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La Procura di Vienna apre un’inchiesta sui “safari umani” di Sarajevo: “Ci sono due indagati”

Dopo la Procura di Milano, anche quella di Vienna ha aperto un’inchiesta sul presunto coinvolgimento di cittadini austriaci nei “safari umani” di Sarajevo durante l’assedio serbo-bosniaco tra il 1992 e il 1996. La ha dichiarato il ministero della Giustizia in risposta a un’interrogazione parlamentare.
A cura di Enrico Spaccini
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Il muro di auto costruito dai cittadini di Sarajevo per proteggersi dai cecchini (foto da LaPresse)
Il muro di auto costruito dai cittadini di Sarajevo per proteggersi dai cecchini (foto da LaPresse)
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La Procura di Vienna ha aperto un'indagine nei confronti di un cittadino austriaco e di un altro individuo non ancora identificato per un loro presunto coinvolgimento nei "safari umani" di Sarajevo che si sarebbero verificati durante l'assedio delle truppe serbo-bosniache tra il 1992 e il 1996. Lo ha reso noto ieri, lunedì 18 maggio, il ministero della Giustizia del governo austriaco rispondendo all'interrogazione parlamentare presentata da Alma Zadic, portavoce per la Giustizia del partito dei Verdi. Ad oggi, il procedimento austriaco si sta svolgendo separatamente da quello italiano, poiché la Procura di Milano, che conta già quattro indagati, non avrebbe ancora inoltrato una richiesta di assistenza legale all'Austria.

La risposta del ministero della Giustizia austriaco all'interrogazione

La deputata Zadic, già ministra della Giustizia del governo austriaco tra il 2020 e il 2025, lo scorso 19 marzo aveva presentato un'interrogazione parlamentare all'attuale ministra Anna Sporrer. L'obiettivo era capire se la Procura austriaca sta conducendo indagini penali in relazione alla partecipazione o all'organizzazione dei "safari umani" di Sarajevo, se ci sono già indagati e, nel caso, quali reati sono loro contestati.

La risposta della ministra Sporrer è arrivata ieri, 18 maggio: "Dal 25 aprile 2026, è pendente presso la Procura austriaca un'indagine nei confronti di un cittadino austriaco e di un altro individuo, ancora non identificato, in relazione a un possibile coinvolgimento nei cosiddetti ‘tour da cecchino' a Sarajevo durante la guerra in Bosnia". Come riportato al quotidiano austriaco Der Standard, il ministero della Giustizia ha aggiunto che al momento non è possibile fornire informazioni sullo stato delle indagini e la stessa Procura di Vienna non può aggiungere nulla "per ragioni tattiche legate alle indagini". Non è stato comunicato nemmeno quali sono i reati specifici ipotizzati dall'indagine.

"Il fatto che apparentemente delle persone siano state pagate per sparare deliberatamente contro i civili, persino contro i bambini, è quasi inimmaginabile nella sua crudeltà", ha commentato Zadić con un comunicato stampa: "Tali atti rappresentano un disprezzo per la vita umana che lascia senza parole. Le vittime e le loro famiglie hanno diritto alla verità, alla giustizia e alla responsabilità".

Le due inchieste separate

L'inchiesta aperta dalla Procura di Milano, coordinata dal pm Alessandro Gobbis, ha come ipotesi di reato l'omicidio volontario continuato aggravato dai motivi abietti. Si parla, quindi, di una o più persone che avrebbero commesso più azioni omicide all'interno dello stesso disegno criminoso, portate a termine con motivazioni "ripugnanti alla morale comune". Il Codice penale austriaco, invece, punisce i "metodi di guerra proibiti", che include anche gli attacchi contro i civili. Per il momento, le inchieste delle due Procure si stanno svolgendo in modo separato.

Ad oggi, in Italia ci sono quattro persone indagate: l'ex camionista 80enne di San Vito al Tagliamento (Friuli-Venezia Giulia), l'ex dipendente pubblico 64enne d'Alessandria (Piemonte), l'imprenditore brianzolo 64enne e un uomo del centro Italia. I primi tre sono stati già interrogati dagli inquirenti e tutti, in un modo o nell'altro, hanno respinto le accuse.

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