L'incidente nella centrale nucleare di Fukushima si sarebbe potuto evitare, dal momento che fu provocato da un «errori umano». E' questa la conclusione a cui è giunta una commissione di esperti che ha presentato una relazione di 641 pagine su quello che è stato il più grave disastro nucleare dopo quello di Chernobyl nel 1986. Anche se innescato dal terremoto e dallo tsunami dell'11 marzo 2011,«l'incidente nell'impianto di Fukushima Daiichi non può essere considerato come una calamità naturale. Fu una sciagura provocata dall'uomo, che poteva essere prevista ed evitata,» si legge nell'introduzione della relazione del panel investigativo indipendente, creato nel mese di dicembre, su richiesta del Parlamento del Giappone. Le conclusioni, invece, parlano di una sorta di corto circuito tra «i governi, le autorità di regolamentazione e la Tepco che hanno mancato di senso di responsabilità nel proteggere le vite delle persone e della società».

Al di là di quello che è stato il cataclisma che ha provocato oltre 15mila vittime, il panel sostiene che le autorità nipponiche e la Tokyo Electric Power (Tepco), gestore del sito , hanno esercitato in maniera nociva la funzione di controllo e supervisione che spettava loro. La Tepco, da parte sua, ha sempre sostenuto che l’incidente fosse legato esclusivamente a uno tsunami di grandezza «imprevista». Ma «questa appare essere una scusa per sfuggire alle proprie responsabilità», ha replicato la Commissione di esperti, che ha osservato: «la Tepco e le autorità di controllo erano già consapevoli del rischio di un terremoto e di uno tsunami».

«Hanno tradito il diritto della nazione a essere al sicuro da incidenti nucleari» ribadisce la Commissione. «Deliberatamente non ha fatto nulla, rinviando le loro decisioni o adottando provvedimenti di loro comodo. Nessuna misura di sicurezza è stata presa al momento dell’incidente», ha aggiunto il gruppo di esperti che ha poi ricordato che la crisi «non è finita». Dopo i fatti di Fukushima, circa 80.000 persone sono state evacuate per un raggio di 20 chilometri intorno alla malmessa centrale a causa della radioattività, mentre all'interno migliaia di operatori continuano a lavorare per evitare perdite e rimuovere il combustibile nucleare. E' solo di qualche giorno fa, un imprevisto che ha fatto di nuovo tornare la paura in Giappone. Si stima che la delicate operazioni di smontaggio e rimozione del reattore danneggiato possano richiedere circa 40 anni.

Il rapporto sarà ora discusso dal Parlamento.