Satellite spia USA esploso misteriosamente nello spazio: rischio Sindrome di Kessler

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Satellite distrutto. Credit: iStock
Il satellite spia degli Stati Uniti “USA 32” – conosciuto anche come FARRAH III – è esploso nello spazio lo scorso 13 settembre, lasciando una pericolosissima scia di detriti nell’orbita bassa terrestre. Ignote le cause della distruzione del satellite.

La Space Force degli Stati Uniti, la forza armata che Trump vorrebbe vestire come i cattivi di Star Wars, ha annunciato che un satellite spia USA è andato distrutto il 13 settembre 2026 per cause sconosciute. Si è trasformato in una nuvola di detriti che, in casi estremi, potrebbe innescare la temuta Sindrome di Kessler, il collasso dell'esplorazione spaziale e dei servizi satellitari. Protagonista di questa misteriosa esplosione, avvenuta nell'orbita bassa terrestre (LEO) a 775 chilometri dalla superficie terrestre, è il satellite USA 32 – nome in codice FARRAH III – declassificato solo quest'anno dall'agenzia federale National Reconnaissance Office (NRO).

Il veicolo spaziale era stato lanciato nello spazio nel lontano 5 settembre 1988 a bordo di un razzo Titan II nel contesto di una missione top-secret, con l'obiettivo di sorvegliare i radar dell'ex Unione Sovietica. Era, di fatto, un classico residuo dello spionaggio che affonda le radici nella Guerra Fredda. Curiosamente, il nome della classe di questi satelliti spia traeva ispirazione da quello dell'attrice Farrah Fawcett.

Almeno fino al 2021 FARRA III (o USA 32) era regolarmente in orbita e continuava a captare segnali radar, elaborarli e ritrasmetterli ai militari sul terreno. Qualcosa, però, ha posto improvvisamente fine alla sua attività, trasformandolo in una pioggia di spazzatura spaziale, come confermato dalle stesse Forze Spaziali statunitensi con un messaggio pubblicato sul catalogo di Space-Track:

La Space Force statunitense (S4S) conferma la frammentazione di USA 32 (#19460) nell'orbita bassa terrestre il 13 settembre 2026 (Giorno 256 giapponese) alle 21:13 UTC circa [le 23:13 ora italiana NDR]. Tutti i detriti tracciati vengono inclusi nei controlli di routine per la valutazione delle congiunzioni, al fine di garantire la sicurezza dei voli spaziali. Non sono state identificate minacce immediate; ulteriori analisi sono in corso.” È un messaggio stringato che non fornisce alcun indizio su ciò che potrebbe essere accaduto.

A formulare un'ipotesi sul possibile incidente il professor Tony Phillips, responsabile del portale specializzato in meteo spaziale spaceweather.com, che spesso si occupa anche di altre tematiche legate allo spazio. Lo scienziato, in una nota pubblicata il 17 settembre, sottolinea che “potrebbe non esserci nulla di sinistro in questo evento”. Nulla, infatti, indica che possa essere stato distrutto dall'impatto di meteoroidi – alcuni film apocalittici iniziano così – oppure da un attacco ASAT, ovvero Anti-Satellite Weapon (arma antisatellite), come quelle che gli Stati Uniti hanno recentemente annunciato di possedere. L'ipotesi del dottor Phillips è decisamente più plausibile: “Le vecchie sonde spaziali trasportano batterie e propellente residuo. Dopo 38 anni di riscaldamento e raffreddamento, un serbatoio pressurizzato o una cella della batteria della sonda USA 32 potrebbero semplicemente essersi rotti.” In sostanza, potrebbe trattarsi di un incidente legato ai quasi quattro decenni trascorsi a orbitare attorno alla Terra.

Anche l'INAF specifica che i continui cicli di variazione di temperatura possono innescare la distruzione di un vecchio satellite, sottolineando che "batterie degradate possono sviluppare cortocircuiti, sovraccarichi o fenomeni di surriscaldamento incontrollato", inoltre "anche il propellente residuo rimasto nei serbatoi, i gas pressurizzati e altre forme di energia immagazzinata possono provocare rotture o esplosioni." Non sappiamo cos'è accaduto a USA 32, ma ciò non rende l'evento "innocuo", tutt'altro.

Qualunque sia la causa della sua distruzione, infatti, la nuvola di detriti generata rappresenta un problema da non sottovalutare, perché si è formata in un'area attraversata da numerosi altri satelliti e perché nella stessa zona, come specificato dall'astrofisico, ci sono già i detriti della collisione tra i satelliti “Iridium 33 e Cosmos 2251 avvenuta nel 2009.” Il rischio principale è che, a causa dei troppi satelliti nell'orbita bassa terrestre, possa innescarsi quella che gli scienziati chiamano “Sindrome di Kessler”.

È una teoria messa sul tavolo alla fine degli '70 dal dottor Donald J. Kessler, consulente della NASA, in base alla quale – a causa dell'accumulo di detriti nella LRO – si potrebbe innescare una reazione a catena in grado non solo di azzerare la capacità di condurre esplorazione spaziale, ma anche tutti i servizi satellitari fondamentali. Oggi, ad esempio, godiamo di navigazione GPS, internet nelle località remote e monitoraggio scientifico di oceani, foreste incendi e atmosfera grazie ai satelliti civili, come quelli della famiglia Sentinel di Copernicus.

La frammentazione di un satellite potrebbe generare detriti in grado di distruggere uno dopo l'altro tutti gli altri satelliti a causa dell'affollamento, creando una barriera impenetrabile per i voli spaziali (qualunque missione rischierebbe di essere distrutta) ed eliminando di fatto ogni servizio satellitare. Uno degli aspetti più inquietanti della Sindrome di Kessler è la tempistica; secondo un recente studio, a causa del sovraffollamento dell'orbita bassa terrestre, l'innesco distruttivo potrebbe verificarsi in appena 2,8 giorni. In pratica, se uno dei frammenti di USA 32 dovesse trasformarsi nella miccia della Sindrome di Kessler, l'intera distruzione della rete satellitare avverrebbe in meno di 3 giorni. Chiaramente è un'ipotesi piuttosto remota, ma non va sottovalutata proprio alla luce del sempre più abbondante “traffico” causato dai satelliti che continuiamo a immettere in orbita bassa terrestre.

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