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Elezioni amministrative 2027

Majorino sulle elezioni comunali: “A settembre dirò se mi candido, ma abbiamo bisogno di tutta la Milano possibile”

Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Regione Lombardia, è tra i possibili candidati sindaco a Milano. A Fanpage.it ha detto: “A prescindere dall’essere o dal non essere il candidato io credo che abbiamo bisogno di radicalità sulle scelte che rendano Milano una città più giusta e sostenibile”.
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È tra i papabili candidati sindaco per le elezioni comunali di Milano del 2027. Il nome di Pierfrancesco Majorino, capogruppo in Regione Lombardia per il Pd, è da settimane e mesi che circola. Con lui, ci sono quelli della vicesindaca Anna Scavuzzo, del giornalista Mario Calabresi, dell'assessore al Bilancio Emmanuel Conte, dell'assessore di Municipio Lorenzo Pacini, della ricercatrice Carlotta Cossutta e dell'esperto di politiche urbane Tommaso Goisis. La partita è aperta e a settembre si deciderà se a decretare il prossimo candidato sindaco saranno le primarie o la nomina arriverà dal partito stesso. A Fanpage.it ha detto: "A settembre, quando si capiranno meglio le regole e le modalità per scegliere il candidato, dirò la mia sulle mie intenzioni personali".

Majorino, il suo è tra i nomi più quotati come possibile candidato sindaco. Ha sciolto la riserva o sta valutando condizioni particolari prima di proporsi ufficialmente?

Sto semplicemente facendo un giro di incontri e consultazioni molto fitto tra realtà, associazioni, persone attive a Milano. In piccola parte lo racconto nei cento incontri per Milano che pubblico sui social e poi sto costruendo un bel progetto di squadra. Perché la politica per me è innanzitutto un lavoro collettivo, non un esercizio individuale.

A settembre, quando si capiranno meglio le regole e le modalità per scegliere il candidato, dirò la mia sulle mie intenzioni personali. E lo farò, lo faremo, mettendo al centro proprio questo: Milano ha bisogno di idee e persone, non intendo solo chi si candida a sindaco, per guidarla in una fase diversa della città. Quella nella quale la crescita fine a se stessa e l'attrattività non bastano assolutamente più. Lo dicevo già quando facevo l'assessore ai servizi sociali e oggi ne sono ancora più convinto.

C'è chi chiede di fare subito le primarie e chi teme di spaccare la coalizione. Lei è favorevole alle primarie o preferisce una sintesi unitaria dei partiti?

Sono un sostenitore convintissimo delle primarie. Primarie aperte, ampie, come grande occasione per discutere di che politica per la città si ha in testa. Dopo 15 anni di governo sono perfino una leva obbligata per confrontarsi con il popolo di centrosinistra per riattivare la partecipazione. La politica, del resto, è partecipazione. Le primarie sono una grande opportunità, non un escamotage o una scorciatoia. Consiglio a tutti di viverle con questo spirito.

Che tipo di alleanza immagina per Milano? Ritiene fondamentale allargare il campo al Movimento 5 Stelle e al centro moderato di Azione?

Io la dico così: abbiamo bisogno di tutta la Milano possibile. I soggetti politici che compongono la coalizione a livello nazionale ovviamente, e quindi anche i 5 stelle, esperienze civiche e tutti coloro che vorranno starci. Senza nessun tipo di preclusione ma sulla base di un patto per Milano che si fonda sui contenuti.

Qualora fosse lei il candidato sindaco, quali sono i principali elementi di continuità con il lavoro di Beppe Sala e quali quelli su cui serve discontinuità?

A prescindere dall'essere o dal non essere il candidato io credo che abbiamo bisogno di radicalità sulle scelte che rendano Milano una città più giusta e sostenibile. Sulla Casa e le trasformazioni urbane ad esempio. Il punto che mi interessa ribadire è quello di come salvaguardare molto di più l'interesse pubblico, evitando che i grandi fondi immobiliari determinino le scelte.

Molto concretamente questo significa che si deve fare un nuovo grande piano del governo del territorio, che bisogna agevolare forme di edilizia che garantiscano prezzi accessibili e sostenibilità ambientale, che si deve immaginare anche l'acquisto di nuove aree per soluzioni abitative coraggiose.

Terreni su cui, in realtà, non si parte da zero. Qualcosa il Comune la sta facendo ad esempio con il Piano Casa. Ovviamente si deve fare ancora di più. Milano può e deve essere la capitale mondiale di una grande opera di recupero e riqualificazione degli edifici pubblici e privati inutilizzati o degradati. Per questo servono fondi pubblici Comunali, regionali, statali. E c'è bisogno di risorse europee. Non è impossibile: penso al Programma Innovativo Nazionale sulla Qualità dell'Abitare fatto in passato, che va in questa direzione. E poi, per dirla davvero in due battute credo che Milano abbia bisogno di cura. Di cura degli ambienti contro il degrado, di cura delle persone. Di cura contro la solitudine.

Anche su questi terreni sarebbe folle dire che il Comune non ha fatto niente. Ma si deve insistere con grande determinazione. Parlo di cose concretissime. Milano negli anni ha messo in piedi un buon sistema di assistenza degli anziani soli. In pochi anni possiamo puntare a farlo diventare un'esperienza straordinaria lavorando ancora di più con il terzo settore. Ci vogliono tate e badanti di condominio: qualcosa si è fatto, si deve insistere. E potrei continuare su tanto altro. Quel che dico è: parliamo di futuro.

La città che immagina per i prossimi dieci anni, a cosa deve dare la priorità?

Se devo scegliere una cosa, un principio, è proprio questo bisogno di cura. Salute personale, salute pubblica, salute dei luoghi. Si tratta di un filo che deve tenere assieme la sicurezza da garantire, le strade da illuminare, alcune azioni mirate contro il degrado perché ci sono quartieri che vanno tenuti meglio. A San Siro o a Molise, Calvariate ci sono cortili con cumuli di pattume, una roba inaccettabile. Sono il frutto della gestione sconcertante di Aler e di comportamenti sbagliati di singoli cittadini. Il Comune non può voltarsi dall'altra parte.

O penso alle nuove famiglie di genitori trentenni che lavorano con figli piccoli e che non sanno dove sbattere la testa. La cura vuol dire anche fare una battaglia alla sosta selvaggia, alle auto in doppia fila. Insomma governare una città è il risultato continuo tra grandi obiettivi: l'inclusione sociale, il sostegno all'innovazione e azioni concretissime, da affrontare con un'ostinazione che l'amministratore deve avere.

Quale potrebbe essere la sua ricetta per il tema sicurezza?

Innanzitutto diciamo che il tema esiste e che il governo deve darsi una mossa. Stiamo ancora aspettando 500 agenti di polizia dello stato da 4 anni. Il governo non muove un dito e lo fa apposta: vuole lasciare solo Sala di fronte alle lamentele sacrosante dei cittadini. Quando governeremo noi a livello nazionale son convinto che la musica cambierà. In termini più generali seguo molto la ricetta di Gabrielli, l'ex Capo di Polizia, che parla di due facce: presidio delle forze dell'ordine, sostegno al loro operato, coordinamento tra i diversi Corpi di polizia e prevenzione. In un quartiere complicato serve la polizia. Ma serve pure la palestra, il campetto da calcio, o il luogo di socialità. Si deve educare, non solo reprimere.

Il centrodestra sta cercando la quadra su un profilo forte e sta oscillando tra figure civiche e politiche. Che tipo di sfidante si aspetta?

Io credo che troveranno una personalità che si presenta bene, apparentemente dialogante, una persona carina, a modo che sarà totalmente eterodiretta dai veri azionisti di maggioranza della destra milanese.Cioè le Sardone, i Salvini, i La Russa. Quelli che non hanno il coraggio di presentarsi in prima persona, ma che saranno i veri burattinai. E penso che la cosa si vedrà. Noi dovremo andare avanti per la nostra strada.

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