La Flat Tax verrà introdotta a breve, già nella legge di bilancio per l'anno 2019. A quanto pare, però, tra i due partiti di maggioranza del governo Conte non ci sarebbe accordo sul numero delle aliquote di questa "tassa piatta" che in realtà contiene più scaglioni progressivi di imposizione fiscale sul reddito. La Lega punta infatti a una sorta di dual tax inizialmente applicata solo ai redditi Irpef delle partite Iva e successivamente a quelli delle famiglie, mentre il Movimento 5 Stelle mira a una "flat tax" a tre aliquote, mantenendo lo scaglione attuale del 43% per i redditi superiori a 75.000 euro annui lordi.

A parlare della Flat Tax a tre aliquote è stato proprio il leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, in un'intervista concessa ieri al quotidiano spagnolo El Mundo. La proposta di Di Maio, però, è stata immediatamente contestata dal presidente della Commissione Finanze alla Camera Claudio Borghi (Lega): "Forse si confonde, il capo grillino non è mica un fiscalista…", ha dichiarato.

Il sottosegretario all'Economia in quota Lega, Massimo Bitonci, ha spiegato questa mattina ad Adnkronos che in legge di bilancio ci saranno due regimi semplificati per la Flat Tax: "La prima aliquota al 15% potrebbe riguardare chi ha ricavi fino a 65mila euro, senza contabilità e Iva, mentre si pensa a un 5% in più, quindi flat al 20%, fino al tetto da 100mila euro di redditi". Inoltre, tra le novità possibili ci potrebbe essere anche una mini flat tax con un'aliquota al 5%, per tre-cinque anni, per le start up di giovani under 35, con ricavi fino a 65mila euro.

Ma in cosa consisterebbe il progetto paventato da Di Maio, invece? Come spiega il quotidiano Il Messaggero, i tecnici del governo starebbero lavorando a una rimodulazione dell'Irpef a tre aliquote, dunque due scaglioni in meno rispetto al regime attuale. "La rimodulazione Irpef sarebbe accompagnata da un riordino delle tax expenditures perché ci sono 300 voci tra agevolazioni, deduzioni e detrazioni, e alcune ormai sono anti storiche".

In sostanza, tra due anni l’Irpef dovrebbe avere una struttura simile: un primo scaglione fino a 28mila euro con aliquota del 15%, una fascia centrale di reddito fra 28 e 75mila euro con aliquota fissata al 30% e un ultimo scaglione, dai 75mila euro di reddito in su, che rimarrebbe all'attuale 43% (sparirebbero le aliquote al 38% per i redditi tra 28mila e 55mila euro e al 41% per redditi tra 55mila e 75mila euro, ndr). "Per la Lega però questo può essere solo un passaggio intermedio, mentre lo schema a tre aliquote è stato fatto proprio da Luigi Di Maio, che ha confermato anche la possibilità di optare per il vecchio regime se più favorevole".