Tram deragliato a Milano

Tram deragliato a Milano, il consulente: “Malore dell’autista imprevedibile, nessuna responsabilità di Atm”

Immagine
Il malore dell’autista sarebbe stato imprevedibile e Atm non può essere ritenuta responsabile: è questo quanto emerso dalla consulenza dei periti di parte sul caso dell’uomo che guidava il tram, che ha deragliato a Milano lo scorso febbraio.

Non sarebbe stata sua diretta responsabilità, né tanto meno di Atm. Quanto accaduto è stato qualcosa di imprevedibile, non evitabile e casualmente riconducibile a un malore, che sarebbe la sindrome vaso-vagale acuta: è questo quanto emerso dalla perizia svolta dagli specialisti Andrea Alfonso Finzi e Massimo Levratti, che hanno condotto la consulenza sulle condizioni dell'autista del tram della linea 9 che, dopo aver saltato una fermata e non aver azionato lo scambio, ha deragliato lo scorso 27 febbraio lungo viale Vittorio Veneto a Milano finendo contro un edificio, all'angolo con via Lazzaretto, e provocando due morti e decine di ferite.

Alla luce di questa perizia, la Procura potrebbe valutare un'archiviazione sul caso. Ma andiamo con ordine.

La perizia in questione, è bene precisarlo, è quella che è stata svolta dai consulenti di parte. Precisamente da quelli incaricati dagli avvocati del tranviere, che era alla guida e che ora è indagato per disastro ferroviario colposo, lesioni e omicidio colposo. I medici, che hanno ricostruito le condizioni del dipendente con referti medici e nuovi test clinici, hanno sostenuto nella relazione che quanto vissuto dal dipendente di Atm è stato qualcosa di imprevedibile, che non poteva essere evitato e "casualmente riconducibile a una sindrome vaso-vagale acuta", che sarebbe stata scatenata da più fattori che non potevano essere previsti e che, insieme, potrebbero determinare una perdita di coscienza durante la guida.

Una perdita di coscienza, che gli avrebbe comunque permesso di mantenere la presa sulla leva, che avrebbe poi determinato l'accelerazione del tram, sul quale non è stata riscontrata alcuna anomalia. Una perdita, sempre di coscienza, che quindi avrebbe impedito al tranviere di attivare il sistema di emergenza. Questa sindrome vaso-vagale acuta è presente in uno dei referti del pronto soccorso. I medici, che lo avevano visitato all'epoca, hanno infatti riportato un trauma all'alluce del piede sinistro che il conducente si sarebbe procurato dopo aver urtato la pedana del tram. Per questa, gli sarebbe stata data una prognosi di dieci giorni. Lo stesso tranviere, subito dopo i fatti, aveva detto di essere svenuto prima della fermata saltata.

Non essendo quindi prevedibile, non ci sarebbero responsabilità da imputare né al conducente né tantomeno ad Atm, che è poi l'ente che si occupa di rilasciare o rinnovare la certificazione di idoneità lavorativa. Quindi, in buona sostanza, non c'è alcun responsabile per l'accaduto e per la morte dei due uomini e il ferimento degli oltre cinquanta passeggeri.

Adesso, la palla passa alla Procura di Milano. Gli inquirenti sono in possesso della relazione medica di parte. I magistrati dovranno decidere se, alla luce di questa, richiedere l'archiviazione del caso o procedere con ulteriori indagini. Di conseguenza, quanto accaduto quel giorno, potrebbe essere etichettato come solo una tragica fatalità.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views