L’Italia deve recuperare l’Ici non versata dalla Chiesa. A chiederlo è nuovamente Bruxelles: l’Antitrust dell’Ue ha infatti inviato una nuova richiesta, riportata dal Sole 24 Ore, in cui invita il governo a recuperare gli arretrati non pagati dalla Chiesa così come dagli enti non profit, per l’esenzione prevista fino al 2011. Per la Commissione europea il mancato versamento dell’Ici è considerato un aiuto di Stato, che agevola alcuni esercizi a danno di altri. L’Antitrust europea, guidata da Margrethe Vestager, propone tre possibilità all’Italia per individuare “gli aiuti illegali e incompatibili che vanno recuperati”. Per cifre che potrebbero arrivare, secondo alcune stime, fino a 5 miliardi di euro.

La Commissione europea chiede al governo italiano di individuare le “modalità alternative utilizzabili per quantificare l’aiuto da recuperare”. Per Bruxelles le opzioni in campo sono tre: utilizzare le dichiarazioni sull’utilizzo degli spazi presentate dagli enti con la riforma del 2012, imporre l’obbligo di autocertificazione, prevedere controlli tramite organi ispettivi. Ma l’Ue è aperta anche ad altre soluzioni. Però per l’Italia il problema rimane sempre lo stesso: capire come verificare in che maniera siano stati utilizzati gli immobili per un periodo che va dal 2006 al 2011. Parliamo di 13 anni fa.

Il ministero dell’Economia continua a ritenere impossibile questa verifica per la mancanza di strumenti idonei. Ma l’Ue potrebbe comunque imporre di far partire i recuperi al più presto, magari coinvolgendo direttamente i comuni che incassano direttamente questa imposta. Allo stesso tempo, c’è anche la Cassazione che contesta la legittimità della norma introdotta nel 2012 con cui si distinguono gli immobili che devono pagare Imu e Tasi da quelli che sono esenti. Si tratta delle regole introdotte dal governo Monti proprio per porre rimedio alla bocciatura comunitaria sulla contestata norma precedente.

L’uso degli immobili viene valutato quindi per gli enti non profit, come la Chiesa ma anche la sanità privata e alcune scuole paritarie. In particolare, si valuta se si tratta di attività commerciali: in quel caso si paga l’imposta, altrimenti no. Fino al 2011 bastava che parte del locale non avesse fini commerciali per evitare l’imposta. E difatti la bocciatura dell’Ue deriva dal fatto che queste esenzioni, valide anche per chi svolge attività commerciale, vengono ritenute aiuti di Stato. Ai tempi, però, si decise di soprassedere sugli arretrati. Fino a che, nel 2018, la Corte di Giustizia ha ritenuto ingiustificato questo criterio, pretendendo che gli enti restituissero anche gli arretrati.