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Il paese in Italia che convive con i rifiuti nucleari, il sindaco di Trino: “Volevo farne un museo”

Trino è un comune in provincia di Vercelli. Fino al 1990 qui era attiva una centrale nucleare. Dopo la chiusura Trino è diventato uno dei depositi in Italia in cui vengono accumulati i rifiuti radioattivi che arrivano dalle attività nucleari. Fanpage.it ha intervistato il suo sindaco per capire come vengono gestiti e quale impatto hanno sulla cittadinanza.
Intervista a Daniele Pane
Sindaco di Trino
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In Italia si è tornato a parlare di energia nucleare. Il 4 giugno la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge sul nucleare sostenibile. Un disegno di legge sostenuto da Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Fra i campi di intervento di questo disegno di legge ci sono i micro-reattori nucleari, impianti molto diversi da quelli che sono stati creati nel primo programma nucleare italiano. La prospettiva del ritorno dell’energia nucleare ha riaperto diversi dibattiti, a partire dalla gestione delle scorie e dei rifiuti che arrivano dal nucleare. La differenza la vedremo meglio in questo articolo.

Trino, spesso chiamato a torto Trino Vercellese, è un piccolo comune di 6.800 abitanti nella provincia di Vercelli, in Piemonte. Qui negli anni ’60 è stata aperta la centrale nucleare Enrico Fermi, chiusa poi negli anni dopo il referendum sul nucleare del 1987 dove il NO aveva vinto con percentuali attorno all’80%. E qui al momento è conservata anche una parte dei rifiuti radioattivi prodotti in Italia. Il sindaco è Daniele Pane, classe 1986, sindaco rieletto nel 2023 con una lista di centrodestra. Fanpage.it lo ha intervistato per capire cosa vuol dire convivere con i rifiuti radioattivi.

Quante scorie ci sono a Trino rispetto a tutte quelle prodotte in Italia?
Non è una domanda che ha una sola risposta. Le percentuali di riferimento sono di due tipi diversi. Uno è il dato con la percentuale della quantità di rifiuti radioattivi, l’altro è il dato riferito alla qualità. Più è alta la radioattività, più c'è un peso specifico diverso. Il Piemonte, quindi tra Trino e Saluggia, ha circa il 79,3% della radioattività italiana. Se parliamo invece di volume, Trino ha il 5% del volume totale.

Quindi di quanto parliamo in termini di metri cubi?
Sono 1.665 metri cubi.

Basterebbero a riempire il 66% di una piscina olimpionica.
Sì, a livello nazionale dovrebbero esserci circa 32.000 metri cubi.

Quindi quasi 13 piscine olimpioniche. E come ha iniziato Trino ad accumulare scorie?
Il ciclo di vita delle centrali nucleari attive in Italia si chiude ufficialmente nel 1990. Il referendum del 1987 non ha chiuso il capitolo nucleare, aveva chiuso il ciclo legato alla ricerca e alla costruzione di nuovi impianti in Italia e all’estero. Nessuno dei quesiti riguardava la chiusura delle centrali che erano attive.

Quindi in realtà dall'86 al 90 le centrali italiane hanno continuato una produzione, seppur in maniera molto più limitata perché comunque c'era un'opinione pubblica che era contraria. Fu poi un decreto, quindi non un referendum, a chiudere definitivamente il ciclo di vita delle centrali.

Quindi nel 90 parte il fermo dell’impianto nucleare di Trino.
Chiaramente un fermo di un impianto nucleare richiede anche un tempo perché non la puoi accendere e spegnere oggi per domani. Servono mesi, se non anni. Fino al 2000 si lavora all'impianto normativo e tecnico per avviare il decommissioning del nucleare, il processo di chiusura e smaltimento degli impianti. Praticamente siamo stati l’unico Paese al mondo ad avviare questo processo e chiudere tutto il ciclo del nucleare.

E cosa succede dopo il fermo?
La centrale di Trino diventa deposito di se stessa, ok? Così come tutti gli altri impianti nucleari italiani. Manteneva lo status quo e quindi si trasformava in deposito di se stessa. Da questo momento bisogna decidere dove mettere il combustibile, sia quello usato che quello da usare e come smaltire gli impianti. Per arrivare a una soluzione ci vogliono un po’ di anni. L’obiettivo era scegliere dove fare il deposito unico Nazionale per l’Italia, un deposito di superficie per i rifiuti a bassa e media radioattività.

Questo deposito era stato individuato a Scanzano Jonico, in provincia di Matera.
Sì, negli anni 2000. Poi a Scanzano Jonico si verifica una sommossa popolare e allora il governo ritira il decreto. Da quel decreto però vengono definite le compensazioni ambientali di cui però i nostri comuni godono ancora oggi. Si parlava di 100 milioni di compensazioni all’anno per il deposito unico, una cifra che poi è stata divisa e riassegnata ai siti definiti come depositi temporanei. Tra cui Trino.

Perché gli abitanti di Trino non si sono mai opposti al deposito di scorie?
Io sono sindaco dal 2018. Io sono nato nel 1986 e sono nato con la centrale nucleare a Trino. La stragrande maggioranza della popolazione ha sempre vissuto con la centrale nucleare. Siamo abituati a confrontarci ogni giorno su questo tema. Per questo c’è un’attenzione diversa.

I soldi che arrivano dalle compensazioni per cosa vengono usati oggi?
Quei 100 milioni non sono stati dati subito. Anzi, è iniziato un contenzioso con lo Stato che è finito una settimana fa con tre sentenze favorevoli: dal primo grado alla Cassazione. È stato riconosciuto il diritto di godere di queste somme: per noi sono 17,2 milioni di euro. E questo riguarda solo una tranche di quei soldi e cioè le annualità maturate fino al 2011. Ora aspettiamo le prossime. Questa somma resta tale fino al 2022, quando il governo ha ridotto la cifra da 100 a 15 milioni.

Quindi a breve vi entrerà un tesoretto da 17 milioni. E poi anche nei prossimi anni fino a recuperare le annualità tra il 2011 e il 2022. È una cifra alta per un paese da 6.800 abitanti.
Sono compensazioni che devono avere una finalità ambientale e di riequilibrio socio-economico. Ambientale è semplice. Una voce su cui lo usiamo: anziché usare il diserbante normale, il glifosato, che è sempre un po' pericoloso, noi usiamo il diserbante ecologico che costa il doppio. Lo finanziamo con queste risorse. Ma poi c’è anche la piantumazione o la riqualificazione energetica degli immobili. Abbiamo cambiato poi i mezzi comunali, siamo passati dai mezzi a diesel a benzina, a mezzi elettrici o quantomeno ibridi.

E poi c’è la voce sul riequilibrio socio-economico. Qui c’è un po’ tutto: incentivi per fare meglio la differenziata e avere un rimborso sulla Tari, incentivi per attività commerciali. Iniziative per aspetti sociali. Un comune con questo tipo di fondi so che ha costruito una nuova scuola con queste risorse: si fa quasi tutto.

Le scorie come vengono conservate? È l’ultimo stadio della loro vita?
Proviamo a distinguere un attimo tra rifiuti e scorie. Scorie per noi sono il combustibile. I rifiuti sono componenti metalliche, componenti che sono state a contatto e hanno assorbito una radioattività indotta, non diretta. Questo vuol dire che le scorie hanno un’alta radioattività, i rifiuti una media o bassa radioattività. Noi parliamo di rifiuti a media e bassa radioattività. Al netto di Saluggia, che ha ancora rifiuti ad alta radioattività. Gli altri rifiuti ad alta radioattività sono tutti in Francia, dove paghiamo perché vengano tenuti.

Passiamo alla conservazione. Prima vengono fatti dei fusti. Poi vengono compattati e fatte delle pizze che vengono messi dentro degli altri fusti che poi sono stoccati dentro i capannoni. Questo è lo step uno di quattro. Il passaggio successivo sarebbe cementare i fusti: aprirli e fare una colata all’interno perché il cemento scherma, poi prendere questi pacchetti di fusti, cementarli e trasportarli al deposito unico nazionale dentro un contenitore ancora più grande e poi cementare il contenitore stesso. E poi coprirlo.

Esiste un turismo legato ai siti nucleari di Trino?
Tenga presente che quando hanno fatto l'open day alla centrale sono passate più di 1.000 persone. Infatti una delle proposte che avevo fatto anche alla regione, era quella di provare a valorizzare il sito trasformandolo in un museo della storia dell'energia atomica italiana. Questo in tempi ancora in cui non si parlava neanche del nuovo nucleare. Avrei voluto mantenere un’archeologia industriale.

Secondo lei perché c’è un interesse nuovo sul nucleare, anche legato alle generazioni più giovani?
Quando ho fatto la candidatura perché Trino diventasse il deposito unico ho avuto due risposte sui social. Su Instagram, usato soprattutto dai giovani, erano tutti favorevoli. Su Facebook, usato dalla fascia di età che ha vissuto Chernobyl c’erano molte più persone contrarie. Ora, secondo me, anche in quella fascia di età c’è una consapevolezza diversa. Vuoi anche il tema delle guerre, che hanno aperto riflessioni sulla nostra autonomia energetica. O ancora quello delle bollette, che abbiamo visto tutti salire.

Dopo Scanzano Jonico cosa è successo al progetto del deposito unico?
Dopo Scanzano Jonico i governi che si sono succeduti decidono di virare su una procedura diversa il deposito unico. Il territorio viene scandagliato da Sogin, la Società Gestione Impianti Nucleari e dal Ministero per individuare i siti potenzialmente idonei. Una volta finita questa operazione doveva essere pubblicata una carta. Questo documento resta però nei cassetti dei ministeri per anni: non viene pubblicata.

Qui doveva esserci quindi l’elenco dei siti ritenuti adatti per il deposito unico.
Sì esatto: dei siti, non dei comuni. Dovevano essere aree che magari prendevano anche più comuni ma erano adatte per tutta una serie di caratteristiche geologiche. Ovviamente doveva essere un territorio stabile, senza rischi vulcanici o sismici. La carta alla fine è stata pubblicata nel gennaio 2021. In tutto questo la realizzazione del deposito è slittata al 2039, doveva essere 2029.

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