Spara e uccide un 39enne in piazza a Voghera, oggi la sentenza per Massimo Adriatici: l’accusa è omicidio volontario

È attesa per oggi, martedì 24 febbraio, la sentenza del processo a carico di Massimo Adriatici. Il 51enne è imputato per omicidio volontario per aver ucciso Youns El Boussettaoui il 20 luglio 2021 in piazza Meardi a Voghera (in provincia di Pavia) con un colpo di pistola durante una colluttazione. La Procura di Pavia ha chiesto per Adriatici una pena pari a 11 anni e 4 mesi di carcere. In caso di condanna, l'ex assessore alla Sicurezza del Comune di Voghera potrà usufruire dello sconto di un terzo della pena, in quanto giudicato con rito abbreviato. I suoi difensori hanno chiesto l'assoluzione, sostenendo si sia trattata di "legittima difesa". La sentenza sarà pronunciata dal giudice Luigi Riganti, dopo le repliche degli avvocati di parte.

"Lo sceriffo" che girava armato e El Boussettaoui lasciato solo
Avvocato ed ex poliziotto, Adriatici era soprannominato a Voghera "lo sceriffo". A luglio del 2021 ricopriva ancora la carica di assessore alla Sicurezza ed era solito girare armato con una Beretta 21 calibro 22 long rifle in tasca. Durante il primo interrogatorio, aveva spiegato al giudice di avere un porto d'armi per difesa personale, in quanto durante il servizio in polizia aveva svolto "numerose indagini che hanno portato ad arresti importanti".
El Boussettaoui, invece, aveva 39 anni e origini marocchine. A quel tempo viveva in condizioni di marginalità, non aveva una dimora fissa e aveva alcuni problemi psichici. Sposato e padre di due figli, era stato seguito per un periodo dai servizi sociali e, poi, abbandonato a sé stesso. A volte El Boussettaoui dava fastidio ai passanti nel centro di Voghera, ma non era mai stato pericoloso.
La sera dell'omicidio
Stando a quanto ricostruito dalle indagini della Procura, la sera del 20 luglio 2021 El Boussettaoui si aggirava tra i clienti seduti all'esterno di un bar di piazza Meardi e Adriatici era uscito di casa proprio per capire cosa stesse facendo, attuando una sorta di "ronda armata" poi diventata un "pedinamento". Ad un certo punto, i due erano entrati in contatto, con l'assessore che aveva mostrato la pistola al 39enne mentre era al telefono. El Boussettaoui gli ha sferrato un colpo a mano aperta al volto, facendogli finire a terra gli occhiali.
Proprio mentre stava cadendo, Adriatici aveva impugnato la Beretta ed esploso il colpo che ha centrato il 39enne al petto. El Boussettaoui era stato dichiarato morto quella sera alle 23:40, circa un'ora e mezza dopo "per choc emorragico acuto a causa della lacerazione della vena cava inferiore e dei vasi renali contigui".
La vicenda giudiziaria
Stando a quanto emerso dalle perizie, Adriatici quella sera non solo girava armato, ma aveva un colpo già in canna pronto per essere esploso. Inoltre, "lo sceriffo" aveva caricato un proiettile a punta cava, uno di quelli che si usano al poligono di tiro ma non per difesa personale. Il pm Roberto Valli aveva ipotizzato per Adriatici il reato di eccesso colposo di legittima difesa. L'ormai ex assessore era stato rinviato a giudizio e la condanna chiesta dall'accusa era pari a 3 anni e 6 mesi. Tuttavia, la giudice Valentina Nevoso nel novembre del 2024 aveva deciso di ritrasmettere gli atti in Procura affinché riqualificasse il reato nel più grave omicidio volontario.
Il fascicolo d'indagine è passato, poi, al procuratore capo Fabio Napoleone e all'aggiunto Stefano Civardi. I due magistrati hanno, quindi, chiesto il rinvio a giudizio per Adriatici per omicidio volontario e, dopo aver disposto nuove perizie e ascoltato altre testimonianze, hanno chiesto una condanna pari a 11 anni e 4 mesi.
Gli avvocati Guido Carlo Alleva e Luca Gastini che difendono l'ex assessore hanno chiesto, invece, l'assoluzione, parlando di "legittima difesa, reazione istintiva e blackout mentale al momento dello sparo". Adriatici ha anche offerto un risarcimento di 220mila euro alla famiglia di El Boussettaoui che, rappresentata dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, ha sempre rifiutato, mentre la vedova ha accettato revocando la propria costituzione in parte civile.

