Dopo 60 anni riapre la caccia sportiva agli alligatori in Louisiana: saranno uccisi col solo metodo del “palo”
A partire da giovedì 1 ottobre 2026, dopo oltre 60 anni di divieto nello Stato della Louisiana (Stati Uniti d'America) sarà riaperta la caccia sportiva agli alligatori (Alligator mississippiensis). Per partecipare a questa attività ‘ricreativa', come viene definita dal Dipartimento della fauna selvatica e della pesca della Louisiana (LDWF), sono stati messi a disposizione 5.000 biglietti tramite un'apposita lotteria chiusa il 30 agosto. Ciascun cacciatore selezionato potrà catturare al massimo due esemplari; ciò significa che 10.000 di questi meravigliosi rettili – i cui esemplari più grandi possono superare i 5 metri di lunghezza per 500 chilogrammi di peso – potranno essere uccisi a ottobre nello stato americano, nel contesto della nuova campagna della durata di un mese.
Il motivo per cui le autorità hanno deciso di riaprire la caccia sportiva all'alligatore risiede nel numero raggiunto da questi animali; secondo le stime del LDWF, nella Louisiana la popolazione ha raggiunto i 3 milioni di esemplari. È considerato uno dei risultati di conservazione più importanti e di successo nella storia americana. Gli alligatori, infatti, a causa della caccia fuori controllo durante il secolo scorso furono portati sull'orlo del collasso; negli anni '50 se ne contavano meno di 100.000 esemplari nello Stato USA. Così il governo locale decise di vietare del tutto la caccia per 10 anni, tra il 1962 e il 1972, per permettere alla popolazione di recuperare.
Una volta superata la fase critica, si decise di riaprire la caccia all'alligatore, ma solo per scopi commerciali e non più ricreativi. In sostanza, gli alligatori potevano essere uccisi solo per farne borse, stivali, cinte per pantaloni e pietanze "esotiche". Oggi, alla caccia commerciale, tornerà ad affiancarsi anche quella ricreativa, che tuttavia dovrà sottostare a rigorose limitazioni sia amministrative che nella controversa pratica di caccia.
I partecipanti, in base a quanto indicato su un post pubblicato su Facebook da LDWF, devono avere almeno 16 anni, essere residenti in Louisiana e avere una formazione da cacciatori, inoltre devono pagare una quota di iscrizione di 50 dollari e acquistare una licenza di caccia all'alligatore dal costo di 25 dollari, nel caso in cui risultassero vincenti alla lotteria. Il governo della Louisiana ha individuato otto zone dove poter cacciare gli alligatori, che tuttavia potranno essere catturati e uccisi solo ed esclusivamente in un modo. Non si potrà andare in giro a sparare loro per abbatterli, come si fa con altri animali, ma dovranno essere letteralmente pescati con un esca agganciata a un “palo”.
In sostanza, i cacciatori dovranno assicurare della carne a una lenza e attendere che il malcapitato alligatore di turno faccia un balzo per mangiarsela. Una volta agganciato all'amo e appeso al palo, il rettile dovrà essere ucciso il più velocemente possibile con un colpo d'arma da fuoco tra gli occhi. Questa tecnica è considerata abominevole da ambientalisti ed etologi, per lo stress, il dolore e la sofferenza che infligge nelle sventurate vittime, uccise per mero divertimento e scopo di lucro. Nonostante ciò, il metodo del "palo" è comunque l'unico previsto dalla rinnovata caccia sportiva in Louisiana. Come indicato, i cacciatori non potranno andarsene in giro a sparare ai coccodrilli o catturarli con una canna da pesca, come viene fatto altrove. I prelievi, inoltre, potranno essere fatti soltanto nelle ore diurne.
A rendere ancor più controversa questa riapertura della caccia vi è anche il modo in cui il Dipartimento della fauna selvatica e della pesca della Louisiana la sta promuovendo sui social. Oltre ai vari messaggi pubblicati per invitare le persone a partecipare alla lotteria (che è andata tutta esaurita), in un post è stato creato una sorta di meme con foto che vorrebbe essere spiritoso. In alto, nell'immagine, si vede un alligatore che riposa lungo le sponde di un corso d'acqua, accompagnato dalla scritta “ciò che vede la maggior parte della gente”; in basso c'è lo stesso ambiente, ma al posto del rettile si vedono un paio di stivali, una borsa, una cinta e dei prodotti alimentari a base di carne di alligatore. In questo caso la frase d'accompagnamento è la seguente: “ciò che vedono i cacciatori.” Una battuta dal sapore amaro che spoglia totalmente questi animali selvatici della loro nobiltà e del diritto di vivere la propria vita, come fossero oggetti a nostra totale disposizione.
In Italia, attualmente, la situazione non è sicuramente migliore per la fauna selvatica, con la preapertura della stagione venatoria in 15 regioni nonostante le ondate di calore, la siccità estrema e le alluvioni degli ultimi messi, che hanno diffuso morte e sofferenza tra gli animali. Non c'è da stupirsi che la Lipu ne abbia chiesto la cancellazione, per non infierire su creature già duramente colpite dalla crisi climatica (e che non possono proteggersi coi climatizzatori e altri metodi come noi). Ma il vero terreno di scontro sarà il DDL caccia “sparatutto” che rischia di essere approvato nel prossimo periodo, nonostante esso violi apertamente le direttive europee (con l'Italia già sotto procedura d'infrazione per gravi violazioni.) La fauna selvatica, nel nostro Paese, non è mai stato così sotto attacco.