a fare se non creare una classe dirigente che poi nei fatti governa la città?".
Il punto, per Paladini, è la differenza tra dirigere un'organizzazione editoriale e amministrare una metropoli. "Un conto è decidere da direttore di Repubblica o da creatore di Chora Media quale pezzo va messo, quale giornalista è più in gamba, un conto è decidere che fare di un quartiere, decidere che investimenti di carattere urbanistico fare". Competenze, ha sottolineato, "profondamente differenti". Il consigliere ha respinto anche l'idea di catalogare automaticamente Calabresi come candidato civico. Il civismo, ha sostenuto, è un'altra cosa: nasce da un percorso di amministrazione e partecipazione, da piazze, battaglie, diritti civili, manifestazioni e dall'esperienza politica sul territorio. Calabresi, invece, sarebbe a suo giudizio una "figura tecnica, ma di un altro settore", che della politica ha parlato ma che, nei fatti, "non l'ha mai frequentata".
La sua critica si inserisce così in una lettura più ampia della storia recente di Milano: secondo Paladini, gli ultimi quattro sindaci, nell'arco di circa trent'anni, sono stati figure non provenienti dalla politica tradizionale. Una tendenza che, con Calabresi, rischierebbe di diventare ancora più marcata. "Io di Calabresi non so nulla dal punto di vista politico", ha ammesso Paladini a Fanpage.it. E questo, in vista di eventuali primarie, lo preoccupa: altri candidati hanno alle spalle anni di esperienza e posizioni pubbliche riconoscibili, mentre Calabresi potrebbe arrivare al confronto con gli elettori dopo poche dichiarazioni e qualche appuntamento pubblico. "Preferisco figure che nella politica milanese ci sono state in questi anni, che si sono spese, ci hanno messo la faccia", ha affermato. La candidatura dell'ex direttore di Repubblica, ha concluso, apparirebbe, invece, come quella di un "alieno che viene in terra straniera".
E se c'è un nome che Paladini guarda con particolare interesse, è quello di Pierfrancesco Majorino, ancora non ufficialmente candidato, ma considerato tra i principali contendenti: "Una candidatura che andrebbe incontro al mio sentire. Lo ritengo un uomo che la politica la sa fare e ha un'esperienza amministrativa alle spalle".