Come hanno fatto gli hacker a sabotare i frigoriferi dei supermercati francesi
Nella notte tra domenica 11 e lunedì 12 ottobre, un grave attacco informatico ha colpito gli apparecchi di refrigerazione di centinaia di supermercati in tutta la Francia. Secondo le prime ricostruzioni, alcuni hacker si sarebbero introdotti nei sistemi della multinazionale danese Danfoss, fornitrice del software che gestisce frigoriferi e congelatori di migliaia di punti vendita in tutto il Paese, per manomettere da remoto la funzione di sbrinamento, costringendo i macchinari a riscaldarsi continuamente, anziché mantenere i prodotti alla giusta temperatura. Il risultato è stato il deterioramento di tonnellate di alimenti freschi e surgelati, con danni stimati in milioni di euro. Come riportato da Reuters, il primo ministro Sébastien Lecornu ha già incaricato l'Agenzia nazionale francese per la sicurezza informatica (ANSSI) di avviare un'indagine per stabilire quanto accaduto e rintracciare i responsabili. Per ora non è ancora chiaro come gli aggressori siano riusciti ad accedere ai sistemi. Qualcuno ha anche ipotizzato l'utilizzo di agenti IA per orchestrare una sofisticata operazione di hacking. Secondo l'esperto di cybersicurezza Kevin Beaumont, però, a permettere il maxi-sabotaggio sarebbe stata una grave leggerezza da parte di chi gestisce i controller di refrigerazione, i quali erano protetti da password debolissime e credenziali compromesse da mesi.
"Ho visto dei reportage davvero sensazionalistici nei media sulla situazione in Francia, in cui si parla del più grande attacco informatico di sempre, causato da uno sciame di bot d'intelligenza artificiale agentica", ha scritto Beaumont sul social Mastodon, dove si firma con il nickname GossiTheDog. "La realtà? No. È la totale mancanza di controlli di sicurezza e uno sviluppo del prodotto negligente da parte del fornitore".
L'accusa di Beaumont: "La password era la data del giorno corrente"
Fin dalle prime ore successive alla scoperta dell'attacco che ha coinvolto autentici colossi della grande distribuzione francese come Carrefour, Intermarché, Super U ed E.Lecler, il successo dell'attacco è stato subito ricondotto a una vulnerabilità presente nelle versioni più datate o non aggiornate del software di gestione dei sistemi di refrigerazione. Come riferisce la BBC, la stessa Danfoss ha avvalorato questa tesi. Beaumont – noto nel campo della cyber security per aver dato il nome, nel 2019, al bug BlueKeep che interessava il protocollo Desktop Remote di Microsoft Windows – è invece convinto che l'errore sia soprattutto frutto dell'incompetenza umana.
Nel suo thread su cyberplace.social, un server decentralizzato che si appoggia a Mastodon, l'esperto ha spiegato che i software di gestione degli impianti utilizzavano "admin" come nome utente e una password che, sì, cambiava ogni giorno, ma corrispondeva sempre alla data del giorno corrente. Un esempio da manuale di come non si dovrebbe mai gestire una credenziale di accesso, soprattutto quando è chiamata a proteggere sistemi tanto importanti. "Ci sono un sacco di speculazioni su chi ci sia dietro: Russia, Cina, Iran", ha ironizzato Beaumont per sottolineare quanto fosse facile ottenere simili accessi. "In realtà è molto probabile che sia stato un adolescente che si annoiava in mutande tra una sessione di Roblox e l'altra".
Beaumont ha proseguito spiegando come l'attacco fosse realizzabile da chiunque con un minimo di nozioni in materia. "Lo si può letteralmente replicare con un singolo comando bash (un'istruzione testuale che si invia direttamente al sistema operativo senza usare il mouse o l'interfaccia grafica, ndr) riga per riga da applicare a ciclo continuo su Internet. Ad agosto era persino comparsa online una guida su come sbrinare i frigoriferi. È una cosa per cui servono zero competenze: ho scritto io stesso lo script bash mentre ero in bagno a fare i miei bisogni". La sua tesi è stata ripresa su X anche dalla testata indipendente International Cyber Digest, la quale ha anche condiviso la dimostrazione tecnica pubblicata sulla piattaforma di cybersicurezza Claroty che sembra spiegare per filo e per segno come sfruttare le vulnerabilità del software di Danfoss.
Qualora tale scenario venisse confermato – al momento le parole di Beaumont non sono state confermate da indagini ufficiali – il caso ricorderebbe molto da vicino la recente violazione subita dal centro anagrafico che gestisce i dati di milioni di cittadini danesi. In quella circostanza, sembra che i preziosi dati fossero protetti dalla ridicola password 123456. Una situazione piuttosto delicata, soprattutto in un momento storico in cui le violazioni informatiche stanno diventando vere e proprie armi, capaci di mettere in ginocchio interi Paesi. L'idea che simili infrastrutture strategiche possano essere affidate a chi sceglie password che i nostri nonni userebbero per configurare la smart TV non appare certo rassicurante.