Safari umani a Sarajevo, all’Eurojust il primo incontro tra Procure europee per coordinare le indagini sui cecchini

Le indagini sui "safari umani" di Sarajevo sono arrivate anche a L'Aja. Ieri, lunedì 29 giugno, nella cittadina dei Paesi Bassi si è tenuto il primo incontro organizzato da Eurojust, l'agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale. Come è stato spiegato a Fanpage.it, si è trattato di un vertice pensato "per soddisfare le esigenze di coordinamento internazionale delle varie autorità che conducono indagini" sui cosiddetti "turisti" che, tra il 1992 e il 1996 durante l'assedio della capitale bosniaca, avrebbero pagato ingenti somme di denaro per poter sparare contro i civili. Un'inchiesta partita da Milano nel novembre del 2025 e che è già approdata in Belgio, Bosnia, Austria e Svizzera.
Le indagini sui cecchini di Sarajevo sono in pieno svolgimento, per questo motivo non sono stati forniti altri dettagli sull'incontro organizzato da Eurojust. L'obiettivo dell'agenzia europea sarebbe comunque quello di lavorare a un coordinamento sulle linee da seguire per le varie Procure, in modo tale da tentare di raggiungere risultati concreti su più fronti. Il fascicolo aperto a Milano, per omicidio volontario continuato aggravato dalla crudeltà e dai motivi abbietti, a seguito dell'esposto presentato dallo scrittore Ezio Gavazzeni, con il supporto dell'ex giudice Guido Salvini e dell'avvocato Nicola Brigida, ad oggi ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di quattro persone. Interrogati, hanno scelto tutti di avvalersi della facoltà di non rispondere e di depositare memorie con cui hanno respinto le accuse.
Ad oggi, la difficoltà principale è quella di raccogliere prove che non siano solo testimonianze. Per esempio, un paio di settimane fa l'abitazione di un 64enne residente in provincia di Alessandria è stata perquisita e gli investigatori hanno sequestrato una fotografia e un silenziatore. La sua ex compagna ha raccontato che l'uomo aveva "incubi perché in passato aveva ucciso delle persone" e che aveva detto "di essere andato in Bosnia a combattere durante la guerra", ma anche solo la foto sarebbe difficile da datare e localizzare con esattezza.
Stando a quanto emerso finora, gli italiani che avrebbero pagato per uccidere civili, anche bambini, a Sarajevo sarebbero più di cento. Le indagini sono state aperte anche a Vienna, come ha spiegato la ministra della Giustizia Anna Sporrer a seguito di un'interrogazione parlamentare, e anche in Svizzera. Elvetico era anche il primo cecchino-turista che il testimone Piškotek ha raccontato a Fanpage.it di aver incontrato a inizio 1993. Si sono mosse poi anche le Procure di Belgio e Bosnia, il caso è arrivato in Germania e Regno Unito e presto potrebbe approdare anche in Francia.