Agostino Conigliaro morto dopo il fermo, indagati 2 carabinieri: iscritti con lo “scudo penale”
Nell'ambito delle indagini sulla morte di Agostino Conigliaro, 39 anni, deceduto in seguito a un arresto cardiaco dopo essere stato bloccato da due carabinieri del Nucleo Radiomobile in via Vittime della Violenza, la Procura di Lodi ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti e iscritto i due militari nel registro delle annotazioni preliminari, il cosiddetto modello 45-bis.
Si tratta di una procedura introdotta quest'anno dal decreto Sicurezza voluto dal governo Meloni che prevede una sorta di "scudo penale" per i soggetti coinvolti in un reato commesso in presenza di una causa di giustificazione. Il meccanismo consente ai carabinieri di nominare propri consulenti e prevede l'archiviazione entro trenta giorni oppure la disposizione di ulteriori accertamenti entro 120 giorni dal fatto.
Le indagini della procura
L'inchiesta sulla morte del 39enne, residente a Sant'Angelo Lodigiano e originario di Palermo, si sviluppa su due filoni paralleli: da una parte, gli accertamenti sull'intervento delle forze dell'ordine e sulle eventuali responsabilità dei militari, dall'altra le verifiche sull'assistenza sanitaria ricevuta dall'uomo prima del decesso. A chiedere che venga fatta piena luce sulla vicenda è stato anche il padre di Conigliaro che ha presentato un esposto in Procura, sollecitando approfondimenti sulle circostanze della morte e su eventuali condotte colpose o dolose.
Il fermo
I fatti, nello specifico, risalgono alla notte tra sabato e domenica, quando, poco prima delle 4:30, alcuni residenti hanno segnalato la presenza del 39enne in un cortile di via Vittime della Violenza, nella zona Albarola di Lodi. Secondo le prime ricostruzioni, l'uomo si sarebbe arrampicato su un'impalcatura, cadendo a terra, per poi finire nuovamente sull'asfalto e salire sul tettuccio di un'automobile, colpendola ripetutamente con calci. I carabinieri che sono intervenuti lo hanno immobilizzato e ammanettato. Stando alla versione fornita dai militari, prima di essere bloccato Conigliaro avrebbe tentato di aggredirli. Una volta a terra, però, il 39enne avrebbe iniziato a chiedere aiuto e a gridare "basta", prima di perdere conoscenza. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti di una volante della polizia, che hanno messo a disposizione un defibrillatore.
I soccorsi
Nonostante i tentativi di rianimazione, le condizioni dell'uomo non sono migliorate. Trasportato in codice rosso all'ospedale Maggiore di Lodi, Conigliaro non ha mai ripreso conoscenza ed è morto qualche ora dopo l'arrivo in pronto soccorso. Per chiarire le cause del decesso, entro la settimana è prevista l'autopsia, accompagnata dagli esami tossicologici. Questi ultimi dovranno stabilire se Conigliaro avesse assunto cocaina prima dei fatti, un'ipotesi che al momento resta da verificare. Gli esiti degli accertamenti medico-legali saranno fondamentali per ricostruire quanto accaduto e valutare eventuali collegamenti tra le condizioni dell'uomo, le modalità del contenimento e il successivo arresto cardiaco.
Resta, inoltre, da chiarire perché il 39enne si trovasse a quell'ora in una strada residenziale senza uscita, lontano dalla propria abitazione. Conigliaro era sposato e aveva un figlio di poco più di un anno e, secondo le informazioni disponibili, stava attraversando un periodo difficile sul piano coniugale. Anche l'analisi forense del suo telefono cellulare potrebbe, dunque, contribuire a ricostruire i contatti e gli spostamenti nelle ultime ore di vita.