Il governo non ha trovato fondi da stanziare in legge di bilancio per aiutare le famiglie affidatarie degli orfani di femminicidio. Ad annunciarlo è stata la vicepresidente della Camera Mara Carfagna, autrice dell'emendamento bocciato dalla Commissione Bilancio di Montecitorio. Contestando le scelte dell'esecutivo, l'onorevole Carfagna ha twittato: "Quando trovi i soldi per tutto, compresa la detassazione dei massaggi negli hotel, la birra artigianale, l'assunzione dei fantomatici navigator e non li trovi per le famiglie affidatarie degli orfani di femminicidio fai una bastardata. Punto". Fanpage.it ha raggiunto la vicepresidente della Camera per capire meglio i termini della questione.

Onorevole Carfagna, questa mattina ha pubblicato un tweet molto critico sul governo, sostenendo che non ci sia stata la volontà di trovare i soldi per le famiglie affidatarie degli orfani di femminicidio. Che cos'è successo?

Ho detto che si è trattato di una bastardata, e lo ribadisco. Ieri sera la Commissione Bilancio della Camera ha respinto il mio emendamento alla manovra economica per finanziare un fondo di 10 milioni di euro per le famiglie affidatarie dei minori orfani di femminicidio, di solito zii, nonni o parenti a cui il minore è stato affidato per rispettare la continuità affettiva ma che versano in condizioni economiche disagiate o comunque non prospere. Le risorse erano state individuate eliminando spese non produttive, dunque l’emendamento non chiedeva un euro in più ai contribuenti.

Quali saranno le conseguenze?

Movimento 5 stelle e Lega hanno lasciato senza un soldo 2000 orfani di femminicidio ma hanno trovato modo di detassare massaggi e trattamenti estetici negli hotel, e ridurre i costi della produzione di birra artigianale. Il Governo aveva assicurato che la violenza sulle donne sarebbe diventata una priorità, ma ora abbiamo capito era solo propaganda per inseguire l’opinione pubblica dopo il successo sui social della campagna #nonènormalechesianormale che abbiamo lanciato da Montecitorio  e ha raggiunto milioni di persone. Comunque non finisce qui, ci riproveremo.

Lei da anni si batte per la tutela delle donne e per il contrasto della violenza di genere. Nonostante esistano leggi ad hoc per il contrasto dei fenomeni di stalking e femminicidio, pressoché ogni giorno le cronache ci raccontano di casi finiti in tragedia nonostante in passato le vittime abbiano cercato più volte di difendersi denunciando. Secondo lei la normativa ha qualche mancanza oppure è una questione di sbagliata applicazione della stessa?

In Italia abbiamo buone leggi ma vanno applicate, mentre il sistema giudiziario non ha ancora compreso del tutto la gravità del fenomeno.  Se 1.740 donne ammazzate in dieci anni, di cui il 71 per cento in casa loro, fossero vittime di qualsiasi altro fenomeno criminale avremmo super-procure, sezioni specializzate, pool investigativi interforze, finanziamenti. Invece  un quarto delle denunce per violenza, maltrattamenti domestici o stalking viene archiviato. Quando si arriva al processo, sembra che le norme siano diverse a seconda delle aree geografiche: a Caltanissetta quasi la metà degli imputati (43 per cento) viene assolta, a Trento solo il 12,6 per cento. Perché questa disparità? Perché le leggi da sole non bastano, bisogna cambiare la mentalità delle persone, serve una rivoluzione culturale attraverso l’educazione.

Crede cosa si aspetta da questo governo in materia di pari opportunità?

Questo governo, fin dal contratto che lo ha istituito, non ha preso in considerazione la maggioranza della popolazione, cioè le donne italiane. Dobbiamo diventare consapevoli del valore delle donne che si fanno largo con determinazione negli studi, nelle professioni, nella rappresentanza politica ma solo una su due è occupata, e al Sud una su tre.

Quali misure sarebbero necessarie?

E’ essenziale che il gap di occupazione e quello dei salari si riducano, la maternità rappresenti un valore per tutta la società, sostenuta con misure adeguate e servizi sociali, è fondamentale che le aziende si rendano conto che le donne favoriscono i profitti e l’impresa, che la ricchezza di una nazione si accresce attingendo dalla miniera d’oro rappresentata dalla bravura, dalla competenza e dal lavoro delle donne. Su questo siamo impegnati innanzitutto perché è giusto, ma anche perché è vantaggioso per tutti.  

Un'ultima domanda: nel corso di questi mesi non ha avuto parole tenere per i vicepremier e per i due partiti di maggioranza. Che giudizio dà all'operato di questo esecutivo?

Un giudizio estremamente negativo. Dietro alla propaganda non c’è nulla. Nemmeno sulla legge di Bilancio, che è la più importante dell’anno, hanno avuto un approccio serio. Hanno  festeggiato dal balcone di palazzo Chigi a settembre una manovra che non è mai esistita. Ancora oggi, 5 dicembre, non abbiamo idea di quali siano le dimensioni di questa manovra, di come verranno spesi i soldi degli italiani. Il reddito di cittadinanza come e quando si farà? Quanti saranno i destinatari? Non sappiamo nulla.  Vogliamo parlare di una legge approvata? Bene, parliamo del Decreto Dignità che, secondo quanto ha denunciato oggi Federmeccanica, costringerà il 30 % delle aziende del settore a non rinnovare i contratti a termine; ha diminuito i posti anziché aumentarli. Non è di alcun conforto poter rivendicare che “noi l’avevamo detto…”. Prima cade questo governo e meglio è per gli italiani.