Esame del sangue per l’Alzheimer, con p-tau217 molto alta il rischio sintomi sale al 78% in 10 anni: lo studio su JAMA

Quanto sono validi gli esami del sangue per prevedere lo sviluppo dell’Alzheimer? Un nuovo studio pubblicato su JAMA ha contribuito a chiarire i dubbi sul valore predittivo dei test per la proteina tau-217 fosforilata (p-tau217), uno dei marcatori ematici più noti della malattia di Alzheimer. Questi test, tra cui il primo ad essere stato approvato dalla FDA negli Stati Uniti, hanno acceso il dibattito sulla loro reale capacità di stimare in anticipo se una persona svilupperà sintomi di declino cognitivo, come perdita della memoria, alterazioni del linguaggio e del comportamento. La nuova analisi, guidata dagli esperti del Mass General Brigham Neuroscience Institute, mostra che nelle persone con livelli molto elevati di p-tau217, il rischio assoluto di sviluppare deterioramento cognitivo raggiunge il 38% in cinque anni e il 78% entro 10 anni. I risultati dello studio sono stati presentati all’Alzheimer’s Association International Conference (AAIC), svoltasi a Londra dal 12 al 16 luglio 2026.
Cos’è la proteina p-tau217 e perché è importante per l'Alzheimer
La proteina tau-217 fosforilata (p-tau217) è considerata uno dei marcatori ematici più promettenti della malattia di Alzheimer. Si tratta di una forma alterata della proteina tau normalmente presente nei neuroni, che presenta un gruppo fosfato (fosforilazione) a livello del residuo amminoacidico 217.
In questa forma, la proteina tau si dissocia dai microtubuli e tende ad aggregarsi nel cervello sotto forma di grovigli neurofibrillari, una delle caratteristiche distintive dell’Alzheimer.
Lo studio sul valore prognostico di p-tau217
Per valutare in che misura i livelli di p-tau217 nel sangue possano aiutare a prevedere il rischio di sviluppare i sintomi associati all’Alzheimer, i ricercatori hanno analizzato di dati di 2.864 persone senza segni di declino cognitivo che sono coinvolte in sei studi condotti in Nord America, Giappone e Australia. Tutti partecipanti sono stati sottoposti a un prelievo di sangue all’inizio dello studio e sono stati seguiti nel tempo, con un follow-up massimo di 13,5 anni.
“Abbiamo tracciato le traiettorie cognitive dei partecipanti, quantificando il loro rischio di sviluppare deficit cognitivo nel tempo” hanno spiegato i ricercatori del Mass General Brigham Neuroscience Institute, registrando l’insorgenza della condizione in 478 partecipanti nel periodo di studio.
“Le persone con livelli molto elevati di p-tau-17 all’inizio dello studio (oltre 2,5 deviazioni standard sopra la media, ndr) presentavano un rischio del 38% di sviluppare un deficit cognitivo in cinque anni” hanno aggiunto gli studiosi. “Questo rischio aumentava con il tempo, raggiungendo il 78% in 10 anni. Tuttavia, i dati relativi agli esiti a 10 anni e oltre erano molto più scarsi”.
I livelli di p-tau217 erano inoltre in grado di predire il rischio di declino cognitivo “indipendentemente da altri fattori di rischio noti, tra cui le placche di beta-amiloide che possono essere rilevate tramite PET e noti fattori di rischio genetici (come APOE4)”.
Sulla base di questi risultati, i ricercatori supportano il potenziale di p-tau217 come biomarcatore in grado di stimare il rischio di declino cognitivo nelle persone sane.
“Questo è un passo fondamentale per comprendere meglio cosa la p-tau217 possa rivelarci sul rischio di deterioramento cognitivo di una persona” ha commentato la dottoressa Rachel Buckley, neuroscienziata cognitiva presso il Mass General Brigham Neuroscience Institute e autrice principale dello studio. “Abbiamo armonizzato i dati di sei coorti, creando un set di dati ampio e variegato, e abbiamo comunque ottenuto risultati coerenti che mostrano come la p-tau217 fornisca informazioni sul rischio nel tempo”.