Il videogioco che nel 2008 aveva previsto il nostro mondo: la guerra di Metal Gear Solid 4

“La guerra è cambiata”. A pronunciare queste parole è il soldato noto come Solid Snake. Controllo genetico, delle informazioni, delle emozioni, del campo di battaglia, “tutto è monitorato”, aggiunge in modo cadenzato. Conclude poi dicendo che “la guerra è routine”. Sembra un’analisi lucida dell’attualità globale, in realtà è l’introduzione di un videogioco del 2008 uscito su PlayStation 3 Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, creato da Hideo Kojima. A rendere il tutto ancora più sbalorditivo è il contesto in cui vengono dette queste parole. Il gioco infatti si apre in Asia Occidentale.
Non è specificato il Paese, ma i riferimenti sembrano rimandare all’Iraq invaso dagli USA dopo l’attentato dell’11 settembre 2001. Snake deve operare senza farsi scoprire tra sabbia e macerie. Scorci che oggi richiamano scenari fin troppo familiari, come la Striscia di Gaza, il Libano, la Cisgiordania. Nella prima missione emergono poi altri temi che diventeranno centrali in tutto il gioco: droni, intelligenza artificiale, milizie private, dominio algoritmico. Quasi vent’anni fa, Metal Gear Solid 4 veniva acclamato da critica e pubblico per le sue qualità ludiche e narrative. Nel 2026 appare invece come una lente attraverso cui leggere le trasformazioni dell’hard power contemporaneo.
L'intelligenza artificiale entra nella guerra: gli operatori umani remoti
Dopo l’introduzione cinematografica, inizia la prima missione. Snake supera nemici, apprende informazioni da Otacon. Poi all’improvviso, dei muggiti inquietanti. Poco dopo i combattenti tra le strade vengono massacrati da un’unità di Gekko Irving, droni bipedi che operano come veicoli da combattimento pesante e pattugliamento autonomo. Esistono più tipologie di Gekko: gli sliders, droni aerei da combattimento dotati di ali artificiali e due motori a propulsione per bombardamenti dall’alto, e i dwarf, piccole unità terrestri a tre zampe utilizzate per attività di ricognizione. Anche Snake può contare sul supporto robotico, il Metal Gear Mk. II. Lui è controllato da un operatore umano da remoto, mentre i Gekko sono armi autonome guidate dall’intelligenza artificiale. Ricordiamo, tutto questo risale al 2008. Passiamo al mondo reale: è ancora in corso un’inchiesta militare sul bombardamento statunitense della scuola di Minab il 28 febbraio scorso, causato da informazioni di intelligence obsolete. L’inchiesta dovrà verificare anche se i modelli di intelligenza artificiale, i programmi di elaborazione dei dati e altri strumenti per la raccolta di informazioni abbiano contribuito all’errore nella selezione del bersaglio.
Al di là dell’IA, l’automatizzazione della guerra è ormai pervasiva in contesti come Gaza e Ucraina. Nella puntata di Scanner Live #11, il fotografo di guerra e operatore umanitario Mattia Bidoli racconta di come il ronzio dei droni accompagni la sopravvivenza di civili, giornalisti e soccorritori. Ogni giorno oltre 10.000 unità sorvolano l’area dal nord di Sumy a Cherson, in Ucraina. Non solo, Bidoli sottolinea anche gli elevati livelli di sorveglianza a Gaza. Posizioni, numeri di telefono, veicoli, identità: ogni tipo di dato digitale viene raccolto e sfruttato dalle forze militari israeliane attraverso sofisticate tecnologie sviluppate e prodotte da aziende private.
Risale al 30 giugno 2025 il report redatto dalla relatrice speciale dell’ONU Francesca Albanese, in cui emergono accordi economici tra le Big Tech della Silicon Valley, come Microsoft, Google e Amazon per mettere a disposizione dell’IDF l’accesso alle tecnologie di cloud e di intelligenza artificiale così da potenziare la capacità di elaborare dati e condurre attività di sorveglianza sul territorio palestinese. Altro esempio calzante è l’accordo tra OpenAI e il Pentagono, assieme ad altre sei aziende tecnologiche. E poi Palantir, Corsight, Paragon: ormai i servizi militari sono appannaggio dei privati, in questi casi specifici di matrice statunitense e israeliana. Il problema è che nella realtà tali tecnologie sono penetrate anche in altri apparati non esclusivamente militari, come quello sanitario e civile, aprendo la strada a una distopia a tutti gli effetti cyberpunk.
Dove si concentrano i soldi della guerra
Metal Gear Solid 4 mette in scena proprio questo: magnati della guerra interessati al conflitto perpetuo per accrescere il proprio monopolio. Personaggio che incarna questa visione è Debrin, anche lui nato in un contesto teso come l’Uganda, tanto da essere costretto a combattere come soldato sin da bambino. Da adulto è un riciclatore di armi in grado di rimuovere l’ID che le caratterizza grazie alle tecnologie a disposizione. Del resto, Snake lo diceva all’inizio: tutto è monitorato sul campo di battaglia. Gli stessi soldati sono dotati di nanomacchine in grado di anestetizzare dolori, traumi ed emozioni. Il motto di Debrin è “Eye have you”, l’occhio ti possiede. È interessante notare come la pronuncia suoni anche come “io ti possiedo”, in riferimento al fatto che Debrin, e in generale chi detiene il potere, controlli le persone attraverso le informazioni. Del resto, lo diceva Clive Humby nel 2006: i dati sono il nuovo petrolio. In questo contesto, gli Stati Uniti dominano comunque il mercato bellico.
L’economia della guerra perpetua in Metal Gear Solid 4 si basa anche su soldati privi di ideologie, nazionalità e legami. Sono mercenari pronti a scendere in campo per il solo guadagno. Sono i cosiddetti contractor. Un articolo del Guardian pubblicato a luglio 2025 sui bilanci del Dipartimento della Difesa USA rivela che, tra il 2020 e il 2024, a maggior parte delle spese discrezionali del Pentagono è stata destinata a contractor militari esterni, fornendo alle aziende private un vantaggio di 2,4 trilioni di dollari di fondi pubblici. Secondo lo studio citato nell’articolo si tratta di un "trasferimento continuo e massiccio di ricchezza dai contribuenti per finanziare la guerra e la produzione di armi". Queste situazioni, riscontrabili tanto nel gioco quanto nella realtà, spiegano perché oggi la deterrenza nucleare che ha guidato la Guerra fredda durante il secolo scorso non sia più in vigore, superata dalla deterrenza dei dati e delle tecnologie di intelligenza artificiale.
I temi affrontati nella saga di Metal Gear Solid
La saga di Metal Gear potrebbe essere descritta come un’avventura di spionaggio di stampo fantapolitico, dove realtà storica e finzione lavorano in sinergia per mettere in scena una profonda riflessione contro la guerra. Un tema particolarmente diffuso nella produzione pop giapponese post Hiroshima e Nagasaki. Quella di Kojima non fa eccezione. Per mandare avanti la sua visione pacifista, l’autore videoludico ricorre alle prime vittime del conflitto, i soldati. Snake è uno di loro. Così come gli alleati e i nemici incontrati.
Disturbi post-traumatici, esperimenti, violenza fisica e psicologica: ciascuno di loro ha un background legato a contesti bellici reali. Un esempio potrebbe essere Sniper Wolf, la cecchina di origini curde, la stessa citata da Zerocalcare dopo l’incidente diplomatico esploso tra la Turchia e Hideo Kojima in seguito alla sua foto col fumettista romano durante Lucca Comics & Games 2025. In quell’occasione Kojima reggeva in mano l’edizione giapponese di Kobane Calling, reportage sulla resistenza curda contro l’ISIS al confine tra Turchia e Siria.
Il personaggio viene dal primo capitolo di Metal Gear Solid 1, quello uscito su PlayStation nel 1998, la cui storia è incentrata sulle armi nucleari. Ma già dal secondo capitolo, la trama vira l’attenzione verso il controllo dei dati e la manipolazione della realtà. Già in Metal Gear Solid 2, capitolo uscito nel 2001, c’è un dialogo tra il protagonista Raiden e un’IA. Durante il lungo scambio di battute, l’IA parla di camere d’eco, di informazione manipolata, di social media, prima ancora che il post-verità diventasse quotidianità.
Tra le altre visioni oggi sbalorditive della saga di Metal Gear, c’è quella presente nello spin-off Rising, in cui tra i nemici compare un senatore in corsa per diventare il futuro presidente degli Stati Uniti e rendere di nuovo l’America “great again”. Il gioco risale al 2013, quando nessuno ancora aveva idea di Trump, del suo slogan e della sua prima candidatura a presidente nel 2016. Al di là dei meriti dettati dal gameplay e della costruzione ludica, Metal Gear Solid è una serie adorata da fan e critica proprio per la sua capacità di saper leggere con lucidità situazioni oggi sempre più reali.