Il ministero dell'Interno Matteo Salvini ha emanato ieri una direttiva ad hoc, ricordando che le strategie criminali dei trafficanti di migranti sfruttano l'attività in mare svolta da imbarcazioni private. Per questo ha chiesto a tutte le forze dell'ordine per vigilare affinché il comandante e la proprietà della nave Mare Jonio, della piattaforma Mediterranea, salpata dal porto di Marsala domenica, rispetti la legge. La nave questa mattina ha lasciato il porto di Lampedusa: "Questa mattina alle 6 e mezza siamo partiti da Lampedusa accompagnati da un'alba magnifica. Navighiamo verso sud, verso la zona Sar (search and rescue) attribuita alle cosiddette autorità libiche, seguendo come sempre il faro dell'umanità e del rispetto dei diritti umani", ha scritto sui social l'associazione.

Si legge nel testo della direttiva del Viminale, rivolta alle Forze dell'Ordine, al comandante generale della Guardia di Finanza e al comandante generale delle Capitanerie di porto: "Rivelato che l'imbarcazione ‘Mare Jonio', nell'ambito di un precedente intervento in acque di responsabilità Sar non italiana, non ha ottemperato alle istruzioni di coordinamento Sar delle Autorità estere legittimamente titolate ai sensi della vigente normativa internazionale; rivelato che l'imbarcazione nella circostanza indicata, tuttora oggetto di accertamento nell'ambito di un procedimento penale, ha richiesto l'assegnazione del porto di sbarco alle Autorità italiane in maniera strumentale, dirigendo la navigazione in via preordinata e deliberatamente verso le coste italiane anche in assenza di ogni autorizzazione o presupposto di legge al riguardo (…) dispone di vigilare affinché il comandante e la proprietà della Nave ‘Mare Jonio' si attengano alle vigenti normative nazionali ed internazionali in materia di coordinamento delle attività di soccorso in mare e di idoneità tecnica dei mezzi impiegati per la citata attività". 

La direttiva, datata 15 aprile, chiede che vengano rispettate "le prerogative di coordinamento delle Autorità straniere legittimamente titolate ai sensi della vigente normativa internazionale al coordinamento delle operazioni di soccorso in mare nelle proprie acque di responsabilità dichiarate e non contestate dai paesi costieri limitrofi". Ma nel documento si chiede anche che non vengano reiterate "condotte in contrasto con la vigente normativa nazionale ed internazionale in materia di soccorso in mare, di immigrazione, nonché con le istruzioni di coordinamento delle competenti Autorità".

Il documento, che Matteo Salvini aveva anticipato ieri, è anche una risposta alla richiesta della Francia, che questa mattina ha lanciato l'allarme, chiedendo ufficialmente di prorogare la chiusura delle frontiere con il nostro Paese per altri sei mesi, per "emergenza nazionale" legata appunto al terrorismo. Il Viminale ha risposto così: "Centinaia di terroristi islamici potrebbero arrivare in Italia approfittando del caos libico: non a caso la Francia ha chiesto ufficialmente di prorogare la chiusura delle frontiere con l'Italia per altri sei mesi (per ‘emergenza nazionale' legata al terrorismo).

Per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte il rischio escalation terrorismo per la crisi libica è un problema concreto: "Siamo molto preoccupati per la crisi libica, abbiamo sempre lavorato e continueremo a lavorare per scongiurare una crisi umanitaria che può esporre al rischio dell'arrivo di foreign fighters sul nostro territorio. Bisogna assolutamente evitare l'escalation". 

"In questo momento non è necessario intervenire sul territorio, con gli interlocutori parliamo sia al telefono e ci vengono a trovare come è accaduto ieri. Se necessario, il ministro degli Esteri, io stesso, potremmo andare, ma in questo momento non è la priorità muoversi di persona e andare sul territorio", ha aggiunto il presidente del Consiglio, rispondendo a chi gli chiede se sia necessaria una missione in Libia del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.

La risposta di ‘Mare Jonio'

Mediterranea Saving Humans, la rete delle associazioni italiane che ha promosso la missione di nave Mare Jonio nel Mediterraneo, ha diffuso un comunicato sui social: "Apprendiamo che il Viminale ha dedicato, nella sua intensa attività di produzione di ‘direttive ad navem', una nuova direttiva interamente dedicata alla nostra nave, Mare Jonio, salpata per la seconda missione del 2019 il 14 aprile scorso". La direttiva "appare scritta come se il governo vivesse in un mondo parallelo. Nessun accenno alla guerra che infiamma la Libia e ai corrispondenti obblighi internazionali, o alle migliaia e migliaia di persone torturate negli ultimi anni in quel Paese, né a quelle annegate nel Mediterraneo centrale (in proporzione in numero sempre crescente, 2.100 nel solo 2018) in fondo al mare".

"Forse dovrebbero parlarsi tra ministeri: la ministra della Difesa italiana ha appena affermato infatti che ‘con la guerra non avremmo migranti ma rifugiati e i rifugiati si accolgono'", aggiungono da Mediterranea. Oltretutto, nelle considerazioni introduttive della direttiva in questione "si leggono una serie di slogan di propaganda, oltre che un elenco di bugie, peraltro relative a eventi al momento sotto l'attenzione della Procura di Agrigento nel corso dell'indagine che ci riguarda e che abbiamo accolto offrendo tutta la nostra collaborazione – prosegue Mediterranea – Sappiamo infatti di avere sempre rispettato i diritti e il diritto, cosa che i governi europei, e il nostro in particolare, dovrebbero cominciare a fare in relazione a quanto avviene nel Mediterraneo Centrale".