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Processo Cpr di via Corelli a Milano, i testimoni: “Suicidi, psicofarmaci e diritti negati. Era un inferno”

Le testimonianze che sono state rese in aula nell’ambito del processo sul Cpr di Milano hanno descritto condizioni “disumane”, degrado, uso diffuso di psicofarmaci e gravi carenze nei diritti e nei servizi.
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"Docce rotte o freddissime, spesso niente riscaldamento, tutto sporco a terra, gente che si tagliava con le lamette o che provava a impiccarsi e un business di farmaci". Così oggi, venerdì 19 giugno, in aula alcuni ex trattenuti hanno descritto le condizioni all'interno del Cpr di via Corelli di Milano, un "girone infernale o un lager" dove i "diritti venivano annullati".

Gli ex trattenuti sono stati ascoltati dagli inquirenti in quanto testimoni nell'ambito dell'inchiesta del nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza e dei pm Giovanna Cavalleri e Paolo Storari, che, il 13 dicembre 2023, aveva portato al sequestro del ramo di azienda della Martinina, la società che gestiva il Cpr, e Alessandro Forlenza e Consiglia Caruso, amministratori della società, erano andati a processo per frode in pubbliche forniture e turbativa d'asta. Il Centro, dopo un periodo di amministrazione giudiziaria, è poi stato affidato a una nuova società dopo un bando indetto dalla Prefettura.

Le testimonianze in aula

Le diverse testimonianze che sono state rese oggi in aula da ex trattenuti, attivisti e operatori sanitari hanno portato alla ricostruzione di un quadro fatto di degrado, isolamento e sofferenza psicologica. Secondo le testimonianze, la vita nel centro era, inoltre, scandita da condizioni igieniche precarie, assenza di supporto psicologico e una gestione basata su sedativi e psicofarmaci. "Quasi tutti prendevano i farmaci. C’era un business anche tra di loro", ha spiegato un ex trattenuto, riferendosi a Valium, Tavor e altri sedativi distribuiti o circolanti nella struttura. Le testimonianze parlano, inoltre, di un uso diffuso di benzodiazepine, talvolta percepite come unica risposta alla sofferenza psicologica dei trattenuti.

Un altro ex trattenuto ha sintetizzato così la quotidianità nel centro: "O dormivamo o guardavamo la tv. Ci sedevamo sul pavimento, era freddo, tutto sporco". Poi, ha aggiunto di aver vissuto una condizione di forte shock emotivo: "Sono rimasto scioccato da quel momento lì, sono stato tre mesi. Non riuscivo più a dormire". Anche sul piano dei diritti sono emerse gravi criticità. A riguardo uno dei testimoni ha riferito: "Non c’erano mediatori, psicologi, nessuna indicazione su diritti e tutela legale. Ho firmato fogli senza sapere niente". Altri racconti hanno confermato l'assenza di informazioni fondamentali, attività minime o spazi di socialità adeguati.

Anche le condizioni strutturali sono state descritte come estremamente degradate: bagni fatiscenti, sporcizia diffusa, materassi consumati e sovraffollamento. In alcune testimonianze si parla anche di episodi di autolesionismo e tentativi di suicidio: "Si impiccavano", ha riferito un testimone, mentre un'attivista ha raccontato che nella struttura erano visibili "fiocchi appesi", ognuno a indicare un tentativo di impiccagione.

L'inchiesta ha, infine, evidenziato l'uso "smodato, costante e indiscriminato" di psicofarmaci per la gestione dei trattenuti. Un medico che ha visitato la struttura ha riferito che i tranquillanti sarebbero stati "l'unico modo per gestire le criticità sanitarie" anche "senza necessità terapeutiche".

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