Femminicidio Pamela Genini

Femminicidio Pamela Genini, Soncin parla per la prima volta in aula: la ricostruzione del delitto

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Gianluca Soncin in tribunale a Milano - Photo by Marco Ottico/Lapresse
In aula a Milano, per la prima volta Gianluca Soncin ha reso dichiarazioni spontanee al processo per il femminicidio di Pamela Genini e ha chiesto scusa alla famiglia. Prosegue l’esame dei testimoni.

Oggi in aula, davanti alla Corte d'Assise di Milano, Gianluca Soncin ha parlato per la prima volta dall'inizio del processo con rito immediato per il femminicidio di Pamela Genini. L'imputato, 52 anni, in carcere con l'accusa di omicidio pluriaggravato per aver ucciso a coltellate l'ex fidanzata nella sua abitazione in via Iglesias, nel quartiere Gorla a Milano, ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee prima dell'audizione dei testimoni.

In piedi accanto ai suoi legali, Soncin ha letto a voce bassa alcune righe scritte a mano su un foglio. Poche parole, con cui ha rivolto le proprie scuse alla famiglia della giovane donna. "In questo momento di grande dolore e profonda tristezza porgo le mie scuse alla famiglia di Pamela. Da quel giorno le nostre vite sono profondamente cambiate", ha dichiarato il 52enne in aula. "So che il perdono non si può pretendere. Non mi resta che assumermi fino in fondo le conseguenze per il dolore che ho causato con senso di responsabilità". Poi è tornato a sedersi in prima fila, accanto ai suoi avvocati.

La ricostruzione del femminicidio in aula con immagini e testimonianze

In aula è stata ascoltata anche la dottoressa Lucrezia Vischi, commissario capo della Squadra Mobile di Milano, che ha ripercorso gli interventi della sera dell'omicidio. Alle 21:50 del 14 ottobre 2025 la centrale operativa inviò una pattuglia in via Iglesias 33, nella periferia di Milano. Gli agenti trovarono la porta dell'appartamento danneggiata e, una volta entrati, Pamela Genini a terra, in posizione prona e gravemente ferita da un'arma da taglio.

Secondo la testimonianza, Soncin avrebbe inizialmente tentato di richiudere la porta d'ingresso davanti agli agenti. Successivamente venne trovato seduto davanti al divano. Quando la dottoressa Vischi arrivò sul posto erano già presenti altri agenti e i soccorsi. Per Pamela, però, non ci fu trasferimento in ospedale: la giovane morì nell'appartamento. Durante l'udienza sono state mostrate anche le immagini della scena del delitto. In aula è calato il silenzio mentre scorrevano le fotografie dell'abitazione e del corpo di Pamela, riverso in una pozza di sangue. Soncin è rimasto impassibile.

La ricostruzione investigativa riferita in aula indica che Pamela avrebbe cercato inizialmente di scappare dall'abitazione attraverso la porta d'ingresso. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stata però afferrata per i capelli e riportata all'interno da Soncin. Successivamente la lite si sarebbe spostata sul terrazzo dove Pamela sarebbe stata vista in ginocchio mentre l'uomo la colpiva con le prime coltellate. La stessa sera anche Soncin venne trasportato in ospedale, al Niguarda, in codice rosso.

Un elemento centrale della ricostruzione riguarda anche la telefonata tra Pamela e Francesco Dolci. I due erano al telefono quando la giovane avrebbe riferito di aver lasciato proprio quel giorno Soncin. Poco prima che la chiamata si interrompesse, Dolci avrebbe sentito Pamela gridare aiuto. Nei minuti successivi la giovane avrebbe inviato alcuni messaggi chiedendogli di chiamare la polizia. I messaggi risalgono alle 21:35. Dolci avrebbe quindi contattato il 112, facendo scattare l'intervento delle pattuglie in via Iglesias. Tra gli elementi acquisiti quella notte anche la presenza di 1.725 euro in contanti trovati nell'abitazione di Pamela.

Il processo davanti alla Corte d'Assise di Milano prosegue con l'esame dei testimoni e la ricostruzione, in aula, delle circostanze che portarono alla morte della giovane.

Ha collaborato Francesca Caporello

Articolo in aggiornamento

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