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Elezioni amministrative 2027

Elezioni comunali a Milano, Bussolati (Pd): “Le primarie rafforzano un candidato, così Sala vinse nel 2016”

“Le primarie hanno l’abilità di trasformare le persone e renderle più vicine alle esigenze politiche che l’elettorato esprime. Per questo sono un elemento importante”: a dirlo a Fanpage.it è il consigliere regionale del Pd in Lombardia, Pietro Bussolati, sulle elezioni amministrative che si svolgeranno nel 2027 a Milano.
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Mancano ancora diversi mesi alle elezioni comunali a Milano, ma in queste settimane il dibattito è stato più acceso che mai. Decine di candidati, tra chi ha annunciato la sua disponibilità o discesa in campo o chi invece è stato nominato da altri leader, dibattiti sulle primarie, giochi per accaparrarsi questo o quell'altro partito nella coalizione. Insomma, la politica locale a Milano è più viva che mai. Il centrosinistra si gioca una partita importante: mantenere la guida della città per altri cinque anni. Pietro Bussolati, consigliere regionale del Partito Democratico in Lombardia ed ex segretario metropolitano del Pd a Milano, ha spiegato a Fanpage.it, che la strada giusta per definire il candidato è quella delle primarie: "Le primarie rafforzano un candidato. Così è avvenuto nel 2016 quando Sala ha vinto ed è diventato sindaco". 

Nelle ultime settimane, abbiamo letto un susseguirsi di nomi, sia per il centrodestra che per il centrosinistra, come possibili candidati sindaci per Milano. Come legge questa frenesia? È positiva o negativa?

Ho guidato il partito nel cambio di sindaco tra Giuliano Pisapia e Beppe Sala. Quando Pisapia aveva annunciato la sua volontà di non ricandidarsi, di nomi – sia da una parte che dall'altra – se ne erano fatti a iosa. Allora come ora, erano emersi durante l'estate: ce ne sono stati diversi, che poi non si sono tradotti in vere e proprie candidature.

Personalmente non mi spaventa. Mi sembra un segnale di vitalità della politica milanese, che vuole decidere qua i candidati sindaco con candidature che provengono dal territorio piuttosto che rientrare in accordi che hanno a che fare più con le dinamiche di Roma. La concomitanza delle elezioni locali con quelle nazionali rischia di schiacciare un po' il dibattito locale. Nella storia politica di Milano, c'è però una grande autonomia rispetto a Roma e questo è un tema che va considerato.

Lato centrosinistra, si discute anche tanto di primarie. Secondo Lei è la strada giusta?

Le primarie rafforzano un candidato. Così è avvenuto nel 2016 quando Sala ha vinto ed è diventato sindaco. All'epoca, Sala non era sostenuto né dalla sinistra del Partito Democratico né dai partiti più a sinistra del Pd. Non era nemmeno un candidato a emanazione dell'allora segretario del Pd, Matteo Renzi, ma era stato scelto dai 60mila elettori che votarono alle primarie.

Questo gli ha dato la forza di essere credibile e di avere un'autonomia propria nel convincere anche quelle fette di elettorato che lo vedevano con maggiore sospetto. Le ha sapute conquistare e convincere poi con l'azione. Ritengo che le primarie siano un bene perché aiutano a fare sintesi.

In molti però sostengono che a Milano non servono più sindaci super manager o comunque candidati civici, ma politici. C'è effettivamente questa necessità per Milano? Lei preferirebbe un candidato civico o politico?

Le primarie sono un modo con cui figure civiche hanno anche l'umiltà di confrontarsi con tutto l'elettorato di centrosinistra. Una grande vittoria della politica è anche quella che consente di rendere politiche figure che nascono civiche. Le primarie hanno l'abilità di trasformare le persone e renderle più vicine alle esigenze politiche che l'elettorato esprime. Per questo sono un elemento importante. Per Sala, dall'inizio della campagna delle primarie, c'è stata una crescita, una trasformazione. Poi i cittadini fanno una valutazione e la loro scelta è poi sovrana.

Tra la mole di candidati emersi in questi giorni, c‘è un nome che la convince di più o di meno?

Ci sono sicuramente dei candidati che hanno idee molto distanti dalle mie, anche un tono e un approccio lontani dal mio sentire.  Fare nomi in questo momento però sarebbe sbagliato sia in un senso che nell'altro. Ora è il momento in cui, secondo me, è giusto che i dirigenti del Pd e chi ha un ruolo nel Pd aiuti a costruire una strada chiara con la segreteria provinciale e con le coalizioni.

Serve capire come arrivare a definire un candidato sindaco, che sia con le primarie o che sia in un'altra maniera. Poi dopo sui nomi ci sarà lo spazio e non mi nasconderò affatto nel dire quali sono le figure che preferisco, però non è ancora questo il momento. Ora è il momento di definire la strada, cosa che a me preoccupa molto perché nel 2016 abbiamo profuso molte energie per costruirne una efficace, che ha consentito poi di avere le forze per vincere le elezioni ed essere in sintonia con quella Milano.

Il prossimo sindaco o sindaca raccoglierà l'eredità asciata dal sindaco Sala. C'è secondo lei qualcosa che va cambiata nella gestione della città?

Certo, ma perché è normale. Milano ha nel suo Dna il cambiamento. Sarebbe assurdo pensare di non cambiare nulla rispetto alla amministrazione uscente: è avvenuto così da Pisapia a Sala e avverrà lo stesso da Sala a chi lo succederà. Il punto è che Milano è cresciuta tantissimo in questi anni e vive una crisi determinata proprio da questa sua crescita. Tutte le tensioni che ci sono è perché l'attrattività di Milano hanno reso la città poco inclusiva e poco accessibile.

Il Comune di Milano ha già iniziato da anni a lavorare su questo, però le politiche pubbliche hanno bisogno di un po' di anni per dispiegare i propri effetti. Sicuramente una nuova amministrazione dovrà puntare molto sulla città pubblica. Intendo dire che tutti gli spazi pubblici devono essere rafforzati, c'è da fare un lavoro enorme sulle partecipate per renderle più efficaci e strutturate nell'essere protagoniste nel mercato e nell'economia e nel dare risposte ai bisogni nuovi dei cittadini, a partire dall'abitare e non solo.

Alla città pubblica è collegato il tema della sicurezza, che è un bene pubblico. Quindi più presenza dello Stato in tutte le sue forme: lavoro sulle telecamere, lavoro sulla presenza delle forze dell'ordine, ma lavoro anche sui temi dell'inclusione del terzo settore per essere più presente nei quartieri.

Alcuni partiti di coalizione, decideranno con chi schierarsi sulla base di quale candidato il Pd o Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia sceglieranno. Mi riferisco, per esempio, ad Azione che se il Pd appoggerà Calabresi si schiererà con il centrosinistra o qualora il centrodestra avesse appoggiato Cottarelli, si sarebbe schierato con loro. Come legge questo modalità di azione?

Se dovessero esserci le primarie, ci sarà un comitato organizzatore che sarà vincolato al risultato delle elezioni primarie indipendentemente dai veti. Poi ci possono essere soggetti esterni, che legittimamente valutano sulla base del risultato. È successo così nel 2016, potrebbe succedere anche oggi. Anche all'epoca nella coalizione non tutti erano così favorevoli alle primarie. Ricordo, per esempio, Sel guidato all'epoca dalla segretaria Anita Pirovano, oggi Presidente del municipio 6, che era favorevole alle primarie altri invece no. Il Pd, che in quel momento guidavo io, aveva comunque deciso che era necessario fare le primarie per le ragioni che dicevo prima.

Il fatto che le coalizioni siano formate da tanti soggetti e movimenti un po' sovrapposti tra loro e con idee diverse è normale. L'importante è mettere ordine con un processo chiaro e trasparente. Poi se Azione ritiene di non partecipare alle primarie direttamente e tenere le mani libere, si gestirà. L'importante è che si cerchi in tutti i modi di ripartire dalla coalizione che ha governato Milano in questi anni, che comprende Azione e Italia Viva, ed è una coalizione che nelle grandi città, il centrosinistra porta avanti da tanti anni con successi molto forti.

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