Luciano Muttoni picchiato a morte per 50 euro, i giudici: “Abbandonato da De Simone e Vetere quando era ancora vivo”

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Luciano Muttoni (foto da Facebook)
Carmine De Simome e Mario Vetere sono stati condannati a 23 anni e 6 mesi il primo e 16 anni il secondo per l’omicidio di Luciano Muttoni. Per i giudici, i due il 7 marzo 2025 lo avrebbero picchiato per 14 minuti nella sua casa a Valbrembo (Bergamo) per derubarlo e lo avrebbero lasciato agonizzante senza chiamare i soccorsi, accettando che potesse morire.

Per 14 minuti hanno picchiato a sangue Luciano Muttoni nella sua abitazione a Valbrembo (in provincia di Bergamo), lasciandolo a terra agonizzante. La spedizione di Carmine De Simone e Mario Vetere era andata in scena il 7 marzo 2025, ma l'affittacamere 58enne venne trovato senza vita dalla sua compagna solo il 9 marzo, due giorni dopo. Sarebbe bastato chiamare i soccorsi anche in forma anonima per salvargli la vita, ma nessuno dei due ci ha pensato. Proprio per aver accettato il rischio di poterlo uccidere, la Corte d'Assise di Bergamo ha condannato in primo grado il 25enne De Simone, che avrebbe ideato e orchestrato tutto, a 23 anni e 6 mesi di reclusione e il 24enne Vetere a 16 anni. La pm Letizia Ruggeri aveva chiesto per entrambi l'ergastolo, ma ha deciso di non impugnare la sentenza. Lo ha fatto, invece, l'avvocato Daniele Tropea che sostiene il secondo imputato.

La "vita travagliata" di De Simone

Durante il processo, l'avvocato Luca Bosisio che difende De Simone (e anche suo fratello Jacopo, condannato per l'omicidio di Riccardo Claris) aveva chiesto la perizia psichiatrica per il suo assistito, ma la Corte presieduta da Donatella Nava l'aveva respinta parlando di "lucidità e consapevolezza". Secondo i giudici, la sua vita travagliata non avrebbe agito sulla sua capacità di intendere e di volere. I suoi trascorsi sono stati comunque valutati nel bilanciamento per equivalenza delle attenuanti generiche con le aggravanti della minorata difesa della vittima e del nesso con la rapina. De Simone aveva perso la madre, con problemi di droga, quando aveva solo 7 anni. Per due anni rimase in una comunità, poi venne adottato e a 13 anni torno in comunità. Nel 2009 una neuropsichiatra infantile gli aveva diagnosticato un "disturbo di personalità emotivamente instabile, di tipo borderline". Poi intorno ai 17 anni iniziarono le dipendenze.

"Avevo preso cocaina per tre giorni", aveva detto De Simone agli investigatori mentre raccontava come si era preparato alla spedizione in casa di Muttoni. A processo disse che lo scopo della spedizione era farla pagare al 58enne perché alcune sere prima, quando con un'altra coppia erano andati a dormire dall'affittacamere, avrebbe infastidito la sua fidanzata. Per la Corte, invece, il vero obiettivo era rapinarlo. Lo stesso Vetere aveva raccontato di essere stato contattato da Alessandro Alfi (a sua volta condannato per concorso in rapina a 5 anni e 8 mesi) per fare "un lavoro" con De Simone, il quale si era procurato passamontagna, pistola e guanti. L'accordo era di fare in fretta e di non fare male a nessuno.

"Abbandonato nella consapevolezza che fosse ancora vivo"

La sera del 7 marzo, però, Muttoni reagì alla rapina. "L’ho colpito in testa con la pistola scacciacani, ripetutamente e con forza", aveva spiegato De Simone, "mentre era a terra gli ho dato anche dei calci in faccia e alla testa. Poi ho smesso perché ansimava". Il pestaggio andò avanti per 14 minuti. I due scapparono poi con la vecchia Volkswagen della vittima e il bottino ammontava a 50 euro e qualche carta di credito.

"Non si limitarono a picchiare brutalmente Muttoni", hanno scritto i giudici, "ma arrivarono entrambi ad abbandonarlo in stato di evidente agonia nella consapevolezza che fosse ancora vivo". Il corpo senza vita di Muttoni venne trovato la mattina del 9 marzo dalla sua compagna.

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