Alzheimer, FDA approva test del sangue per diagnosi dai 40 anni in su: “Accurato come scansioni cerebrali”
Un test del sangue per la diagnosi di Alzheimer è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA), l'agenzia federale degli Stati Uniti deputata alla regolamentazione di farmaci, prodotti alimentari e terapie sperimentali. Si tratta di un passaggio fondamentale che non solo certifica la validità e l'accuratezza dell'esame, paragonabile – secondo gli studi – a quella di analisi più invasive come le scansioni cerebrali e il prelievo del liquido cerebrospinale tramite iniezione lombare, ma che rende questo trattamento più accessibile ed economico grazie alle assicurazioni. Negli USA, infatti, a differenza dell'Italia l'assistenza sanitaria si basa su un controverso modello privatistico legato alle assicurazioni, con tutto ciò che ne consegue. Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Adolescent and Young Adult Oncology, ad esempio, ha determinato che i giovani senza un'assicurazione hanno un rischio di morire per tumore del 250 percento superiore.
Un elemento innovativo del nuovo test del sangue approvato dalla FDA, chiamato PrecivityAD2, risiede nel fatto che è stato progettato per essere usato nei pazienti con età dai 40 anni in su. Come emerso da un recente studio cinese, i segnali dell'Alzheimer – la principale forma di demenza al mondo con oltre 40 milioni di persone colpite – possono essere colti fino a 18 anni prima della comparsa dei sintomi clinicamente rilevanti, come perdita di memoria, variazioni comportamentali e nel linguaggio, difficoltà a orientarsi e altri disturbi innescati dalla neurodegenerazione. Inoltre sono sempre più diagnosticati casi di demenza giovanile, con il più estremo noto in letteratura scientifica rilevato in un adolescente di 19 anni. Come spiegato dall'Alzheimer Association, tuttavia, l'esame del sangue non è approvato per chiunque, ma solo per chi presenta "segni o sintomi di deterioramento cognitivo." È inoltre importante sottolineare che si tratta di un supporto alla diagnosi, dato che per determinare la presenza di Alzheimer i medici si basano su una serie di valutazioni cognitive e funzionali, oltre a risonanze magnetiche e altri esami invasivi come il sopracitato prelievo del liquido cerebrospinale.
Ciò che è importante è la disponibilità di un nuovo test che permetta la diagnosi precoce, quando i sintomi sono molto lievi e sui quali si può intervenire con i nuovi anticorpi monoclonali come il Lecanemab e altri, per i quali è stata dimostrata una capacità di rallentare sensibilmente la progressione della malattia se somministrati molto presto (sebbene un recente studio Cochrane abbia messo in discussione l'effettiva efficacia di questi farmaci innovativi). Il test PrecivityAD2 è stato messo a punto da ricercatori della Facoltà di Medicina dell'Università di Washington, in particolar modo dai professori Randall J. Bateman e David M. Holtzman del Dipartimento di Neurologia. Come spiegato in un comunicato stampa dell'ateneo, l'accuratezza di questo test è superiore al 90 percento, ponendosi come una valida e meno invasiva alternativa a risonanza magnetica cerebrale e prelievo del liquido cefalorachidiano (o cerebrospinale).
Ma come funziona esattamente? Come altri esami del sangue innovativi per molteplici malattie, compreso il cancro, va a caccia dei cosiddetti biomarcatori, ovvero delle firme biologiche legate alla condizioni patologiche. Nel caso specifico, il test è volto a identificare l'accumulo di placche di beta amiloide nel cervello strettamente associato all'Alzheimer (sono lo stesso bersaglio degli anticorpi monoclonali). Più nello specifico, attraverso la spettrometria di massa ad alta risoluzione il nuovo esame del sangue punta a determinare i rapporti tra i livelli di amiloide (Aβ42 e 40) e di due proteine tau (p-tau217 e tau217 totale); entrambi sono associati a placche e grovigli di proteine “appiccicose” che i medici trovano nel cervello dei pazienti affetti dalla condizione neurodegenerativa.
“Il test PrecivityAD2 offre un metodo accurato e affidabile per rilevare la presenza di placche amiloidi cerebrali associate alla patologia del morbo di Alzheimer, basandosi su un singolo prelievo di sangue”, ha affermato in un comunicato stampa il professor Bateman. “Con l'approvazione della FDA, questa innovazione potrà raggiungere un numero maggiore di pazienti, consentendo diagnosi precoci e accurate per coloro che cercano le cause di sintomi cognitivi come la perdita di memoria. Una diagnosi più rapida permette ai pazienti di ricevere un trattamento tempestivo, quando le terapie sono più efficaci”, ha chiosato l'esperto. Nel giro di un paio di anni il test potrebbe essere approvato anche in Europa e in Italia.