Groenlandia e Antartide hanno perso 11.309 miliardi di tonnellate di ghiaccio in mezzo secolo

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Il ghiacciaio Thwaits in Antartide, uno dei più minacciati dalla crisi climatica. Credit: Copernicus/ESA
I ricercatori dell’Ice Sheet Mass Balance Intercomparison Exercise (IMBIE) hanno determinato che, in appena mezzo secolo, le calotte glaciali di Groenlandia e Antartide hanno perduto oltre 11.000 miliardi di tonnellate di ghiaccio.

In circa mezzo secolo, le due principali calotte glaciali della TerraAntartide e Groenlandia – hanno perso complessivamente 11.309 miliardi di tonnellate (o gigatonnellate, Gt) di ghiaccio, con un margine di errore di ± 565 Gt. È un valore estremo, che da solo ha contribuito all'innalzamento del livello del mare di 3,14 centimetri. L'aumento del livello del mare è una delle principali minacce del cambiamento climatico, dato che oltre a catalizzare il rischio di mareggiate, alluvioni e altri eventi meteo estremi, può letteralmente sommergere isole, regioni costiere e intere città (anche in Italia). Pochi centimetri potrebbero apparire ininfluenti, ma come spiegato in un comunicato dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) dal professor Andrew Shepherd, docente presso il Centro per l'osservazione e la modellizzazione polare – Dipartimento di geografia e scienze ambientali della Northumbria University (Regno Unito), sta a significare che “sono messe a rischio di inondazioni ed erosione costiera altri sei-nove milioni di persone.” Ogni centimetro conta, e per il futuro si prospettano innalzamenti di mezzo metro o più.

A determinare l'estrema perdita di ghiaccio in Groenlandia e Antartide nel corso di circa mezzo secolo è stato un team di ricerca internazionale riunito sotto l'egida dell'Ice Sheet Mass Balance Intercomparison Exercise (IMBIE), un consorzio che riunisce studiosi provenienti da decine di Paesi di tutto il mondo. Tra gli atenei coinvolti, oltre alla sopracitata Northumbria University (il professor Shepherd è fondatore dell'IMBIE), figurano l'Istituto di Geodesia Planetaria dell'Università Tecnologica di Dresda (Germania): il Dipartimento di Geoscienze e Telerilevamento dell'Università di Tecnologia di Delft (Paesi Bassi); l'Università della California Irvine (Stati Uniti); e molti altri. Gli studiosi, coordinati dalla , anch'essa ricercatrice presso la Northumbria University, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i dati di una trentina di missioni satellitari – compresa Copernicus attraverso i satelliti Sentinel e CryoSat dell'ESA – raccolti a partire dal 1972 per la Groenlandia e dal 1979 per l'Antartide.

I ricercatori dell'IMBIE non si sono limitati a fare la “media” sui dati raccolti da ciascuna missione satellitare, ma hanno messo a confronto e integrato le misurazioni delle varie tecniche impiegate: differenza fra accumulo di neve e ghiaccio finito in mare; altimetria della superficie glaciale; e gravimetria, che misura come cambia il campo gravitazionale della Terra a causa delle variazioni nella massa del ghiaccio. Combinando tutto questo è possibile ottenere una stima estremamente precisa della perdita di ghiaccio avvenuta nel corso degli ultimi cinque decenni. Dalle analisi è emerso che, tra il 1972 e il 2023, la Groenlandia ha perso 6.215 ± 467 miliardi di tonnellate di ghiaccio, con un tasso medio annuo di 119 ± 9 Gt/anno e un conseguente innalzamento del livello del mare di 1,81 centimetri. L'Antartide, tra il 1979 e il 2023, ha invece perduto 4.780 ± 513 Gt di ghiaccio, contribuendo a un innalzamento di 1,33 centimetri. Complessivamente, come indicato, le principali calotte glaciali del pianeta hanno contribuito a una perdita di 11.309 ± 565 Gt, causando un aumento del livello medio globale del mare di 3,14 centimetri.

Per quanto concerne l'Antartide, la regione che più ha contribuito alla perdita di ghiaccio è stata quello occidentale, con un incremento significativo nel tasso di perdita negli anni 2010. Si è infatti passati da 29 miliardi di tonnellate perse negli anni '80 alle 163 Gt annue dello scorso decennio. Nell'Antartide orientale, d'altro canto, si è osservata una certa stabilità e addirittura un incremento della copertura glaciale negli anni 2020-2023, grazie a un eccezionale accumulo nevoso. Ma il trend sarebbe si sarebbe già invertito.

Il dato più interessante emerso da questa ricerca, oltre alla mostruosa perdita di ghiaccio verificatasi in appena mezzo secolo, risiede nel fatto che una componente rilevante della perdita di ghiaccio non è legata alla fusione superficiale, bensì allo scorrimento più rapido dei ghiacciai verso gli oceani. Poiché gli oceani sono sempre più caldi a causa del cambiamento climatico, le correnti calde favoriscono lo scioglimento delle masse di ghiaccio con cui vengono a contatto, catalizzando l'innalzamento del livello del mare.

Comprendere come e quanto ghiaccio si perde è fondamentale per poter prevedere l'impatto della crisi climatica e quanto si innalzerà il mare nel prossimo futuro; le stime peggiori parlano anche di più di 1 metro entro la fine del secolo per alcune città italiane come Napoli, Venezia e Genova. I dettagli della ricerca “Mass balance of the Greenland and Antarctic ice sheets from the 1970s to 2023” sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Data del circuito Nature.

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