Droni su aeroporti e attacchi informatici: la guerra ibrida fra Russia e Germania e i rischi per l’Italia

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La guerra ibrida della Russia minaccia l’Europa e la Germania accusa apertamente Mosca di aver inviato i droni che hanno minacciato l’aeroporto di Lipsia. Anche l’Italia resta un bersaglio per attacchi informatici e campagne di disinformazione.

La guerra non si combatte più solo con bombe e soldati. Anche droni, hacker e social network possono essere armi formidabili per danneggiare il nemico e far salire la tensione sullo scacchiere internazionale. A ricordarcelo è la nuova crisi sull'asse Berlino-Mosca, con la Germania che ha apertamente accusato la Russia di essere la responsabile dell'attacco con droni esplosivi (non andato a segno) contro l'aeroporto di Lipsia, spesso utilizzato per il trasferimento di aiuti destinati all'Ucraina. I ministri tedeschi dell'Interno, Alexander Dobrindt, e degli Esteri, Johann Wadephul, hanno parlato apertamente di guerra ibrida.

Ora, usare questo termine non è cosa da poco. La guerra ibrida è infatti una strategia subdola, combattuta con attacchi indiretti – droni, ma anche aggressioni informatiche e campagne di disinformazione – volta a destabilizzare un Paese con cui non si è ufficialmente in guerra. Dopotutto, quello di Lipsia è solo l'ultimo di una serie d'interferenze russe che hanno interessato la Germania nel corso di tutto il 2025. Secondo i dati riportati nelle informazioni disponibili, sono stati individuati oltre 300 tentativi di sabotaggio contro infrastrutture fisiche. Il caso più celebre è quello del 3 ottobre, quando droni non autorizzati hanno provocato il blocco del traffico aereo sull'aeroporto di Monaco di Baviera, lasciando a terra migliaia di passeggeri. La domanda quindi sorge spontanea. Anche l'Italia può essere soggetta a simili operazioni?

Quali sono i rischi per l'Italia

Dal punto di vista della cybersicurezza, il nostro Paese sta affrontando un momento piuttosto delicato. Secondo l'ultimo rapporto Clusit, la relazione annuale più fedele circa lo stato della cybersicurezza, l'Italia continua a rappresentare un "bersaglio preferenziale" per molte categorie di hacker, tanto che tra il 2024 e il 2025 è stato registrato un incremento del 48,7% nella frequenza degli incidenti provocati da aggressori esterni. Un'altra analisi compiuta da Deloitte dal titolo "Cybersecurity, Frodi e Data Privacy" ha mostrato come nel 2025 la Pubblica Amministrazione sia particolarmente soggetta a simili incursioni, attirando oltre il 28% degli attacchi. Di questi, molte aggressioni sono andate a buon fine, con un aumento vertiginoso del 290% rispetto all'anno precedente.

Si può dunque ben capire perché la minaccia russa rappresenti una grande preoccupazione per chi si occupa di cybersicurezza. Negli anni passati sono già stati diversi gli episodi attribuiti a gruppi russi o filo-russi che hanno preso di mira i sistemi italiani. Nel febbraio 2024, il collettivo NoName057 ha sferrato un grande attacco DDoS (Distributed Denial of Service) che ha reso irraggiungibili i siti di diversi servizi strategici (porti, banche, siti istituzionali). L'anno precedente, sempre lo stesso gruppo aveva rivendicato lo stop a una sezione del sito del Ministero dell'Interno per le carte d'identità. Questi attacchi non hanno – almeno finora – comportato la perdita di dati o il furto d'informazioni sensibili, ma rappresentano comunque un forma di pressione, capace di generare disservizi e, soprattutto, un grosso contraccolpo reputazionale.

L'altra arma della guerra ibrida: la disinformazione

L'azione degli hacker russi non si esaurisce con le aggressioni ai siti. Nell'era digitale, dove ciò che circola sui social può fortemente influenzare l'opinione pubblica, centinaia di account gestiti da movimenti vicini a Mosca usano le piattaforme più famose – Facebook, X e Telegram su tutte – per rilanciare fake news e incendiare il dibattito politico con posizioni divisive.

La Germania ha per esempio indicato il GRU, l'intelligence militare russa, come il protagonista di sofisticate operazioni volte a influenzare il dibattito politico e i cicli elettorali, anche sul tema del sostegno all'Ucraina. Un'accusa simile è stata rivolta pochi giorni fa anche dal primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, il quale ha citato un documento del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) dove veniva confermata l'azione di reti russe (e israeliane) per alimentare la campagna di disinformazione dietro l'assalto alla exclave di Ceuta dello scorso luglio. Su Fanpage.it ne abbiamo parlato qui.

Come si difende l'Italia dagli hacker russi

Per evitare danni all'infrastruttura digitale nazionale e monitorare la presenza di media o profili a libro paga di Putin, l'Italia si affida a un sistema di difesa multilivello coordinato dall'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN). Un ruolo operativo centrale spetta al CSIRT Italia (Computer Security Incident Response Team Italia), che riceve le segnalazioni di incidenti e supporta le organizzazioni nelle attività di contenimento e ripristino dei servizi. Il Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica individua inoltre i soggetti pubblici e privati che gestiscono servizi essenziali e strategici, imponendo specifici obblighi di sicurezza e di segnalazione degli incidenti. A completare il sistema ci sono strutture dedicate alla valutazione della sicurezza tecnologica e alla condivisione della threat intelligence. La sfida, dunque, non consiste soltanto nel fermare l'attacco nel momento in cui viene sferrato, ma soprattutto nel prevenire, individuare rapidamente le intrusioni e mantenere operative le infrastrutture più strategiche.

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