Luciano Barra Caracciolo è il sottosegretario agli Affari europei del governo. O forse era. Il problema è che neanche lui sa se è ancora in carica o meno. Come ha candidamente ammesso durante la seduta che si è svolta oggi alla Camera dei deputati sulla legge europea. Barra Caracciolo è intervenuto a nome del governo, arrivando con un po’ di ritardo. Che ha subito voluto giustificare, appena presa la parola in Aula: “Perdonate il mio ritardo, ma c’è una questione preliminare che mi tocca porre. Poco prima di venire qui, gli uffici del segretario generale di Palazzo Chigi mi hanno comunicato che mi considerano senza delega e di fatto senza nomina a seguito delle dimissioni di Savona. Che, a mio parere, sono del tutto autonome dalla mia posizione”. Così il sottosegretario ammette di essere stato liquidato, senza però averne saputo nulla fino a pochi minuti prima del suo arrivo a Montecitorio.

Il sottosegretario doveva prendere la parola per rappresentare il governo durante la discussione in Aula. Ma ha sottolineato: “Finché non ho un chiarimento dagli uffici – perché sembrano aver deciso in questo senso, non ben chiaro, per la verità, ho chiesto di accertare questo aspetto preliminare – in tal caso non potrei essere rappresentante del governo meno che mai sugli affari europei”. Quindi Barra Caracciolo è arrivato in Aula e non ha potuto “fare a meno di comunicare questa mia strana situazione”. Ma a rassicurare il sottosegretario ci pensa il vicepresidente della Camera, Ettore Rosato. Il deputato del Pd che presiedeva l’Aula ha annunciato: “Le do una buona notizia: il governo ha delegato lei a seguire questo provvedimento, quindi evidentemente la considerano ancora in carica”.

Al di là dell’aspetto comico di questa vicenda, il Pd ha protestato. Innanzitutto con Piero De Luca: “Siamo in difficoltà, accogliamo l’onestà intellettuale del sottosegretario ma chiediamo qual è la situazione al ministero degli Affari europei perché ancora oggi non c’è chiarezza sulla titolarità del ministero. C’è una confusione enorme e quindi chiediamo chiarezza ai banchi del governo prima di procedere all'esame della Legge europea”. Confusione data dal fatto che Paolo Savona ha lasciato il ministero per andare a ricoprire la carica di presidente della Consob. A rincarare la dose ci pensa anche un altro deputato dem, Filippo Sensi, che presenta una “richiesta formale al rappresentante del governo: chi è il ministro? È il premier? O quello degli Esteri? È un interim? Esiste un ministro ombra o quanto meno l'ombra di un ministro? Siamo all’Anonima Affari europei. Abbiamo appreso di una nomina di Savona in Consob, ma faccio presente che sul sito del governo è indicato ancora come ministro…”.