Un gruppo di hacker ha rivendicato gli attacchi ai frigoriferi, ma ora è difficile credergli

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Gli hacker dei gruppi NoName057(01) e Z-Pentest Alliance vengono collocati nella galassia filorussa. Hanno dichiarato di essere entrati nei sistemi di alcune aziende che si occupano di componenti, aziende che si possono collegare agli attacchi registrati nelle ultime ore. La loro, però, potrebbe essere solo una strategia.

Sembra una rivendicazione. Nelle ultime ore sui canali Telegram dei gruppi hacker NoName057(01) e Z-Pentest Alliance è apparso un comunicato sugli attacchi condotti contro i frigoriferi nei supermercati di mezza Europa, tra cui anche alcuni punti vendita italiani. È una campagna di attacchi hacker inedita. I criminali informatici entrano nei software che gestiscono i freezer nei supermercati, modificano le impostazioni, inseriscono la modalità de-frost e poi osservano l’effetto delle loro azioni. Non solo. Nelle ultime ore questa campagna è scalata. In Francia è stato registrato un attacco alle celle dove viene conservato il sangue per le trasfusioni all’Istituto francese del sangue. Da una temperatura di -30° sono passati a -100°. Vi lasciamo anche la nostra intervista su questo caso all'esperto Paolo Dal Checco.

NoName057(01) e Z-Pentest Alliance hanno pubblicato un video, dove rivendicano la responsabilità di quello che è successo. Entrambi i gruppi vengono ricondotti alla galassia filorussa. Nello specifico spiegano di aver hackerato il sistema Danfoss, un gruppo danese che si occupa di sviluppare componenti per macchinari. Gli hacker sarebbero riusciti a entrare anche nei sistemi della società Dixell XWeb. Non solo. Nella rivendicazione viene fatta una nuova minaccia: “La nostra capacità di intervento si estende ai sistemi di approvvigionamento idrico, alle centrali elettriche, agli impianti industriali e ai siti di stoccaggio degli alimenti”. Il messaggio alla fine è chiaro: questo è solo l’inizio.

La rivendicazione è considerata ufficiale, ma c’è qualche dubbio. Il collettivo NoName057(01) non è esattamente un gruppo di hacker pronti a infiltrarsi in sistemi complessi. Ormai seguiamo le loro azioni da anni. Si tratta soprattutto di attivismo digitale. In breve: si occupano di compiere attacchi che hanno un buon riscontro mediatico ma che di fatto non sembrano essere particolarmente dannosi. Li abbiamo visti decine di volte rivendicare attacchi di natura DDoS verso portali di istituzioni o infrastrutture strategiche: per qualche ora riuscivano a bloccare i siti di banche o ministeri ma poi tutto tornava alla normalità.

Una delle ipotesi che stanno circolando in queste ore quindi è che questa rivendicazione sia strumentale: serve solo a tenere alta l’attenzione su di loro. Al momento le ipotesi sugli autori degli attacchi sono ancora due. La prima è che si tratti di un gruppo di hacker solitari, dei lone wolf. Attori che agiscono in modo indipendente che hanno deciso di farsi notare con qualche azione. La seconda è che invece si tratti di una campagna organizzata a livelli più alti: una strategia messa in piedi da un governo per destabilizzare i Paesi attaccati infondendo un sentimento di paura.

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