Migliaia di granchi blu morti al lago di Fogliano, foto e video. L’esperto: “Seguiranno i pesci, se non si interviene”

Da alcuni giorni, sulle pagine social dedicate alla provincia di Latina stanno circolando le inquietanti immagini di migliaia di granchi blu (Callinectes sapidus) morti o morenti lungo le sponde e le spiagge del lago di Fogliano, uno dei grandi laghi salmastri nel cuore del Parco Nazionale del Circeo. Abbiamo avuto modo di osservare il fenomeno in prima persona nei pressi del Rio Martino, uno dei fiumi principali della Pianura Pontina che, nel suo tratto finale (dove si trova il famoso canale-porto), affianca proprio il grande lago, tra le più importanti zone umide d'Italia e non solo.

È proprio all'interno di un canale che collega il lago alla foce del fiume che abbiamo visto le numerosissime carcasse dei crostacei decapodi, la maggior parte delle quali arenate su “spiaggette” emerse a causa del basso livello dell'acqua. Alcuni esemplari dei granchi alieni sembravano ancora in vita, ma moltissimi erano sicuramente morti da giorni, come si evidenzia dai carapaci secchi e arsi sole ben visibili sia nelle fotografie che nel video. Nell'aria si avvertiva anche un odore abbastanza forte di biomassa in decomposizione; altrove, secondo alcune testimonianze, la situazione sarebbe peggiore di quella che abbiamo osservato noi.
Per dare un po' di contesto, ricordiamo che i granchi blu non sono una specie autoctona, cioè naturalmente presente in Italia, bensì originaria del continente americano. Si tratta di una delle specie aliene più voraci e invasive al mondo, contro cui si sta combattendo da diversi anni in Italia e in altri Paesi. Questi animali non solo provocano un danno significativo agli ecosistemi e alla biodiversità locale, divorando molluschi bivalvi (come le vongole e le cozze), altri crostacei (gamberi e granchi) e novellame dei pesci, ma anche agli allevamenti di acquacoltura. Danni ingenti sono stati riscontrati soprattutto nelle lagune del Nord Italia, dove vengono raccolti quintali di questi granchi che continuano a moltiplicarsi a un ritmo spaventoso. Chiaramente i granchi blu non hanno alcuna colpa; cercano solo di sopravvivere e prosperare come è nella natura di ciascun essere vivente. In questo caso (come in moltissimi altri casi) è l'uomo che ha introdotto una specie alloctona per interesse commerciale, che si è diffusa a dismisura fuori controllo trasformandosi in un grave problema ecologico.

Alla luce di quanto indicato, una moria come quella attualmente in corso al lago di Fogliano potrebbe in apparenza sembrare una notizia "positiva" per l'ecosistema, ma in realtà i granchi stanno morendo proprio perché è l'ecosistema a essere in sofferenza. E potrebbero essere la punta dell'iceberg. Come spiegato a Fanpage.it dal naturalista e fotografo Simone Proietti, il problema principale della moria risiede nell'insabbiamento di un canale posto in corrispondenza della Foce del Duca, che “non consente più quel ricambio di acqua marina che consentiva di riossigenare le acque del lago”. In sostanza, a causa dei detriti il lago non riceve acqua ricca di ossigeno e va incontro a un processo di eutrofizzazione, con esplosione algale e crollo dei livelli d'ossigeno, la causa scatenante della morte dei granchi blu.

“Quanto sta accadendo al Lago di Fogliano in questi giorni, anzi mesi direi, perché la cosa si protrae da tempo, evidenzia due problemi ecosistemici: da una parte – evidenzia il dottor Proietti – l‘anossia del lago, con la conseguente moria di un gran numero di animali, tra cui emergono soprattutto tanti granchi blu (ma ora seguiranno anche pesci se non si interviene rapidamente); dall'altra, un secondo campanello di allarme è rappresentato dalla conferma di un'elevata presenza di granchi blu, una specie invasiva e molto vorace che purtroppo si è diffusa con un contingente enorme di individui nel lago, entrando in competizione con le altre specie e alterando gli equilibri ecosistemici.”

Sulla questione è recentemente intervento anche il Parco Nazionale del Circeo con un post pubblicato su Facebook il 26 giugno, sottolineando che “la manutenzione ordinaria delle foci del lago non rientra tra le competenze dirette dell’Ente Parco.” “Tuttavia – aggiunge – considerata la criticità ambientale della situazione e il valore degli ecosistemi interessati, l’Ente Parco ha scelto di mettere a disposizione il proprio contributo tecnico e amministrativo, come già avvenuto lo scorso anno, per favorire una rapida soluzione della criticità.”
In passato erano già stati effettuati dei lavori di scavo per rimuovere l'insabbiamento alla Foce del Duca e far tornare il lago a respirare, ma evidentemente il problema si presenta ciclicamente con un impatto significativo. Gli interventi di ripristino dovrebbero comunque essere avviati in tempi piuttosto rapidi, come indicato dall'Ente Parco: “Sono state avviate da tempo le interlocuzioni e le attività di coordinamento con tutti i soggetti istituzionali coinvolti a vario titolo, a partire dal Raggruppamento Biodiversità dei Carabinieri, per pianificare un intervento di disostruzione delle foci, indispensabile per ripristinare il naturale collegamento tra il lago e il mare. Si tratta di attività fondamentali per ristabilire il corretto ricambio delle acque, garantire la loro ossigenazione, preservare la biodiversità e prevenire possibili criticità ambientali. L’Ente Parco sta perfezionando in urgenza l’affidamento dei lavori di disostruzione, e l’auspicio condiviso è che, completati i necessari passaggi amministrativi, l’intervento possa essere avviato già nei prossimi giorni.”

Resta comunque il problema dell'invasione dei granchi blu, che in base ai numeri segnalati hanno letteralmente colonizzato il lago di Fogliano, almeno in parte. “Non sarà certo questa sporadica moria ad eradicare il granchio blu dal Lago di Fogliano”, ha affermato a Fanpage.it il dottor Proietti, aggiungendo l'importanza “di portare avanti un'accurata analisi dello stato di salute dei laghi costieri, a cominciare dai report di monitoraggio, per procedere con interventi gestionali mirati e finalizzati a favorire la conservazione di zone umide che ricordo essere tra le più ricche di biodiversità sull'intera Penisola.”
