Cosa sono i piccoli reattori nucleari che il governo vuole costruire in Italia e come funzionano
Mercoledì 23 settembre 2026 il Senato ha approvato la legge delega “Pichetto” sul nucleare, con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Il testo aveva già ricevuto il via libera il 4 giugno scorso alla Camera, pertanto è stato compiuto il passaggio definitivo che riporterà l'energia nucleare in Italia a 40 anni dal referendum del 1987 che decretò la chiusura delle vecchie centrali (sotto la spinta emotiva provocata dal disastro di Chernobyl). Tutto ruota attorno a piccoli reattori chiamati Small Modular Reactors o con l'acronimo di SMR. In parole semplici, si tratta di reattori a fissione nucleare basati sulla stessa, vecchia tecnologia delle grandi centrali di terza generazione: producono meno energia – in genere 100-400 megawatt contro gli oltre 1.000 dei grandi impianti – ma con molteplici vantaggi (e alcuni aspetti da non sottovalutare). All'orizzonte ci sono anche i cosiddetti AMR (Advanced Modular Reactors), i reattori avanzati di quarta generazione che al momento esistono solo sotto forma di prototipi, mentre un paio di SMR sono già in funzione in Russia e Cina. Ci torneremo a breve.
È doveroso sottolineare che al momento la delega non stanzia alcun fondo per la realizzazione di nuovi reattori – per questo si pensa a una collaborazione anche con i privati –, ma investe il governo del compito di gestire tutti i passaggi che porteranno alla costruzione degli impianti, alla gestione delle scorie, al ripristino dell'Agenzia per la sicurezza nucleare e altri paletti burocratici. Per posare la prima pietra saranno necessari dei decreti attuativi da emanare entro un anno; secondo Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica e autore della legge che porta il suo nome, saranno pronti entro la fine del 2026. Il ministro ha anche aggiunto che i primi reattori dovrebbero entrare in funzione tra il 2033 e il 2034, ma non è una data incisa sulla pietra, bensì una stima basata sulle indicazioni del mercato e della letteratura scientifica. Al momento non si sa nemmeno dove saranno costruiti. L'unica certezza è che il nucleare italiano, perlomeno all'inizio, si baserà su batterie di questi SMR. Ma cosa sono esattamente?
Cosa sono e come funzionano i reattori nucleari SMR
Come aveva spiegato a Fanpage.it il fisico nucleare Marco Casolino, il funzionamento alla base degli SMR è il medesimo di tutti i reattori a fissione nucleare: “Si utilizza un materiale che decade, in questo caso l'uranio. L'uranio ha tantissimi protoni e neutroni e tende a spezzarsi e a decadere. Ma come si fa a produrre energia da questo processo? Innanzitutto l'uranio viene raffinato e arricchito con isotopi che decadono maggiormente, poi si fa in modo che il decadimento di una singola particella di uranio lo attiva in altre due particelle, che a loro volta lo inducono a quattro, a otto e così via. E così ho la famigerata reazione a catena in cui ne ho sempre di più. Ora la reazione a catena incontrollata ti dà la bomba nucleare: scateno l'esplosione, non la posso controllare e distruggo una città. Invece nei reattori nucleari avvengono reazioni a catena controllate e regolate dal moderatore, cioè da elementi che fanno sì che tu ne puoi produrre due, quattro, sei, ma a otto ti fermi. Qualunque reattore nucleare sta sempre in queste zone di equilibrio: sono stabili e sicure, tra una reazione che aumenta e una che la spegne. Per ottenere l'energia, essenzialmente, si fa scaldare l'acqua.” In sostanza, il vapore che scaturisce dal riscaldamento dell'acqua attiva una turbina che è a sua volta collegata a un generatore, responsabile infine della produzione dell'energia che può alimentare le nostre case.
I reattori nucleari, sottolinea il dottor Casolino, possono essere grandi, medi o piccoli: all'Italia, sulla base della nuova legge delega sul nucleare, interessano quelli piccoli, gli SMR appunto, che sono “più maneggevoli, sicuri e fruibili.” A differenza di quelli tradizionali, infatti, possono essere infatti costruiti in una fabbrica, trasportati nel sito dell'impianto e installati come moduli. Sono considerati più sicuri perché hanno una potenza inferiore rispetto alle grandi centrali nucleari da oltre 1.000 megawatt, quindi c'è una minore quantità di energia da gestire. In caso di incidente con perdita di refrigerazione, di fatto c'è meno calore da contrastare e meno materiale radioattivo che può disperdersi. Lavorano anche a pressioni inferiori riducendo ulteriormente i potenziali rischi, inoltre la maggior parte di essi è dotato di sistemi di sicurezza passiva per impedire che il materiale fissile raggiunga la massa critica e inneschi catastrofi. Fra essi figurano design semplificato e modulare, serbatoi d'emergenza integrati, uso della gravità e altri sistemi per dipendere meno dall'energia elettrica (in quelli tradizionali si usano soprattutto pompe e attuatori). Possono inoltre essere costruiti sotto il suolo, dove risultano più al sicuro da attacchi terroristici, bombardamenti e disastri naturali.
Cosa sono gli AMR
Gli SMR di terza generazione sono raffreddati ad acqua, ma quelli di quarta generazione, i cosiddetti AMR (Advanced Modular Reactor) più avanzati, come indicato dall'ENEA utilizzano nuovi sistemi di raffreddamento come il piombo liquido. Possono usare anche sodio liquido o sali fusi; ne esistono diverse tipologie. L'ENEA sottolinea che sono “combustibili innovativi per offrire prestazioni migliori, nuove funzionalità (cogenerazione, produzione di idrogeno, soluzioni per la chiusura del ciclo del combustibile e quindi della gestione dei rifiuti nucleari)”. Rappresentano inoltre un “cambiamento di passo per una più elevata competitività economica, sostenibilità, sicurezza passiva e affidabilità, nonché resistenza alla proliferazione e protezione fisica”, aggiunge agenzia.
Questi reattori, in caso di problemi. possono anche spegnersi automaticamente senza richiedere operazioni complesse, come quelle necessarie per spegnere un reattore nucleare tradizionale. Alla maggiore sicurezza passiva indicata dai promotori si accompagna anche una riduzione dei rifiuti radioattivi. I reattori AMR possono anche usare anche i residui delle vecchie centrali. L'Italia sta al momento puntando agli SMR di terza generazione avanzata, quelli che vedremo operativi – se tutto dovesse andare secondo i piani – entro gli anni '30, ma lo sguardo è rivolto anche al futuro e dunque agli AMR, che al momento, lo ripetiamo, sono solo progetti sperimentali.
La sicurezza degli SMR
Nonostante i molteplici vantaggi, secondo il professor Edwin S. Lyman della Union of Concerned Scientists (UCS) e dell‘Institute of Nuclear Materials Management gli SMR però non sarebbero realmente più sicuri dei normali reattori. Ad esempio, lo scienziato sostiene che i sistemi di sicurezza passiva potrebbero non funzionare durante terremoti, incendi e altri disastri naturali, inoltre la necessità di avere più piccoli reattori distribuiti sul territorio aumenta le probabilità di attacchi e sabotaggi, con contestuale necessità di più forze armate. Gli effetti cumulativi di queste criticità, secondo lo scienziato, potrebbero rendere gli SMR "più pericolosi" delle grandi centrali, ma c'è un dibattito molto accesso in corso.
L'unica certezza è che ad oggi sono ancora pochissimi gli SMR in attività; i due della Akademik Lomonosov in Russia e il Linglong One – ACP100 in Cina. Un impianto con più moduli è in costruzione in Canada dal 2025 e dovrebbe essere pronto la fine del 2030, per un costo di 14 miliardi di euro e una potenza complessiva di 1.200 megawatt. Per far funzionare questi impianti, lo ricordiamo, serve uranio fortemente arricchito che attualmente l'Italia e altri Paesi europei non producono, pertanto si rischia anche col nucleare di dipendere da altri Paesi. E la Russia è il principale esportatore di uranio fortemente arricchito. Il sogno degli scienziati è raggiungere il Sacro Graal dell'energia, la fusione nucleare, sicura e pulita.