
Ok, perlomeno il giochino è chiaro. Mentre Meloni si mostra istituzionale e moderata accanto a Sergio Mattarella, alla sua destra è partita la caccia al musulmano e allo straniero, per fare dell’investimento di Modena e del gesto di un folle l’archetipo dello scontro di civiltà che sarà.
È un immigrato, dicono, anche se Salim El Koudri è nato in Italia, cresciuto in Italia, ha studiato con profitto in Italia.
È musulmano, urlano, anche se allo stato attuale non è ancora chiaro quale sia il credo religioso di Salim El Koudri, visto che ha chiesto una bibbia e un prete in carcere, e che allo stato attuale non c’è nemmeno l’ombra di un indizio che lo colleghi ad ambienti di radicalizzazione islamista.
Odia i cristiani, ripetono, tirando fuori delle mail all’università di Modena del 2021 – occhio al calendario: siamo nel 2026 – in cui insultava i cristiani, mail per cui già allora si era scusato e racconta più dei disturbi psichiatrici di El Koudri – quelli sì, ampiamente diagnosticati – che del suo odio religioso.
Ha fatto un attentato simile a quelli dell’Isis, argomentano, come una dinamica comune fosse il presupposto di una comune motivazione, anche se Salim El Koudri non ha gridato Allah Akbar nel compiere il suo gesto, anche se non c’è stata alcuna rivendicazione dello Stato Islamico, anche se gli stessi investigatori e persino il ministro dell’interno hanno negato si tratti di terrorismo.
Non importa, serve il nemico, perché è lì che l’opinione pubblica deve guardare.
Non all'economia e ai conti pubblici, col governo che non ha più un soldo per rifinanziare i tagli alle accise sul carburante, che servono entro venerdì, e che sta cercando disperatamente di convincere l’Europa ad aprire i cordoni della borsa e a derogare a patti che il governo stesso ha firmato.
Non alle crisi industriali e alle decine di vertenze aperte, buon ultima quella di Electrolux, con 1700 esuberi in un colpo solo, accomunate dall’assenza e dall’inconsistenza più totale del ministro Urso, più interessato a presentare francobolli che a sedersi al tavolo con le aziende e i sindacati.
Non a Taranto, dove una gang italianissima di minorenni ha ammazzato un bracciante africano di nome Bakari Sako, per il quale non ci sono state parole, visite di Stato e lutti cittadini, perché no, signora mia, l’odio razziale non è un’emergenza.
Non verso Israele, che ha rapito di nuovo, in acque internazionali, dei connazionali, civili, che portavano aiuti umanitari a Gaza, nel silenzio assenso del nostro governo, che continua a essere il miglior amico di Netanyahu e Trump in Occidente.
Non al tutti contro tutti dentro la maggioranza, con Giuli contro Salvini contro Tajani contro i Berlusconi, e ci siamo limitati alle conflittualità più evidenti.
Non ai sondaggi, che non raccontano più di un governo che veleggia verso la sua serena riconferma come pochi mesi fa.
No, ora bisogna guardare allo straniero e al musulmano, al rischio d’invasione, allo scontro di civiltà, all’integrazione fallita, anzi impossibile. Come se non governassero loro da quattro anni. Come se fossero tornati oggi dalla Luna. Come se non sapessimo che scaricare l’odio del popolo addosso al più debole e indifeso non sia sempre, regolarmente, l'ultima risorsa di ogni destra alla canna del gas.