Sei un poliziotto e devi bloccare tutti i migranti: sono questi i nuovi videogiochi della Casa Bianca

A cura di Lorena Rao
Immagine
Durante la prima amministrazione Trump i videogiochi erano accusati di alimentare la violenza. Oggi la Casa Bianca ne usa meme, estetica e gameplay per fare propaganda MAGA. L’ultimo caso è il sito arcade.gov.

Altro che GTA 6. A settembre 2026 si gioca a Snake. La differenza rispetto al gioco hit del Nokia 3310 è che nella versione attuale non comandiamo un serpente, ma un membro della polizia di frontiera USA, vestito in giacca e cravatta, pronto a placcare tutti gli immigrati che provano a superare il Rio Grande. Si tratta di uno dei giochi presenti in Arcade.gov, il sito realizzato dalla Casa Bianca che raccoglie grandi cult videoludici reinterpretati però secondo le ideologie dell’amministrazione Trump. Oltre a Snake versione xenofoba, c’è Tetris, il cui scopo è innalzare un muro con le classiche forme per evitare che “l’orda” – così la chiama il gioco – possa superare i confini. C’è poi Flappy Bird, in cui però controlliamo un'aquila a Washington DC, e anche Tapper, il videogioco del 1983 in cui fare arrivare ai clienti del bar una birra. Nel gioco di Arcade.gov siamo in una scuola e bisogna togliere dal rullo tutti i cibi dannosi per i bambini. Parliamo di propaganda MAGA interattiva a tutti gli effetti.

Noi li abbiamo giocati tutti, non senza provare un senso di inquietudine e disagio. Ad esempio, nella versione rivista di Snake, il nostro punteggio dipende dal numero di persone deportate. La xenofobia diventa quindi meccanica di gioco. Un passo in avanti da parte della seconda amministrazione Trump per quanto riguarda l'uso della cultura pop per fini propagandistici. Prima, la Casa Bianca ci aveva abituati a video che univano Intelligenza Artificiale, slogan e scene di gameplay di videogiochi iconici quali Pokémon, GTA: San Andreas, Call of Duty: un’appropriazione dell’immaginario visivo e sonoro della cultura videoludica per normalizzare, se non addirittura rendere meme, le violenze dell’ICE e le iniziative belliche in Iran. Ora, con piattaforma realizzata dalla Casa Bianca, è possibile interagire in prima persona con le politiche della seconda amministrazione Trump. Un’iniziativa che sfrutta appieno il coinvolgimento e l’interazione tipici del medium videoludico. Le case produttrici dei giochi citati lo sanno bene, tant’è che hanno preso le distanze dai giochi arcade MAGA. “In Tetris crediamo nel potere della connessione e di unire le persone, non dividerle. Ai nostri fan di tutto il mondo: vi vogliamo bene, vi vediamo e siamo grati di avervi nella nostra community”, recita il post social diffuso dall’account ufficiale di Tetris. Intanto il sito Arcade.gov segnala che altri giochi arriveranno.

Immagine
VIDEOGIOCHI ARCADE MAGA | Il comunicato ufficiale di Tetris pubblicato su Instagram

Il rapporto morboso dell’amministrazione Trump con i videogiochi

Tra Trump e i videogiochi non è sempre stato tutto rose e fiori. Nel 2018, dopo la strage di Parkland in cui il diciannovenne Nikolas Cruz aveva ucciso 17 persone con un’arma da fuoco presso la scuola Marjory Stoneman Douglas, Trump aveva convocato alcuni rappresentanti della game industry per discutere il presunto legame tra videogiochi violenti e comportamenti criminali. Durante l'incontro, era stato mostrato un video con scene particolarmente cruente tratte da titoli come Call of Duty, Fallout 4 e The Evil Within. Trump aveva commentato con: «È violento, non è vero?». L'incontro poi si è concluso senza risultati concreti: l'Entertainment Software Association (ESA) aveva ribadito l'assenza di prove scientifiche che dimostrassero un rapporto causale tra videogiochi e violenza. Insomma, all’epoca il videogioco era soprattutto un capro espiatorio per tutelare il mercato delle armi da fuoco negli Stati Uniti.

Nella seconda amministrazione Trump, il rapporto si è completamente ribaltato: quello stesso immaginario che prima veniva indicato come una possibile minaccia è diventato uno strumento di comunicazione politica. Come ha osservato il giornalista britannico George E. Osborn, autore di Power Play: Video Games, Politics, and the Battle for Global Influence, videogiochi e community online sono ormai spazi in cui si formano identità, comunità e visioni del mondo. Non sorprende quindi che anche la politica abbia imparato a sfruttarne linguaggi e dinamiche. Già durante la prima campagna di Trump, Steve Bannon aveva intercettato alcune delle comunità nate attorno al Gamergate, il movimento esploso nel 2014 caratterizzato da campagne di odio e molestie online, in particolare contro donne e minoranze nel settore videoludico, per importarne le tattiche e gli stili comunicativi nel linguaggio politico.

Oggi quel processo sembra essere arrivato a un nuovo livello: estetica, meccaniche videoludiche e meme vengono utilizzati dalla Casa Bianca per comunicare la politica interna ed estera e coinvolgere un elettorato per lo più giovane che fa del linguaggio videoludico la propria identità. Un elettorato che in passato ha già dimostrato la propria fedeltà all'amministrazione Trump, come dimostrato nel 2021 in occasione dell'assalto a Capitol Hill, dove erano presenti diversi esponenti del Gamergate.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views