video suggerito
video suggerito

I nuovi Airpods avranno una fotocamera: non filmeranno ma potranno raccogliere dati su tutto ciò che facciamo

Secondo nuove indiscrezioni, Apple sta lavorando a una nuova generazione di AirPods dotati di fotocamere. Gli auricolari diventeranno gli “occhi” di Siri per offrire assistenza in tempo reale ma questo significherà indossare un dispositivo potenzialmente capace di raccogliere dati su qualunque cosa facciamo.
A cura di Niccolò De Rosa
0 CONDIVISIONI
Immagine

Proviamo a immaginare la scena. Stiamo facendo una passeggiata nel centro di una città straniera. Le cuffie nelle orecchie stanno riproducendo la nostra playlist preferita quando ci accorgiamo di non avere idea di come tornare in hotel. Anziché estrarre lo smartphone e avviare una ricerca su Maps, ci limitiamo però a rivolgere lo sguardo verso la strada per poi chiedere ad alta voce: "Ehi Siri, come faccio a tornare al mio albergo?". Ecco, nel futuro immaginato da Apple, potrebbe funzionare esattamente così.

Secondo le indiscrezioni pubblicate da Bloomberg, l'azienda di Cupertino starebbe infatti lavorando a una nuova generazione di AirPods dotati di fotocamera per fornire maggiori informazioni ambientali a Siri. Il progetto, ancora senza un nome ufficiale, sembra già avviato nella sua fase più avanzata, anche se per ora non è possibile sapere quando inizierà la produzione di massa per esordire sul mercato. L'idea, almeno sulla carta, è quella di trasformare gli auricolari in una sorta di estensione dell'assistente vocale, tuttavia la prospettiva di aggiungere sensori visivi a un dispositivo che può essere indossato ovunque solleva inevitabili interrogativi sui possibili rischi per la privacy.

A cosa servono le fotocamere nelle nuove cuffie Apple

Grazie all'integrazione di piccole fotocamere, i nuovi AirPods sarebbero in grado di vedere ciò che l'utente osserva e fornire così risposte puntuali in tempo reale, come un'indicazione stradale o la lettura dell'etichetta di un prodotto esposto in vetrina. Per realizzare questo obiettivo, la tecnologia sarà ovviamente integrata nelle future versioni di iOS e Siri.

Stando alle anticipazioni, le fotocamere verranno installate sugli steli delle cuffiette wireless – che quindi saranno leggermente più lunghi rispetto agli AirPods 4 – ma non dovrebbero essere in grado di scattare foto o registrare video. Gli auricolari serviranno solamente per acquisire immagini a bassa risoluzione destinate all'elaborazione dell'intelligenza artificiale e un LED luminoso segnalerà quando i dispositivi entreranno in funzione. Ma è proprio qui che si apre il tema più delicato.

Il punto sulla privacy: un occhio che ci segue ovunque andiamo

La questione non riguarda ovviamente soltanto Apple, ma più in generale la diffusione di tutti quei dispositivi capaci di osservare l'ambiente in maniera continua e pressoché invisibile. Una questione che Meta conosce bene dopo le molte polemiche che continuano a nascere attorno agli smart glass sviluppati con Ray-Ban. Gli occhiali intelligenti dell'azienda di Mark Zuckerberg sono da tempo al centro di episodi di registrazioni non consensuali, a volte sfociati in veri e propri ricatti, e con gli AirPods il rischio potrebbe riproporsi ed essere ancora più accentuato, visto che siamo ormai abituati a indossare le cuffiette in molti più posti rispetto a un paio di occhiali.

Certo, qualora le indiscrezioni di Bloomberg venissero confermate, i nuovi auricolari non saranno in grado di filmare di nascosto persone e ambienti. Le immagini e i video non sono però le sole informazioni sensibili che un utente potrebbe non voler condividere con Apple.

Ogni dato acquisito potrebbe infatti contribuire a costruire una traccia dettagliata di tutto ciò che facciamo: cosa guardiamo, i posti che frequentiamo, le persone che incontriamo, perfino i cibi che mangiamo. Tutte informazioni che, nell'era dell'IA, possono facilmente essere utilizzate per gli scopi più disparati, dalla personalizzazione delle offerte pubblicitarie al tracciamento dei nostri spostamenti. Per non parlare poi dell'eventualità di un attacco hacker al nostro profilo Cloud o ai database di Apple. In un simile scenario – remoto, ma non impossibile – i malintenzionati potrebbero disporre di una quantità infinita di dati strettamente personali. Siamo davvero pronti a normalizzare tutto questo?

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views