L’ombra di Russia e Israele dietro l’assalto a Ceuta: le accuse di Sanchez e il ruolo dei social
Secondo il premier spagnolo Pedro Sanchez, dietro l'assalto all'exclave di Ceuta dello scorso luglio ci sarebbe la lunga mano di Russia e Israele. In un'intervista alla radio Cadena Ser, il capo del governo di Madrid ha denunciato una vera e propria campagna di disinformazione da parte dei due Paesi, che avrebbe indotto oltre 60.000 marocchini a credere che, entrando a nuoto nella città spagnola sulla costa nordafricana, sarebbe stato impossibile essere respinti alla frontiera. "È stata travisata una sentenza del Tribunale Supremo che è stata diffusa nelle reti social attraverso false notizie di disinformazione, anche mediante organizzazioni criminali", ha affermato Sanchez.
Che qualcosa, nell'intera vicenda, non tornasse era emerso già nei primi giorni della crisi. Su Fanpage.it abbiamo intervistato Álvaro García, ricercatore della piattaforma di fact-checking Maldita, che si era infiltrato nelle reti social dove erano circolate le fake news e i messaggi che incitavano alla mobilitazione. La sua analisi aveva permesso di ricostruire un sistema frammentato di gruppi e canali, attraverso i quali venivano condivise informazioni, indicazioni logistiche e false rassicurazioni sulla possibilità di entrare in Spagna. Pur senza poter identificare con chiarezza i responsabili di una simile organizzazione, Garcìa aveva parlato anche della presenza di alcuni account provenienti da Israele che spingevano sul paragonare Ceuta a una Palestina da liberare dall'invasore spagnolo. Vi lasciamo qui l'intervista integrale. Ora le parole di Sanchez sembrano portare nuovi elementi per provare a ricostruire quanto accaduto.
L'assalto al confine e la disinformazione sulla sentenza del Tribunale
Partiamo dall'inizio. Tra il 30 luglio e il 31 luglio, circa 60.000 persone hanno tentato di attraversare il confine dal Marocco verso Ceuta nell'arco di appena 24 ore. Nonostante l'enormità degli afflussi, le infrastrutture di frontiera hanno retto e Madrid ha respinto la maggior parte dei migranti nel giro di pochi giorni. Le immagini della marea umana riversata in poche ore nella cittadina spagnola hanno comunque fatto il giro del mondo, aprendo un caso politico. L'Italia ha per esempio deciso di sospendere l'accordo di Schengen – provvedimento che peraltro è stato appena rinnovato per altri 15 giorni – rafforzando i controlli ai varchi aerei e marittimi provenienti dalla Spagna.
Una volta rientrata la crisi, le autorità spagnole ed europee hanno però cominciato a indagare sulla regia dietro una simile mobilitazione. Secondo Madrid, a innescare l'attraversamento di massa sarebbero stati decine di gruppi e profili su Facebook, Instagram, TikTok, WhatsApp e altri canali social che hanno rilanciato la falsa interpretazione di una recente sentenza del Tribunale Supremo spagnolo sulla Ley de Extranjería, la normativa che disciplina l'ingresso e il soggiorno degli stranieri in Spagna. Gli amministratori di questi gruppi sostenevano che i giudici avessero stabilito l'impossibilità di respingere i migranti intercettati durante l'attraversamento via mare. In realtà, il pronunciamento stabilisce solamente che ai migranti che raggiungono la Spagna via mare non possono essere applicate le procedure di respingimento immediato previste per determinati attraversamenti irregolari delle frontiere terrestri, come lo scavalcamento delle barriere di confine. In questi casi, deve invece essere seguito un iter amministrativo differente.
Il ruolo della Russia nella disinformazione su Ceuta
Sul coinvolgimento di reti russe esistono elementi pubblicamente documentati. Nei giorni successivi alla crisi, il portavoce della Commissione europea Guillame Mercier ha confermato la presenza di canali riconducibili a campagne straniere di manipolazione e ingerenza informativa, sottolineando il coinvolgimento di profili russi. Successive analisi hanno inoltre individuato account legati all'ecosistema informativo russo, compresi canali associati alla rete Pravda, impegnati nell'amplificazione di alcune narrazioni sulla crisi. Un'indagine del gruppo specializzato 411, ripresa dal Guardian, ha poi rilevato come diversi account collegati alla Russia avessero effettivamente contribuito a rilanciare messaggi riconducibili all'area dell'estrema destra dopo l'arrivo massiccio dei migranti a Ceuta.
L'accusa di Sanchez contro le reti israeliane
Più delicato è invece il capitolo relativo a Israele. Sanchez ha inserito esplicitamente profili e reti israeliane tra coloro, a suo dire, avrebbero contribuito alla diffusione delle false narrazioni su Ceuta. Il premier ha dichiarato di basarsi anche su informazioni provenienti da un'indagine del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), il servizio diplomatico UE che, tra le altre cose, gestisce simili emergenze internazionali. Simili ricostruzioni non sono però ancora state rese pubbliche e non è ben chiaro quali nuovi elementi abbia in mano il governo spagnolo.
Nel frattempo le reazioni da parte di Israele non si sono fatte certo attendere. Poche ore dopo la diffusione delle parole di Sanchez, il ministro degli esteri israeliano Gideon Sa'ar ha affermato senza mezzi termini che Sanchez "sta mentendo spudoratamente", accusandolo di voler diffondere falsità per distrarre l'opinione pubblica dai fallimenti della sua politica interna.
Marocco scagionato: "non ci sono prove del suo coinvolgimento"
Il premier spagnolo ha invece respinto l'ipotesi di un coinvolgimento delle autorità marocchine nella crisi. Sanchez ha affermato che non ci sono informazioni dell'intelligence che colleghino Rabat agli eventi del 30 luglio e ha sostenuto che i dati raccolti finora "scagionano senza dubbio" il Marocco. Secondo Madrid, le autorità marocchine avrebbero anzi dispiegato un consistente apparato di polizia nell'area di Castillejos per tutta la durata della crisi, nel tentativo di fermare il flusso verso Ceuta. Sanchez ha concluso definendo "positive" le relazioni bilaterali con Rabat e sottolineando il peso della cooperazione sulla gestione dei flussi migratori.