"Per questo, la prima cosa che faremo sarà aumentare le risorse per l’istruzione: nel medio termine vogliamo arrivare al 10,2% del Pil, in linea con la media europea. I nostri programmi di spesa sociale, istruzione compresa, saranno finanziati da un lato con i tagli agli sprechi e alle spese inutili che si annidano nel bilancio pubblico e dall’altro con il maggiore gettito fiscale che il nostro piano di investimenti produttivi produrrà anno dopo anno", dichiarò Luigi Di Maio il 17 gennaio scorso al sito online Tecnica della Scuola. A quasi 12 mesi dall'annuncio di Di Maio e 7 mesi dall'inizio dell'esperienza di governo di Lega e Movimento 5 Stelle, le promesse sono state mantenute?

Stando a quanto si evince dalla legge di bilancio al vaglio della Camera per l'approvazione definitiva, la risposta è no: nel triennio 2019-2021 le risorse per la scuola si ridurranno del 10%, per un ammontare totale pari a 3,9 miliardi di euro di tagli. Si dirà: "Ma Di Maio ha parlato di medio termine", il che è verissimo, ma stando ai prospetti allegati alla legge di bilancio l'esecutivo Lega-M5S la tendenza appare inversa rispetto a quanto dichiarato in campagna elettorale.

Come spiegato dal Corriere della Sera, "si passa da 48,3 a 44,4 miliardi nel giro di tre anni, con una riduzione delle risorse sia per l’istruzione primaria (da 29,4 a 27,1 miliardi di euro) che per quella secondaria (da 15,3 a 14,1 miliardi)" e i tagli incidono anche sui fondi per gli insegnanti di sostegno e per i progetti di integrazione scolastica per allievi con Bes per una cifra pari a 1 miliardo e 300 milioni di euro.

Nella mattinata di oggi, la senatrice dem Simona Malpezzi ha diffuso su Twitter uno screenshot delle tabelle allegate alla legge di bilancio dalle quali si evince chiaramente il taglio operato al fondo per gli insegnanti di sostegno: "Il bilancio pubblico riclassificato per ‘azioni politiche' allegato alla legge di bilancio indica in modo chiaro e netto le scelte del governo per i prossimi tre anni. Ebbene, su quel documento è scritto nero su bianco che il governo del cambiamento taglierà 4 miliardi di euro all'istruzione pubblica e a determinare questa flessione sarà, soprattutto, la riduzione dei fondi destinati agli insegnanti di sostegno. La sforbiciata sarà di 1 miliardo e 300 milioni di euro nel prossimo triennio. Il governo che sostiene di essere nato per aiutare il popolo colpisce indiscriminatamente i più deboli. Si dovrebbero vergognare di fare cassa sulle fragilità. Possono scrivere tutte le liste della spesa possibili, ma a breve non potranno più nascondere le loro bugie dietro la peggiore propaganda".

In sostanza, dunque, i tagli alla scuola colpiranno tutti quei bambini disabili, con disturbi dell'apprendimento o bisogni educativi speciali che hanno necessità di essere seguiti da particolari figure dedicate o che hanno bisogno di determinati progetti per l'integrazione scolastica. I tagli alla scuola sconfessano le promesse da campagna elettorale del vicepremier Di Maio ma soprattutto vanno a ledere i diritti dei bambini più bisognosi, che a causa di questi risparmi si vedranno negare i necessari aiuti. La spesa italiana per istruzione è pari al 3,9% del Pil, quasi un punto percentuale in meno rispetto alla media Ue (4,7%), e gli indicatori suggeriscono che andrebbe considerevolmente aumentata e non ridotta.

La replica del Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle ha risposto alle accuse mosse dalla senatrice Malpezzi sostenendo che non si tratterebbe di tagli ma di "razionalizzazioni". "Quella in via di approvazione definitiva alla Camera si conferma una manovra economica per i diritti e per le persone, con una particolare attenzione verso la cultura e l’istruzione. Per quanto riguarda la scuola, con il ministro Bussetti e grazie al lavoro del Parlamento, abbiamo razionalizzato la spesa producendo benefici su diversi e importanti fronti riassumibili così: lotta alla precarietà e più strumenti e risorse a disposizione di alunni, scuole e famiglie”, ha dichiarato il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano, riferendosi all'assunzione di 12mila precari storici delle pulizie, all'assunzione di 2000 docenti per il tempo pieno (che come abbiamo spiegato qui non bastano) e ai 300 milioni per il funzionamento delle scuole.