Due giorni fa, era a Sulmona, Salvini disse: «Io non ho bisogno di farmi proteggere da nessuno. Non ho bisogno di chiedere. Sono pronto, sono pronto." Capito? Era pronto. Era pronto. Il ganassa (detto alla milanese come piace a lui) sfidava, addirittura irrideva, l'indagine nei suoi confronti con la sicumera di chi si appunta sul petto una battaglia che dovrebbe essere una medaglia al valore. Del resto "gliel'hanno chiesto gli Italiani", continua a ripetere con lo sfregio istituzionale di chi ha deciso di fare il ministro dell'inferno per i suoi seguaci mentre gioca a fare il bamboccione contro i suoi avversari. E poi vuoi mettere i 5 Stelle? Quelli che strillavano contro qualunque deputato che avesse anche solo un gatto non vaccinato? Vuoi che i duri e puri, quelli che hanno fatto dell'onestà un feticcio davvero si mettano in mezzo tra la magistratura e un ministro? Ma ve la riuscite a immaginare la faccia di Imposimato?

E invece. E invece il ministro Salvini ieri ha radunato tutte le sue capacità letterarie (quelle atrofizzate a forza di tweet) e scrive un'accorata lettera al Corriere della Sera (avete capito bene, al Corriere della Sera, simulacro dei poteri forti contro il governo gialloverde) in cui ci spiega con inusitata scioltezza che "i giudici mi accusano di aver violato la legge imponendo lo stop allo sbarco, in virtù del mio ruolo di ministro dell’Interno" e secondo la sua profonda conoscenza giuridica (la stessa che gli permette di affibbiare l'età ai migranti con un semplice colpo d'occhio) aggiunge: “ai sensi dell’articolo 9, comma terzo, della legge costituzionale n. 1/1989, il Senato nega l’autorizzazione ‘ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo'”, In pratica Salvini è convinto di avere agito secondo l'interesse pubblico ma si è dimenticato di spiegarcelo, metterlo nero su bianco su qualche carta bollata e l'ha compresso in qualche bilioso tweet convinto che ora si possa fare così. Ma c'è di più: Salvini difendendosi dal processo piuttosto che nel processo dimostra che il suo sforzo di sembrare uno di noi è una mirabile farsa. Tra l'altro riporta ai fasti del berlusconismo per cui la maggioranza degli italiani (in quel caso sì la stragrande maggioranza degli italiani) si strappò i capelli, con il fior fiore di costituzionalisti pronti all'autodafé.

È l'ennesima balla. Fa il paio con il salvataggio in extremis di Renzo e Umberto Bossi, e trasforma la politica in una rissa che ha tutto l'interesse di rimanere superficiale per non dover fare i conti con i regolamenti, i trattati internazionali e ovviamente la giustizia.

Intanto la Sea Watch III rimane ferma. L'unica onda è il chiacchiericcio.