I dati personali di Antonio Tajani sono finiti sul dark web
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha denunciato la diffusione dei propri dati personali sul dark web. In un post comparso qualche minuto fa su X, Tajani ha parlato chiaramente di un cyberattacco che ha coinvolto anche altre importanti personalità europee e ha tracciato un collegamento diretto con il sostegno italiano all'Ucraina nel conflitto contro Mosca.
"Criminali informatici da giorni hanno diffuso i miei dati personali sul dark web e cercano altre informazioni", ha scritto Tajani in un post pubblicato su X oggi, 7 novembre. Il ministro riferisce che le minacce coinvolgono anche i suoi familiari e che gli hacker sarebbero disposti a pagare per ottenere ulteriori informazioni private. Una pressione che, assicura, non cambierà la linea del governo. "La nostra posizione sull'Ucraina è la ragione politica per cui sono entrato nel mirino", ha dichiarato, collegando esplicitamente le intimidazioni al sostegno italiano alla sovranità e all'indipendenza di Kiev.
Tajani ha ricondotto le minacce anche alle attività avviate dal ministero per contrastare le incursioni informatiche. Dal primo gennaio, ha spiegato, è infatti operativa una nuova "direzione cyber", creata per proteggere la Farnesina da attori ostili, talvolta collegati a entità statali estere. Il ministro ha inoltre annunciato un rinnovato rafforzamento della collaborazione con gli alleati.
Hacker filorussi e la taglia sul dark web
Secondo fonti de Il Fatto Quotidiano, primo a riportare la notizia sul furto di dati al Ministro, dietro l’attacco ci sarebbero gli hacker filorussi del gruppo Noname057(16). Nel suo post Tajani non li ha citati direttamente, tuttavia il riferimento alla posizione sull'Ucraina conferma il collegamento con il complesso scenario in Europa orientale. Sempre secondo il Fatto sarebbero stati diffusi i dati anche del Procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, e del capo della Polizia Postale Ivano Gabrielli. Sul caso starebbe indagando la Procura di Roma.
Curriculum, dati pubblici, numeri di telefono privati, email e indirizzi civici delle abitazioni sarebbero sul dark web da almeno due settimane e riguarderebbero diverse personalità di spicco del panorama europeo. Tra queste, Michael Schmid, presidente di Eurojust (l'agenzia UE per la cooperazione giudiziaria penale), il magistrato tedesco Benjamin Krause, Holger Münch, numero uno della polizia criminale tedesca e Michael Alexander Martens, giornalista da tempo sulla lista nera del Cremlino. Gli hacker hanno messo una vera e propria taglia su questi personaggi, offrendo soldi in cambio dei loro dati personali.
L'ombra della guerra ibrida si allunga sull'Europa
Se tutto venisse confermato, sarebbe l’ennesimo indizio di una guerra ibrida che da diverse settimane starebbe mettendo sotto pressione l'intera Europa. A inizio ottobre centinaia di supermercati francesi si sono trovati costretti a gettare tonnellate di prodotti freschi perché qualcuno aveva manomesso da remoto il software che gestiva i sistemi di refrigerazione. Un incidente che si è ripetuto in altre parti del Vecchio Continente, Italia inclusa, con modalità molto simili. In questo ultimo caso l'attacco è stato rivendicato da due gruppi filorussi: lo stesso Noname057(16) e Z-Pentest. Come abbiamo scritto su Fanpage.it, però, la situazione appare ancora tutta da chiarire.
La situazione d'incertezza è poi proseguita con i continui allarmi bomba che da giorni stanno rallentando il traffico aereo. Oggi stesso è stato infine segnalata una nuova incursione informatica contro la società BBT SE che gestisce la Galleria del Brennero. Stando a quanto riporta l'Ansa, l'operazione non avrebbe comportato conseguenze operative, tuttavia il messaggio risuona ancora una volta forte e chiaro. Tutti i sistemi che impattano direttamente sulla vita dei cittadini sono diventati un potenziale obiettivo.