I reattori nucleari SMR non sono più sicuri per il fisico Lyman: “Potrebbero persino peggiorare gli incidenti”

Oggi, giovedì 4 giugno 2026, la Camera ha approvato la legge delega sul nucleare, gettando le basi per il ritorno dell'energia nucleare in Italia, anni dopo il referendum che ha decretato la chiusura delle vecchie centrali. È il primo passo di un percorso molto lungo e complesso, che dovrebbe concretizzarsi con l'operatività dei primi reattori SMR (acronimo di Small Modular Reactors) entro il 2034 o il 2035, in base a quanto dichiarato dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Come vi avevamo raccontato in questo articolo, i “Piccoli Reattori Nucleari” rappresentano un significativo passo avanti tecnologico rispetto alle grandi centrali nucleari. Di base, come suggerisce il nome, sono reattori a fissione nucleare più contenuti, con una potenza di circa 300 MW, contro i 1.000 o più di quelli tradizionali. Tra i vantaggi sottolineati dalla World Nuclear Association figurano il fatto di poter essere costruiti in serie e non nel luogo dove devono essere installati; i costi inferiori; lo spazio minore occupato; e sistemi di sicurezza avanzati e passivi, che – almeno sulla carta – dovrebbero renderli più sicuri dei grandi reattori. In sostanza, dovrebbero scongiurare il rischio di gravi incidenti come quelli di Chernobyl e Fukushima.
Il fatto che abbiano una potenza più bassa, con meno combustibile nel nocciolo e una concentrazione inferiore di prodotti di fissione, in caso di incidenti che innescano una perdita di refrigerazione ci sarebbe meno calore da tenere sotto controllo e meno materiale radioattivo che può essere liberato nell'ambiente. Anche le pressioni di lavorazione sono inferiori, a tutto vantaggio della riduzione dei rischi. La maggior parte degli SMR è inoltre progettato con sistemi di sicurezza passiva progettati per prevenire il raggiungimento della massa critica del materiale radioattivo e dunque gravi incidenti. Fra essi vengono spesso citati sistemi per il deflusso del combustibile; serbatoi d'acqua di emergenza integrati; metodi di raffreddamento alternativi (come il sodio liquido per determinati SMR); sfruttamento della gravità e altri metodi al posto di pompe e attuatori (meno dipendenza dall'energia elettrica); un design semplificato e riproducibile che riduce le criticità tipiche dei grandi e complessi reattori e altro ancora. Ad esempio, anche il fatto di poter essere costruiti nel sottosuolo abbatte le probabilità che materiale radioattivo venga rilasciato nell'ambiente, ad esempio a seguito di un bombardamento o un attacco terroristico, fattori che vengono sempre tenuti a mente – assieme ai disastri naturali – quando si realizzano reattori nucleari.
Sulla carta, dunque, gli SMR offrono molteplici e significativi vantaggi, ma secondo il professor Edwin S. Lyman, fisico, direttore della sicurezza dell'energia nucleare presso la Union of Concerned Scientists (UCS) e membro dell‘Institute of Nuclear Materials Management, non sarebbero così sicuri rispetto ai reattori tradizionali. In un articolo pubblicato sul sito dell'UCS ha puntato il dito proprio contro i sistemi di sicurezza passiva, spesso “sbandierati” da promotori e sostenitori dell'energia nucleare. Secondo Lyman, infatti, esse “potrebbero non sempre funzionare, soprattutto durante eventi estremi come forti terremoti, gravi inondazioni o incendi boschivi, che possono compromettere le condizioni ambientali in cui sono progettate per operare.” Lo scienziato sottolinea che questi sistemi, in determinate circostanze, potrebbero persino peggiorare gli incidenti. Come evidenziato dalla revisione del progetto NuScale da parte della Nuclear Regulatory Commission (NRC), l’ente federale degli Stati Uniti che autorizza e certifica i reattori nucleari, è emerso che questi sistemi SMR “potrebbero impoverire l'acqua di raffreddamento di boro, elemento necessario per mantenere il reattore spento in sicurezza dopo un incidente”, evidenzia Lyman.
A questo si aggiunge l'allentamento dei requisiti di sicurezza degli SMR da parte degli enti regolatori, “che potrebbero annullare qualsiasi beneficio in termini di sicurezza derivante dalle caratteristiche passive”, afferma il fisico di fama internazionale, che è stato anche consulente per i danni alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, a seguito del catastrofico terremoto-tsunami del 2011 che ha colpito il Giappone. “La NRC ha approvato negli ultimi anni norme e procedure che forniscono percorsi normativi per esentare i nuovi reattori, compresi gli SMR, da molte delle misure di protezione richieste per gli impianti in esercizio, come una struttura di contenimento fisico, un piano di evacuazione di emergenza fuori sede e una zona di esclusione che separi l'impianto dalle aree densamente popolate”, spiega Lyman, aggiungendo anche che si sta valutando la diminuzione del personale armato a protezione della struttura.
Il fatto che gli SMR siano più piccoli e ne servano di più, evidenziano i detrattori dei piccoli reattori, pone rischi supplementari dal punto di vista logistico in caso di attacchi e sabotaggi, dato che ogni struttura diventerebbe un potenziale bersaglio sensibile per nemici e terroristi. Nel complesso servirebbe più sicurezza armata e non di meno. “Persino i meccanismi di sicurezza passivi potrebbero essere deliberatamente disattivati”, evidenzia il professor Lyman nel suo articolo. Va considerato anche che l'analisi condotta dalla NRC sul progetto NuScale aveva evidenziato anomalie nel comportamento del nocciolo in caso di emergenza (con perdita di refrigerante) e altri problemi, per questo ne ha respinto la certificazione.

Ciò che preoccupa principalmente lo scienziato è l'impatto cumulativo di tutti gli elementi sopraindicati, con i reattori SMR che "potrebbero essere altrettanto, se non più, pericolosi dei reattori di grandi dimensioni." L'esperto, ad esempio, spiega che se una grande cupola di contenimento in caso di incidente è in grado di contenere la stragrande maggioranza del materiale radioattivo sprigionato da un grande reattore, un piccolo reattore privo di essa potrebbe rilasciarne di più nell'ambiente anche se nel nocciolo c'è meno materiale fissile. E il fatto che ce ne siano di più e magari posizionati vicino ad aree popolate non farebbe altro che aumentare le probabilità di potenziali incidenti. Lyman conclude il suo ragionamento dicendo che se anche fosse possibile dimostrare che il rischio per singolo reattore SMR fosse più basso di quello di una centrale tradizionale, “ciò non implicherebbe automaticamente che il rischio complessivo per unità di energia elettrica prodotta sia inferiore, dato che gli impianti più piccoli generano meno energia elettrica.”
Ad oggi nel mondo ci sono pochissimi SMR realmente operativi e funzionanti, ovvero i due 2 reattori della Akademik Lomonosov in Russia e il sistema Linglong One – ACP100 in Cina, mentre altri sono in costruzione in vari Paesi del mondo, con tecnologie e concezioni differenti. La sperimentazione è ancora in corso e al momento non sappiamo né come né quanti saranno gli SMR che dovrebbero diventare operativi in Italia entro una decina di anni (se tutto dovesse andare secondo i piani dal punto di vista politico e dello sviluppo). I piccoli reattori, teoricamente, dovrebbero coprire il 15-20 percento del fabbisogno energetico nazionale entro il 2050, ma la strada è ancora lunghissima e irta di ostacoli, durante il fondamentale processo della transizione energetica. La IAEA sottolinea che ad oggi ci sono 80 progetti e concetti di SMR a livello globale, diversi dei quali prossimi alla realizzazione o realizzati.