L’ex Ris Portera dice che c’erano crosticine rosse sui pedali della bici di Stasi, ma è mistero sui risultati
La Procura di Pavia lo scorso 11 settembre aveva sentito anche Giorgio Portera, il carabiniere che da marzo 2005 a marzo 2009 aveva prestato servizio nella sezione di Biologia del Ris di Parma. È uno degli appartenenti che nel 2007 quindi era in laboratorio nei mesi in cui il Ris è stato impegnato nelle analisi sul delitto di Garlasco. La pm Rosa Muscio aveva nominato come suoi consulenti, Alfredo Marino e Aldo Mattei, colleghi di Portera. O meglio nel verbale di assunzione di informazione ai magistrati Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, Portera spiega così la divisione dei ruoli in merito all'omicidio di Chiara Poggi: "All'epoca il responsabile del procedimento era Marino. Poteva capitare che se Marino aveva delle tracce da esaminare poteva chiedere a qualcuno di noi, che aveva ‘spazio' nella macchina, di analizzarla e poi trasmettergli il risultato. Ricordo però che avevo fatto con Marino una ispezione dei pedali della bicicletta, dopo che era stato rinvenuto il DNA della vittima. Sicuramente, in tale occasione, avevo preso in mano i pedali e li avevo guardati anche io. Potrebbe esserci qualche foglio di lavoro, ma non li ho io ma sono rimasti nel faldone del RIS".
Anche nel sit con Portera la Procura si è concentrata sugli accertamenti fatti sui pedali della bici di Alberto Stasi. I magistrati infatti, informati da una prima consulenza della difesa di Alberto, hanno svelato – anche nel loro comunicato stampa dello scorso 28 settembre – che tra i risultati ottenuti dalla comparazione tra il DNA della vittima e il materiale genetico trovato sui pedali della bici di Stasi c'erano anche due risultati negativi e mai inseriti nel fascicolo in procura. Nel dettaglio: il 19 settembre 2007 il test aveva dato un risultato pieno e positivo, tanto che si poteva evitare il giorno successivo di fare altri test e altri approfondimenti. L'ex capitano Marino era ritornato in laboratorio e questa volta però l'esito era stato per due volte negativo ed era stato ignorato. Nel suo recente sit con i pm Marino aveva spiegato che i test possono essere negativi per diversi motivi.
A Giorgio Portera i magistrati hanno chiesto: "Il 19 settembre le indagini genetiche forniscono un esito positivo quanto al rinvenimento del DNA di Chiara
Poggi sui pedali della bicicletta "Umberto Dei" sequestrata ad Alberto Stasi, in particolare sul campione denominato bu_p. Ricorda se quel giorno era presente in laboratorio?" La risposta dell'ex fa riferimento al sangue sui pedali: "L'unica fase in cui ho partecipato attivamente è stata l'ispezione dei pedali a seguito di questo esito genetico, però non ricordo il periodo. Credo che tale ispezione sia avvenuta pochi giorni dopo il risultato, o il giorno dopo, ma non ricordo esattamente. Marino mi aveva detto di aver trovato questo esito sul pedale però che il test specifico del sangue aveva dato esito negativo. Per tale motivo, avevamo riguardato i pedali insieme ed io avevo notato delle crosticine rosse, del colore del sangue, che poi erano state analizzate. Non ricordo l'esito di queste ulteriori analisi".
Tra le ultime notizie svelate dal fascicolo in Procura ci sarebbe infatti anche un test negativo del 2007 sulla presenza di sangue sui pedali e anche in questo caso mai presente nei faldoni del caso. A differenza però dei test negativi sul DNA, sul sangue vennero fatti altri test da periti super partes durante il processo di primo grado ad Alberto Stasi nel 2009 e i risultati furono negativi. Questi ultimi test sono dunque presenti nella sentenza di condanna di Alberto Stasi, segno che non furono determinanti per i giudici della Corte d'Appello bis di Milano. Chissà se i due test negativi invece sul DNA avrebbero cancellato, o almeno messo i dubbi, su quello positivo e pieno.
Il sit a Giorgio Portera poi va avanti così. I pm chiedono: "Il PM ripercorre le varie analisi del bu_p fatte il 19.9.2007, precisando che c'è una prima corsa del 19 settembre 2007 delle ore 15:34 che fornisce un profilo parziale di Chiara Poggi. Nel pomeriggio si rinvengono due corse con la stessa data e lo stesso orario, 2007-09-19 ore 18:37. L'operatore che effettua il caricamento del campione risulta avere user name ‘port'".
E Portera: "L'user name "port" era il mio, lo usavo solo io. Quando si caricano i campioni lo si fa in una piastra con 96 spazi dove è possibile inserire 96 diversi campioni. È probabile che io stessi analizzando delle tracce relative a miei procedimenti e che, avendo dello spazio disponibile nella macchina, avessi caricato anche questi campioni relativi all'omicidio di Chiara Poggi. Preciso che io all'epoca vivevo presso la caserma del RIS per cui durante la settimana stavo sempre fino a tardi, fino alle 20/20:30. Soltanto il venerdì andavo via prima perché tornavo a casa. Preciso però che a volte facevamo partire le analisi la sera, prima di andare via, e poi guardavamo i risultati l'indomani mattina. Questa è una prassi comune nei laboratori forensi, che si usa anche adesso nel mio laboratorio. I risultati delle analisi non li avevo guardati io, immagino li avesse guardati Marino".
E poi ha aggiunto: "In merito al DNA sui pedali ricordo che Marino mi aveva detto di aver trovato il DNA della Poggi, che il quantitativo era consistente e che aveva dato esito negativo ai test specifici relativi alla presenza di sangue. Non ho memoria del fatto se il risultato sia stato messo in dubbio oppure no, ma credo di no, altrimenti se ne sarebbe parlato di più". Ma perché rifare test dopo uno positivo? Portera ha azzardato a dire: "Non ho ricordi in merito alle corse nulle del 20.9.2007, però ragionando direi che è abbastanza normale fare una replica dopo avere ottenuto un risultato inatteso come quello, tenuto conto che visivamente sui pedali non era stato visto nulla".