Emanuele De Maria uccide una collega e si suicida, chiesta l’archiviazione dell’inchiesta su chi doveva controllare

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Emanuele De Maria e Chamila Wijesuriya
La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sull’eventuale sottovalutazione del comportamento di Emanuele De Maria. Il 35enne, detenuto a Bollate, era stato ammesso al lavoro esterno e considerato pronto a tornare in società. Nel maggio del 2025 in 48 ore uccise una collega, ne ferì gravemente un altro e si suicidò lanciandosi dalle terrazze del Duomo.

L'11 maggio 2025 Emanuele De Maria si è tolto la vita lanciandosi dalle terrazze del Duomo di Milano in peno giorno. Il 35enne era detenuto nel carcere di Bollate dal 2016. In regime di semilibertà, era stato ammesso al lavoro esterno e da un paio di anni lavorava all'hotel Berna in centro città. Due giorni prima di suicidarsi, De Maria aveva ucciso a coltellate la collega Chamila Wijesuriya e poche ore dopo ferito gravemente il barista dell'albergo. La Procura di Milano aveva avviato un'indagine per capire se le azioni di De Maria potessero essere in qualche modo previste da parte di chi doveva controllare il suo percorso di riabilitazione. L'inchiesta, però, non avrebbe individuato alcuna responsabilità penale e, per questo motivo, il pm Francesco De Tommasi ne ha chiesto l'archiviazione.

Le ultime 48 ore di De Maria

De Maria si trovava a Bollate perché doveva scontare una pena definitiva di 14 anni di reclusione. Nel gennaio del 2016, infatti, aveva ucciso a coltellate la 23enne Racheb Oumaima in un ex albergo di Castel Volturno (in provincia di Casera). Durante il suo periodo di detenzione, il 35enne era considerato un detenuto modello ed era stato ammesso al lavoro esterno. Per due anni aveva lavorato all'hotel Berna di Milano e sei mesi prima dell'omicidio, del tentato omicidio e del suicidio aveva firmato un contratto a tempo indeterminato. De Maria era ritenuto a tutti gli effetti pronto a tornare in società.

Le cose sono cambiate l'11 maggio 2025, quando Wijesuriya è stata trovata morta nel Parco Nord di Cinisello Balsamo. Le telecamere di sorveglianza avevano ripreso la 50enne, anche lei dipendente dell'hotel Berna, mentre camminava accanto a De Maria due giorni prima, il 9 maggio. Le indagini avevano ricostruito un rapporto sentimentale tra i due, ma che Wijesuriya voleva interrompere perché non voleva lasciare suo marito per lui. All'alba del 10 maggio, inoltre, De Maria aveva accoltellato un altro collega proprio davanti all'hotel Berna, ferendolo gravemente. Infine, intorno alle 14 dell'11 maggio il 35enne è salito sulla terrazza del Duomo di Milano e si è lanciato.

"Evento imprevedibile e drammatico"

L'inchiesta sull'omicidio di Wijesuriya, passata alla Procura di Monza per competenza territoriale, è destinata all'archiviazione a causa del decesso del responsabile. È destinata, però, a concludersi allo stesso modo anche quella della Procura di Milano che doveva verificare se quei fatti potevano essere in qualche modo evitati.

Gli investigatori, coordinati dal pm De Tommaso, hanno acquisito nei mesi scorsi le relazioni del fascicolo "trattamentale" del carcere di Bollate e ascoltato diversi testimoni per capire se ci fossero state sottovalutazioni, omissioni o mancate segnalazioni nell'ambito del percorso del detenuto.

Già i giudici del Tribunale di Sorveglianza, subito dopo il suicidio di De Maria e la ricostruzione di quanto aveva fatto nelle sue ultime 48 ore di vita, avevano parlato di un evento "imprevedibile e drammatico", con nessun elemento che avrebbe mai potuto anticiparlo. Epilogo al quale sembra giunta anche l'inchiesta della Procura, che non avrebbe individuato alcuna responsabilità penale, colposa o dolosa che fosse, in chi doveva occuparsi di supervisionare la condotta di De Maria.

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