Un attacco hacker come quello ai supermercati può capitare di nuovo, meglio prepararsi
L’effetto è fisico. Qualche striscia di codice che viene manomessa, le impostazioni che vengono cambiate al volo. I freezer dei supermercati che cominciano a scaldare. Carichi interi di cibo che finiscono direttamente nella spazzatura. L’attacco hacker diventa fisico. In Italia i casi sono stati pochi ma da mesi nel resto dell’Europa continuano ad arrivare segnalazioni. Palazzo Chigi, dopo una riunione, ha diffuso una nota per chiarire la sua posizione: “La gran parte della catena di distribuzione risulta dotata di sistemi di protezione aggiornati, in grado di respingere intrusioni malevole. Non sussiste quindi alcun allarme, ma permane la massima attenzione da parte di tutti i soggetti istituzionali competenti”.
Le modalità che hanno portato a questa azione non sono chiare. Ne abbiamo parlato con Paolo Dal Checco, esperto di cybersecurity e consulente di informatica forense. Ha formulato tre ipotesi: “Possono aver utilizzato una password trovata altrove, così come possono aver portato avanti una campagna di phishing: invece di trovare le credenziali, se le sono fatte consegnare. Il terzo scenario riguarda gli aggiornamenti: è possibile che il software usato per controllare i freezer non fosse aggiornato”. È questo lo scenario più probabile: “Spesso le persone o le aziende non aggiornano per mancanza di spazio sui dispositivi, per il timore che un aggiornamento rallenti il sistema o ne comprometta il funzionamento, oppure per mancanza di tempo e di personale”.
L’effetto è stato limitato. Giusto qualche caso registrato in giro per l’Italia. Il problema però resta. Anche perché non è ancora chiaro quali siano le motivazioni che hanno portato a questo attacco. Da quello che sappiamo non sono stati chiesti soldi e non sono stati sottratti dati. Sempre Dal Checco: “In genere chi fa un attacco vuole dei soldi. È insolito non riscontrare una questione economica, a meno che non si tratti di un'azione dimostrativa, dell'opera di qualcuno che lo fa per divertirsi o di un avviso per qualcosa di peggio”. Gli scenari di cui parla in queste ore si muovono su due fronti. Il primo di uno o più lone wolf. Parliamo di hacker isolati, che agiscono in modo indipendente, senza seguire ordini da strutture più complesse. Il secondo è quello di un attacco organizzato da strutture vicine ai governi stranieri.
Lo schema però può ripetersi. I freezer dei supermercati non sono l’unico sistema esposto a questo genere di attacchi. Esistono anche altri settori dove le falle sono semplici da trovare: “Una vulnerabilità con caratteristiche simili riguarda i sistemi di videosorveglianza. Sono strumenti che hanno accessi dall'esterno e un firmware che quasi nessuno aggiorna mai. In passato, sono state sfruttate vulnerabilità non risolte per bucare decine di migliaia di telecamere”. L'unico modo per prepararsi è quello di verificare la sicurezza informatica dei dispositivi, controllare il firmware e le password di accesso. Basta un buco per entrare nella rete.