Al Pd la legge di bilancio che sta per varare il governo non piace. E per questo il segretario dem, Maurizio Martina, ha presentato dalle pagine di Repubblica la contro-manovra del Pd, messa a punto da un gruppo di esperti capitanato dall’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e formato da Tommaso Nannicini, Antonio Misiani, Marco Leonardi e Luigi Marattin. Martina parte dal presupposto che la legge di bilancio del governo prevede “condoni per gli evasori e più debito pubblico sulle spalle dei giovani per misure inique. Il vicepremier Luigi Di Maio, poi, pensa di giocare a Monopoli”. Il messaggio viene ribadito dal segretario dem su Facebook, parlando della contromanovra e di “impegni seri e realizzabili come alternativa alla propaganda pentaleghista. Alternativi al condono per gli evasori, alla flat tax per i ricchi. Soprattutto alternativi a chi vuole far pagare il conto ai giovani, riempiendoli di debito e rubando loro il futuro”.

Cosa prevede la contromanovra del Pd

La contromanovra del Pd sarà basata su equità e crescita, assicura Martina. Le priorità “sono i giovani, le famiglie con figli, la lotta alla povertà, la casa e gli investimenti”. La proposta del Pd parte dall’idea di tagliare il costo del lavoro, un taglio di un punto all’anno per quattro anni per tutti i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti. Il costo stimato di questa misura è di 350 milioni per il primo anno.

Il Pd vuole anche le pensioni di garanzia, delle pensioni minime da 750 euro al mese a partire dal primo gennaio 2019. Una formula che ricorda le pensioni di cittadinanza che il MoVimento 5 Stelle vorrebbe introdurre nella manovra. A questo si accompagna anche un concreto sostegno alla famiglie, la voce di spesa più consistente della contromanovra: 9 miliardi di euro. Ma, sottolinea Martina, costa comunque un quinto della flat tax prevista dal contratto di governo. Una misura definita “molto più equa” e che sarebbe “un aiuto consistente alle famiglie”. Si prevedono 240 euro al mese per ogni figlio minore a carico.

Il Pd prevede anche misure sulle casa, a partire da una detrazione sugli affitti. L’idea è di renderli uguali ai mutui per la casa, con una detrazione del 19% se la spesa massima è di 4mila euro l’anno. Quindi con una detrazione annuale che può arrivare fino a 760 euro. In più, per gli under 30 si può arrivare a una maggiorazione fino a 1.800 euro l’anno. Il Pd sottolinea che 4 milioni di famiglie italiane vivono in affitto e tra queste un terzo si trova in condizioni di disagio abitativo. Inoltre, il 38% delle giovani coppie è in affitto. Questa misura costerebbe un miliardo e si affiancherebbe anche a un nuovo piano periferie con investimenti sull’edilizia popolare e sociale.

Un aumento delle risorse per il ReI, il Reddito di Inclusione, è un altro dei progetti dem. Si aumenterebbe la cifra a disposizione di 3 miliardi, arrivando a 6 complessivi, e aiutando un milione e mezzo di famiglie in povertà assoluta. Infine, c’è il capitolo investimenti pubblici che il Pd vorrebbe riportare entro 3-5 anni dal 2% al 3% del Pil, cioè al livello pre-crisi, nel 2008. La priorità deve essere dedicata ad ambiente e manutenzione, soprattutto nel Mezzogiorno. Il Pd vuole, in particolare, potenziare Industria 4.0, l’ecobonus, il sismabonus e aumentare, in generale, la spesa già prevista di 150 miliardi di euro.