Agente del carcere di Bollate trovato morto, 57 suicidi in dieci anni: il sindacato lancia l’allarme

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Il carcere di Bollate
Un agente penitenziario di 47 anni, in servizio a Milano Bollate, è stato trovato morto in provincia di Avellino. Il sindacato denuncia stress, aggressioni e carenze nel supporto psicologico.

Un altro agente della polizia penitenziaria è morto suicida. L'uomo, 47 anni, prestava servizio nella casa di reclusione di Bollate a Milano ed è stato trovato senza vita davanti al cimitero di San Martino Valle Caudina, in provincia di Avellino. Secondo le informazioni disponibili, sarebbe morto per una ferita d'arma da fuoco.

La notizia riporta l'attenzione sul tema dei suicidi tra gli appartenenti alle forze dell'ordine e, in particolare, sulle condizioni di lavoro del personale penitenziario, sottoposto quotidianamente a forti pressioni professionali e psicologiche. "Il tragico gesto dell'agente della Penitenziaria, in servizio a Milano Bollate, ci lascia sgomenti e rinnova il nostro impegno per contrastare l'aumento costante dei decessi", ha dichiarato a Fanpage.it Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria.

I numeri dei suicidi tra gli agenti

Nel suo intervento, Di Giacomo ha richiamato i dati relativi ai suicidi tra il personale in divisa. Secondo quanto riferito dal sindacalista, negli ultimi dieci anni si sarebbero registrati 57 suicidi tra gli appartenenti alla polizia penitenziaria, con picchi di 11 casi nel 2014 e nel 2019. Nel 2024, ha continuato, i casi sarebbero stati sette, mentre il totale cumulato degli ultimi cinque anni, fino alla fine del 2025, ammonterebbe a circa 35.

"Dietro questi numeri ci sono uomini e donne che hanno bisogno di supporto psicologico", ha sottolineato il segretario del S.PP., chiedendo maggiore attenzione alla prevenzione e alla tutela della salute del personale. Di Giacomo ha, inoltre, segnalato che, negli ultimi due anni, 41 poliziotti penitenziari sarebbero morti per malore improvviso.

Stress, aggressioni e turni prolungati

Tra i fattori indicati dal sindacato figurano lo stress lavorativo, le aggressioni e i turni prolungati. Secondo Di Giacomo, nel corso dell'anno il personale penitenziario avrebbe subito circa 1.800 aggressioni, con gli istituti della Campania al primo posto, seguiti da quelli della Lombardia e del Lazio.

Il segretario del S.PP. ha riferito anche un aumento del 120 per cento delle malattie professionali correlate allo stress lavorativo. Numeri che, secondo il sindacato, richiederebbero interventi concreti sul fronte della prevenzione, dell'assistenza psicologica e della sicurezza negli istituti. "Sulla prevenzione della salute sul posto di lavoro e per il supporto psicologico non si fa nulla", ha concluso Di Giacomo, che ha lamentato anche la mancanza di un'indagine sistematica sui suicidi tra gli appartenenti alle forze dell’ordine.

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