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Il caso dei cecchini italiani a Sarajevo

Inchiesta cecchini a Sarajevo, sequestrati fotografia e silenziatore a un indagato: “Aveva incubi per aver ucciso”

La casa del 64enne genovese indagato dalla Procura di Milano per i “safari umani” di Sarajevo è stata perquisita dai carabinieri dopo la testimonianza della sua ex compagna. Sequestrati una foto “significativa” e un silenziatore.
I civili che corrono lungo la "sniper alley" cercando di evitare il fuoco dei cecchini (foto da LaPresse)
I civili che corrono lungo la "sniper alley" cercando di evitare il fuoco dei cecchini (foto da LaPresse)
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Una fotografia "significativa" e un silenziatore sono stati sequestrati questa mattina, mercoledì17 giugno, a uno dei quattro uomini indagati nell'inchiesta della Procura di Milano sui cosiddetti "cecchini del weekend" che avrebbero pagato ingenti somme di denaro per andare a sparare sui civili, anche bambini, nella Sarajevo assediata degli anni '90. I sequestri sono arrivati al termine della perquisizione eseguita dai carabinieri del Ros, su delega del pm Alessandro Gobbis, nell'abitazione del 64enne originario di Genova e residente in provincia di Alessandria. Sottoposto a interrogatorio lo scorso 13 aprile, si era avvalso della facoltà di non rispondere.

La testimonianza dell'ex compagna: "Aveva gli incubi per aver ucciso"

La perquisizione è stata disposta dopo le dichiarazioni rese dall'ex compagna del 64enne. La donna ha raccontato agli inquirenti che quell'uomo aveva degli "incubi, perché in passato aveva ucciso delle persone, raccontandomi di essere andato in Bosnia a combattere durante la guerra". Il 64enne le avrebbe raccontato "che partiva da Milano con l'aereo e che con lui c'erano delle persone che facevano il weekend per fare il cecchino per sparare ai musulmani" e che ancora conservava "con gelosia" fotografie in divisa di quei tempi, armi anche non convenzionali e silenziatori come cimeli.

La donna ha indicato agli investigatori in particolare una fotografia. Sul retro, infatti, "c'era una scritta in lingua straniera non so di preciso quale, che costituiva una sorta di autorizzazione per accedere alle zone di guerra". In quello stesso scatto, ci sarebbero dei "segni che corrispondevano alle persone uccise durante i combattimenti, erano dei cerchi o delle righe, una sorta di conta".

La perquisizione nella casa del 64enne

Così, du disposizione del pm Gobbis e del procuratore capo Marcello Viola, all'alba del 17 giugno i carabinieri del Ros si sono presentati a casa del 64enne in provincia di Alessandria. I militari hanno sequestrato una fotografia, che lo ritrae in primo piano ma che sarebbe difficile capire dove sia stata scattata, e un silenziatore. Il 64enne, inoltre, avrebbe "a suo carico numerose movimentazioni di armi", tra cui "carabine per il tiro di precisione". Sono stati repertati nell'informativa, ma non sequestrati, anche un taglierino con una svastica, un lasciapassare di quel periodo ed altri elementi, come una coppa, che confermerebbero la sua passione per i poligoni di tiro. La perquisizione non è stata estesa ai dispositivi informatici dell'uomo.

Il 64enne ha lavorato come dipendente del Comune di Genova ed è indagato per omicidio volontario continuato e aggravato dai motivi abietti. In passato si sarebbe vantato di essere andato nell'ex Jugoslavia a "caccia" di umani e di essersi "intruppato in una formazione paramilitare serba". Tuttavia, all'interrogatorio del 13 aprile si era avvalso della facoltà di non rispondere e, attraverso la sua avvocata Licia Sardo, aveva depositato una memoria di due pagine nella quale affermava di aver "millantato tutto" e di essersi "fregiato di cose non sue, anche se c'era poco da fregiarsi".

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