Ora c’è un app per sapere se ci sono occhiali con le fotocamere nelle vicinanze

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L’uso improprio delle fotocamere e i numerosi problemi di privacy hanno reso gli smartglass uno dei prodotti tech più controversi degli ultimi anni. Dagli adesivi di protesta nella metro di Londra all’app per individuare gli occhiali intelligenti nelle vicinanze, crescono le campagne di reazione contro la sorveglianza invisibile e senza consenso.

Gli smartglass di Meta dovevano essere l’ultima frontiera della tecnologia indossabile. Sviluppati insieme a Ray-Ban, integrano fotocamere, microfoni e funzioni di intelligenza artificiale per scattare foto e video, ascoltare musica, effettuare chiamate e interagire con un assistente digitale, il tutto senza dover mai tirare fuori lo smartphone. Dal punto di vista commerciale, l’obiettivo è stato senz’altro raggiunto. Soltanto nel 2025, l'azienda di Mark Zuckerberg ha venduto più di sette milioni di paia, il triplo rispetto al biennio precedente. Per quanto riguarda la percezione generale del prodotto, invece, le ombre sembrano superare di gran lunga le luci. La possibilità di catturare immagini con un dispositivo molto discreto ha rapidamente moltiplicato gli utilizzi impropri, mentre l'integrazione con l'IA ha sollevato numerosi problemi legati alla privacy e alla sorveglianza di massa.

È proprio su questo terreno che negli ultimi mesi hanno iniziato a moltiplicarsi le proteste contro gli smartglass di Meta. Dalle campagne di sensibilizzazione agli strumenti tecnologici pensati per individuare gli occhiali intelligenti nelle vicinanze, in tutto il mondo sta crescendo una reazione che attraversa attivismo, opinione pubblica e istituzioni. Una mobilitazione ancora frammentata, ma che racconta un crescente disagio verso la normalizzazione di dispositivi capaci di filmare, ascoltare e analizzare ciò che li circonda.

Un prodotto problematico: tutte le controversie di Meta

Quando si parla di questi dispositivi, il tema più spinoso è senz'altro quello che riguarda la tutela della privacy. Indossando un paio di occhiali smart, è molto facile filmare ambienti e persone del tutto inconsapevoli. L'unico elemento che segnala la registrazione è un piccolo LED a lato della montatura, ma può essere facilmente camuffato o disabilitato. Una recente inchiesta della BBC ha individuato decine di account che pubblicavano video di donne filmate senza consenso, in alcuni casi con milioni di visualizzazioni. Su Fanpage.it ne abbiamo parlato in questo articolo.

Ma i problemi non finiscono qui. Qualche mese fa Meta è stata investita da un vero e proprio scandalo quando una testata giornalistica svedese ha scoperto l'esistenza di un'azienda in Kenya dove i dipendenti passavano le giornate a visionare le immagini catturate dagli smart glass per addestrare l'intelligenza artificiale. Molte di queste registrazioni non erano però state  filmate in modo consapevole da parte degli utenti e spesso mostravano momenti estremamente intimi, compresi rapporti sessuali e persone registrate mentre si trovavano in bagno.

La ciliegina sulla torta è stata invece la recente mossa di brevettare un nuovo sistema di riconoscimento facciale sviluppato proprio per gli occhiali intelligenti di Meta. L'azienda ha giustificato l'operazione come un modo per facilitare la creazione di riassunti e highlights video di un evento, come una riunione o una serata tra amici, ma per molti si è trattato dell'ennesimo passo verso una tecnologia sempre più invasiva e orientata al controllo di massa.

Gli adesivi nella metropolitana di Londra

Una delle iniziative più recenti contro questi dispositivi ha visto tappezzare la rete metropolitana di Londra con migliaia di adesivi che imitano in tutto e per tutto la segnaletica dell'Underground. Invece di indicare le uscite di emergenza o ricordare ai passeggeri le regole da rispettare, però, i cartelli ricorrono a una feroce ironia per deridere gli utilizzatori degli smart glasses e denunciare il rischio di essere ripresi senza consenso: "Nota per chi indossa smart glass: tutti pensano che sembri un gran pervertito" e "Come ci si sente a essere la pu****a  di Mark Zuckerberg?" sono solo alcuni degli slogan che in questi giorni si possono incontrare in qualsiasi stazione o vagone della metropolitana.

L'iniziativa è stata ideata dal collettivo attivista Everyone Hates Elon che, come si può facilmente intuire dal nome, in passato si era già espresso contro le derive estremiste di Elon Musk, promuovendo un boicottaggio selvaggio delle auto Tesla. Nei mesi precedenti il collettivo aveva già preso di mira gli occhiali Meta, diffondendo finti cartelloni pubblicitari che mostravano Jeffrey Epstein come testimonial degli occhiali, accompagnato da un messaggio che contestava il rapporto fra smart glasses e consenso. 

ZuckOff, l'app che cerca gli smart glasses nelle vicinanze

Un'altra forma di protesta dal nome particolarmente evocativo è ZuckOff, un nuova app sviluppata dal programmatore polacco Pawel Szydlowski che utilizza il Bluetooth per rilevare nelle vicinanze dispositivi compatibili con diversi modelli di smart glasses, tra cui Ray-Ban Meta e Oakley Meta. L'applicazione non può stabilire se gli occhiali stiano effettivamente registrando né identificare chi li indossa, ma è in grado di rilevare i segnali Bluetooth e fornire un'indicazione approssimativa della loro presenza. Lanciata nell'agosto 2026, ha superato le 6.000 installazioni complessive secondo Wired.

La versione Pro aggiunge, tra le altre funzioni,  anche il monitoraggio continuo e la cronologia dei rilevamenti. È un dettaglio significativo. Invece di aspettare una soluzione normativa, ZuckOff prova a rendere visibile una tecnologia che per sua natura può essere difficile da percepire.

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