Francesa Cucchiara sulle elezioni comunali: “Per Milano serve candidato che non abbia paura di schierarsi”
"Preferirei un profilo con una forte connotazione politica. Qualcuno che non abbia paura di schierarsi, di prendere posizione, e non solo su questioni cittadine, ma anche su questioni di più ampio respiro": a dirlo a Fanpage.it è la consigliera comunale di Europa Verde, Francesca Cucchiara, commentando se il prossimo candidato sindaco o candidata sindaca debba essere un profilo politico o civico. Le elezioni amministrative a Milano sono ancora molto lontane, ma la politica locale è in fermento. Al momento però la discussione è ferma ai nomi: non c'è ancora alcun programma scritto e anche sulla metodologia c'è ancora tanta confusione.
Cucchiara, come vede la mole di nomi che sono emersi in queste settimane? Questa frenesia è un bene per il dibattito o rischia di creare confusione tra i cittadini?
Il fatto che ci sia voglia di attivarsi e di mettersi in gioco è solo positivo. Tuttavia, credo che la competizione non debba avere come oggetto le persone in quanto individui, come espressioni del loro piccolo mondo, ma figure capaci di farsi portavoce di visioni e idee diverse della città. Per questo è importante trovare una sintesi tra candidature che, almeno per ora, mi sembrano esprimere posizioni molto simili. Se vogliamo davvero cambiare paradigma, dobbiamo cambiarlo anche nel modo in cui proponiamo un'alternativa: prima le idee, il progetto e la visione, e poi la persona più adatta a rappresentarli.
Europa Verde è stata particolarmente critica con la Giunta Sala, soprattutto su alcuni dossier: stadio San Siro, gemellaggio con Tel Aviv o i costi degli studentati. In che modo il prossimo sindaco o sindaca dovrà porsi in discontinuità rispetto all’attuale amministrazione?
In tutte le critiche che abbiamo posto in questi anni ci sono sempre stati due elementi comuni. Da un lato, il modo in cui vengono prese le decisioni. Il Consiglio comunale ha avuto uno spazio troppo residuale, e così anche i Municipi. Le lacune nei processi democratici non sono una questione di forma, ma di sostanza: le vicende legate all’urbanistica ne sono l’esempio.
Dall’altro, credo serva cambiare l’impostazione complessiva. Passare da una città che rincorre il grande evento, che paga la sua attrattività con l’esclusione dei suoi stessi abitanti, a una città più a misura delle persone che la vivono, più calda, accogliente, vicina a chi ha più bisogno.
La discontinuità maggiore la vedo nella definizione del rapporto fra pubblico e privato e, più in generale, nel modo in cui definiamo cosa sia o non sia di interesse pubblico. Studentati con camere a 1.000 euro al mese per posto letto, per noi, non sono di interesse pubblico, ma un business a vantaggio del privato.
Passiamo al tema alleanze. Azione ha sottolineato che la sua adesione alla coalizione dipenderà dal nome del candidato scelto. Cosa ne pensa?
È un approccio diametralmente opposto a quello in cui crediamo: prima le idee, la visione, la coalizione, poi la persona che la rappresenta. La politica basata sui personalismi, sulle singole individualità, è la morte della politica stessa. Non abbiamo bisogno di un supereroe a cui dare una delega in bianco, ma di qualcuno o qualcuna che sia realmente espressione di un percorso collettivo. Se non si riconoscono nel percorso, è meglio che ne stiano fuori.
Il prossimo sindaco o sindaca dovrà affrontare alcuni nodi complessi come sicurezza, casa, costo della vita ma anche, aggiungerei, la questione climatica. Secondo lei, quali dovrebbero essere le proposte del prossimo sindaco o sindaca?
Intanto dovrebbero essere proposte sia sul “cosa” che sul “come”. Perché limitarsi al primo è facile: siamo tutti d’accordo che vorremmo case a basso prezzo, più verde, piscine pubbliche, più mezzi di trasporto pubblico, più asili nido etc… Il punto è il “come”: cosa siamo disposti a fare per raggiungere questi obiettivi? Il vero tema è allargare lo spazio del pubblico, dopo anni in cui questo è stato gradualmente compresso ed eroso nella convinzione che l’unico vero motore dello sviluppo urbano fossero gli investimenti privati. Le proposte possono essere tante, ma quella che fa realmente la differenza è una: rafforzare la macchina pubblica per non dover dipendere dai capitali privati. Servono più risorse e quindi nuovi strumenti fiscali per intercettarle. La ricchezza a Milano c’è, è solo distribuita male.
Abbiamo assistito a un’altra discussione nelle ultime settimane. Alcuni sostengono che per il ruolo di sindaco sia meglio optare, questa volta, su un profilo politico. Lei cosa ne pensa? Preferirebbe un profilo civico o politico? Oppure, per lei, è una discussione fine a se stessa?
Preferirei un profilo con una forte connotazione politica. Qualcuno che non abbia paura di schierarsi, di prendere posizione, e non solo su questioni cittadine, ma anche su questioni di più ampio respiro; che sappia far propri i valori della Resistenza e applicarli ai giorni nostri. Qualcuno che non abbia paura di recidere il gemellaggio con Tel Aviv o di denunciare le derive fasciste della destra che ora è al governo.
Il centrodestra si sta muovendo con largo anticipo rispetto alle ultime elezioni. Su quali temi si giocherà la vittoria?
Non lo so, ma, per come la vedo, definire i temi sulla base di un ragionamento strategico ha comunque poco senso. La gente è stufa dei tatticismi o delle frasi di circostanza. E più che parlare dei temi, come se fossero sganciati l’uno dall’altro, dovremmo parlare delle persone a cui vogliamo rivolgerci in via prioritaria: dei più poveri, dei precari, di chi soffre la solitudine, di chi si sente strozzato dal carovita, di chi vorrebbe restare ma è costretto ad andare via. Tutto il resto viene di conseguenza.
Il partito di Roberto Vannacci potrebbe essere un elemento di disturbo per il centrodestra? Il suo partito potrebbe effettivamente avere presa su una città come Milano?
Forse. E fa un po’ sorridere sentir dire dalla presidente Meloni che Vannacci è un’operazione della sinistra. Vannacci è una loro creatura e cresce alimentato da un clima tossico che loro stessi hanno contribuito a creare. Io credo che Milano abbia gli anticorpi per respingere forze politiche fascistoidi come quella, ma la loro sconfitta dipende anche da noi: dalla nostra capacità di intercettare quella rabbia e quel malcontento che generano e alimentano quel tipo di derive politiche.