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Poliziotto denuncia le condizioni disumane del Cpr di Milano: “È come un girone dell’inferno”

Un agente delle forze dell’ordine che ha lavorato al Cpr di Milano ha denunciato le condizioni disumane in cui sono costrette a vivere le persone trattenute all’interno della struttura.
A cura di Ilaria Quattrone
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(Immagine di repertorio)
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"In pratica vivi e vedi una sorta di girone infernale": è quanto un agente delle forze dell'ordine ha raccontato in un'intervista al programma Striscia La Notizia, in onda su Canale Cinque, relativamente alle condizioni in cui versano le persone trattenute all'interno del centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli a Milano. L'agente afferma che sia un "luogo disumano, da chiudere".

La somministrazione di farmaci

A lasciarlo perplesso sono anche le modalità con le quali vengono somministrati farmaci e psicofarmaci. I medicinali verrebbero distribuiti a tutti "senza distinzione che siano tossicodipendenti o meno. Vengono date pastiglie o gocce, che non è dato sapere che cosa siano, da degli pseudodottori perché li chiamano dottori, ma non sappiamo effettivamente se lo siano o meno".

E sembrerebbe che proprio a causa delle condizioni in cui versano le persone trattenute all'interno, in tanti hanno commesso atti di autolesionismo – come il caso del ragazzo che si è cucito le labbra con del filo di ferro – o ha anche tentato il suicidio: "È in tutto è per tutto un carcere perché sedie e tavoli sono inchiodati al pavimento, ci sono le gabbie, ci sono i televisori appesi al muro".

Le rivolte

L'agente ricorda anche la rivolta che si è verificata all'interno della struttura dopo che un ragazzo "aveva avuto una crisi epilettica brutta ed è stato portato via con l'ambulanza mezzo morto. Loro hanno dato in escandescenze e sicuramente quando è intervenuto il personale addetto non penso che abbiano fatto delle carezze per riportare l'ordine".

L'uomo ha spiegato di non aver denunciato "perché anche se lo fai, non gliene frega niente a nessuno". E specifica come sia difficile sostenere la quotidianità per chi ci lavora all'interno: "Vedi delle cose che non vorresti vedere".

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