È uno scontro infinito, che prosegue da giorni, quello tra il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, dopo il battibecco avuto in occasione della Conferenza sulle migrazioni di Vienna. Oggi Asselborn torna a parlare di quanto successo in un’intervista a Repubblica: “Salvini ha espresso concetti figli di un'etica fascista anni Trenta, quando ho sentito le sue parole ho avuto un grosso problema e ho pensato che qualcuno dovesse intervenire per zittirlo, per dirgli adesso basta”. Il ministro lussemburghese ci tiene anche a precisare che non ha rivolto nessun insulto né agli italiani né a Salvini. E spiega, quindi, cosa voglia dire l’espressione “merde, alors”, espressione utilizzata durante il litigio: “Ci tengo a sottolineare che non era un insulto al popolo italiano e nemmeno al ministro visto che ‘merde alors' significa ‘basta’”.

Asselborn ritorna sul battibecco con Salvini: “Nel suo intervento ha usato due volte il termine ‘schiavi' riferendosi ai migranti, ricorrendo a concetti in palese contraddizione con l'etica dell'Unione. Se poi a parlare così è un Paese fondatore, terza economia dell'eurozona, la situazione è ancora più seria. Spero che ora altri ministri si facciano sentire. In 15 anni di Consiglio Ue non ho mai sentito pronunciare parole simili a quelle pronunciate da Salvini, nemmeno da polacchi e ungheresi”. Il riferimento di Asselborn è in particolare a una frase di Salvini: “In Italia abbiamo l’esigenza di fare figli, non di avere nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più”.

Il ministro degli Esteri del Lussemburgo sottolinea anche di non aver insultato l’Italia, “come ha invece propagandato Salvini con una fake news figlia di un metodo molto pericoloso tanto più se si considera che la sua è stata una provocazione calcolata”. Asselborn, inoltre, precisa che non sapeva di essere ripreso e di averlo scoperto solo “un’ora dopo, quando Salvini ha pubblicato il video sui social”. Riprendere i ministri durante il meeting, comunque, non era vietato: “Quella era una riunione informale, ma ci sono comunque delle regole. Se ognuno viene in Consiglio per farsi uno spot, prendere decisioni per far avanzare l'Europa diventa impossibile”.