Identificato il segnale delle armi nucleari nascoste nello spazio: lo studio su Nature

Esiste un segnale che può tradire la presenza di armi nucleari nascoste nello spazio e renderle rilevabili anche se occultate all’interno di un satellite. È quanto riporta un nuovo studio pubblicato su Nature da Areg Danagoulian, professore associato del MIT, che propone un metodo di verifica del rispetto del trattato internazionale che vieta il posizionamento di armi nucleari in orbita. Nell’articolo, Danagoulian descrive un sistema miniaturizzato che può identificare un’arma nucleare nel giro di circa una settimana orbitando a 4 km di distanza dal satellite sospetto, o addirittura in un’ora avvicinandosi a meno di 1 km.
Il rilevamento si basa un segnale distintivo, i neutroni emessi nell’interazione tra l’uranio contenuto nell’arma nucleare e i protoni ad alta energia intrappolati nel campo magnetico terrestre. Questo segnale potrebbe essere captato da sensori installati su un satellite “ispettore” in grado di monitorare veicoli spaziali sospetti.
I timori degli Stati Uniti sulle armi nucleari nello spazio
“Recentemente, gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per il fatto che la Russia stia testando componenti di armi antisatellite (ASAT) a testata nucleare, con la possibilità di posizionare un’arma nucleare nello spazio” spiega Danagoulian nell’abstract dello studio. “Un simile ordigno, se fatto detonare, distruggerebbe la maggior parte dei satelliti in orbita bassa, interrompendo le reti di telecomunicazione, il GPS, internet spaziale e molti altri servizi essenziali”.
Il riferimento è al caso del controverso satellite russo Cosmos 2553, lanciato nel 2022 poche settimane prima dell’invasione dell’Ucraina e indicato da un funzionario del governo statunitense come parte di un presunto programma della Russia finalizzato allo sviluppo di un satellite in grado di trasportare armi nucleari nello spazio.
Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 sottoscritto da 117 Paesi, tra cui Cina, Stati Uniti e Russia, vieta il posizionamento di armi nucleari in orbita ma attualmente non esiste un modo per verificare che i satelliti non contengano ordigni nucleari. “Di fatto, non sono stati proposti metodi di verifica nemmeno nella letteratura scientifica non classificata e sottoposta a revisione paritaria” ha aggiunto Danagoulian, presentando il sistema per colmare questa lacuna.
Il satellite “ispettore” per rilevare il segnale delle armi nucleari
L’idea del professor Danagoulian si basa su un sistema di sensori installato su un piccolo satellite “ispettore” in grado di orbitare vicino a un satellite sospetto e rilevare il segnale delle armi nucleari: i neutroni emessi nella collisione di protoni ad alta energia con il materiale radioattivo.
“Quando un protone ad alta energia si scontra con elementi ad alto numero atomico, come l’uranio e il plutonio, ogni protone può emettere circa 40 neutroni. È un numero incredibilmente elevato. Stiamo parlando di milioni di protoni al secondo per centimetro quadrato, molti dei quali generano 40 neutroni”.
Il sistema è formato da due pannelli di sensori di neutroni, chiamati scintillatori, in grado di rilevare queste particelle. “I pannelli sono interposti tra rivelatori di diamante a cristallo sintetico che consentono al sistema di distinguere tra i neutroni provenienti da materiali radioattivi e quelli di origine naturale, come protoni ed elettroni. La struttura a due pannelli può essere utilizzata per stimare la direzione del neutrone, permettendo di differenziare i neutroni atmosferici naturali da quelli provenienti da un potenziale satellite”.
Secondo Denagoulian, il sistema installato all'interno su un satellite “ispettore” delle dimensioni di un CubeSat sarebbe sufficientemente robusto da sopravvivere all’ambiente ostile dell’orbita terrestre bassa, pur essendo abbastanza veloce da elaborare protoni, elettroni e neutroni che lo colpiscono. I calcoli sulla durata della permanenza del sistema in prossimità del satellite sospetto gli danno fiducia nella fattibilità del sistema.
“Se un satellite rilevatore orbitasse entro 4.000 metri dal satellite sospetto per circa una settimana , potrebbe rilevare un’arma nucleare con una precisione del 99%. Se riuscisse ad avvicinarsi a meno di 1.000 metri dal satellite sospetto, la rivelerebbe in circa un'ora. Ciò equivarrebbe a un singolo sorvolo”.
Il metodo, per ora descritto attraverso simulazioni, rappresenta il primo tentativo di verifica del Trattato sullo spazio extra-atmosferico. “Spero vivamente che questo si trasformi in un sistema reale, o in un sistema di prova di concetto, ma l’obiettivo al momento è che i laboratori nazionali utilizzino questo lavoro per le proprie ricerche e che i responsabili politici prendano seriamente in considerazione questa tecnologia come potenziale parte dei mezzi tecnici nazionali” ha concluso Danagoulian.