Il punto di fondo è chiaro: le divergenze, che si sono ampiamente manifestate ben prima dell’ultima campagna elettorale, riguardano temi e problemi tra quelli più rilevanti per l’azione dello Stato, all’interno e all’esterno, e sono quindi tali da rendere ardua la formazione di un Governo coeso. Anche quando gli obiettivi sono sostanzialmente condivisi, le divergenze che emergono dai programmi per quanto concerne gli strumenti sono numerose e importanti. Le piattaforme politiche sono irte di differenze e da esse non si può prescindere, non tanto e non solo nell’analisi della situazione esistente, quanto nella valutazione dei margini di azione disponibili per chi si proponga di tentare di elaborare un’agenda di governo per il Paese”.

A prima vista non ci sarebbe nulla di strano nel leggere considerazioni di questo tipo. Si tratterebbe nient’altro che l’ennesima analisi molto critica nei confronti della politica dei due forni del MoVimento 5 Stelle, oppure nei confronti dell'efficacia di un compromesso basato su programmi condivisi. Dunque, non ci sarebbero molte polemiche se simili considerazioni arrivassero da uno dei tanti opinionisti scettici circa la possibilità che nasca un governo politico come soluzione alla crisi di governo. Il punto è che queste parole arrivano dal professor Giacinto della Cananea, incaricato di scrivere la bozza di contratto di governo che il M5s intende proporre al Partito Democratico. O meglio, sono scritte dal professore della Cananea nell'introduzione al contratto di governo, come premessa del confronto fra i programmi dei tre partiti operato dalla commissione di saggi da lui presieduta. Insomma, nel documento con cui il M5s intendeva proporre un accordo di programma a Lega e PD, ora solo al PD, c'è scritto chiaramente che un accordo di governo è praticamente impossibile.

Ehm, evidentemente qualcosa non torna.

Lo stesso professor Della Cananea nelle pagine successive, quelle dedicate alle "convergenze" e alle sintesi possibili tra i programmi dei vari partiti, è quasi costretto a giungere a una conclusione: "Se le forze politiche i cui programmi presentano le convergenze prima segnalate intendessero vagliare la possibilità di addivenire a un accordo per il governo dell'Italia, come potrebbero farlo? Nei tempi stretti in cui il comitato ha svolto il proprio compito, non è stato possibile dare al quesito una risposta compiuta e forse non sarebbe stato nemmeno produttivo, perché un accordo ad ampio raggio può essere confezionato soltanto dopo il raggiungimento di un'intesa fra le forze politiche". In sostanza, dunque, anche il comitato dei saggi ribadisce che senza un accordo politico, organico, è difficile che forze politiche così diverse possano governare il Paese. Il massimo che si può fare, ed è ciò che il M5s mette sul tavolo, è "uno schema di accordo corrispondente alla sola parte generale dei documenti politici stipulati altrove".

Cosa c'è nella "prima stesura" del contratto di governo del M5s

Malgrado le premesse di cui vi abbiamo parlato precedentemente, l’incipit dell’agenda di governo è decisamente roboante: “Questo accordo segna una svolta nella politica italiana. Forze politiche che si sono contrapposte per anni hanno deciso, senza rinunciare ai valori e agli obiettivi che le contraddistinguono e sui quali hanno fondato il proprio rapporto con gli elettori, di unire le proprie forze, dopo le elezioni del 4 marzo, per stipulare accordo allo scopo di dare un governo forte, per il cambiamento dell’Italia”. La proposta, deve barcamenarsi fra Lega e PD, dunque richiama al “senso di responsabilità” e allo “spirito di leale cooperazione”.

Si parte dalla questione della collocazione internazionale, con la rassicurazione della permanenza nella Ue e nell’alleanza atlantica (che non viene nominata). Isolare le proposte concrete è, anche in questo caso, molto complicato e il documento presenta una serie di generici indirizzi su cui poi successivamente andare a calibrare interventi specifici: revisione del bilancio della Ue, chiusura di una delle sedi del Parlamento, incremento degli investimenti, controlli sugli obblighi di solidarietà, gestione solidale dei flussi migratori.

Centrale è la parte che riguarda le “priorità per l’Italia”, che nel contratto sono dieci:

  1. Costruire un futuro per giovani e famiglie: espansione rete servizi prima infanzia e per la cura delle persone a carico, sostegno monetario alle famiglie con figli, conciliazione dei tempi lavoro – famiglia, salario minimo, investimenti su formazione e istruzione universitaria.
  2. Contrasto alla povertà e alla disoccupazione: potenziamento dei sistemi attuali di sostegno al reddito, investimento nelle politiche attive del lavoro e aumento delle retribuzioni attraverso “la promozione della regolazione del mercato”.
  3. Ridurre gli squilibri territoriali: sostegno a opere di interesse collettivo tramite l’utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti, miglioramento della gestione dei fondi europei con controlli non solo a campione.
  4. Sicurezza e giustizia per tutti: ampliamento degli organici delle forze dell’ordine, risorse per cyber-security e azioni di intelligence nell’area mediterranea per “prevenire le infiltrazioni di terroristi”; miglioramento dell’offerta di giustizia in ambito civile, penale e amministrativo.
  5. Difendere e rafforzare il SSN: preservare l’universalismo, potenziare servizi di prevenzione e medicina territoriale.
  6. Proteggere le imprese: statuto delle imprese, riduzioni degli oneri amministrativi fiscali e parafiscali, promuovere la digitalizzazione, nascita di nuove figure professionali nell'ottica della quarta rivoluzione industriale.
  7. Rapporto cittadini – fisco: digitalizzazione del pagamento delle imposte, semplificazione del sistema tributario, no all'inversione dell'onere della prova a carico del contribuente nelle liti fiscali.
  8. Investire nelle infrastrutture: investimenti per reti per le comunicazioni elettroniche (con cabina di regia per lo sviluppo digitale), ferrovie, porti, aeroporti, acquedotti; interventi su edilizia scolastica, universitaria e carceraria.
  9. Proteggere dai rischi, salvaguardare l’ambiente: sviluppo sostenibile, azioni a favore della Green economy, transizione energetica su tutto il territorio nazionale, processo di decarbonizzazione; bonifiche ambientali, finanziamenti mirati a ridurre il livello di vulnerabilità territoriale.
  10. Tagliare gli sprechi: selezione e formazione del personale della PA che premino il merito e la competenza; razionalizzazione della spesa pubblica mediante indicatori di risultato, piena attuazione del codice dell’amministrazione digitale, controlli operativi.

Si tratta, come evidente, di linee guida, di spunti, più che di un vero programma politico. Nel contratto, però, si spiega come questi punti debbano essere implementati e specificati da "dieci gruppi di lavoro" nominati dai due partiti che sottoscriveranno l'agenda per il governo. Niente di più di ciò di cui vi parlavamo qui e qui, insomma: un insieme di punti generici, che appiattiscono le due piattaforme programmatiche creando una melma indistinguibile in cui può trovar posto tutto il contrario di tutto. Senza che, peraltro, si abbia la minima idea di dove prendere i soldi.

Già, perché l'altro elemento di forte scetticismo circa la reale incidenza del contratto predisposto dal prof Della Cananea è quello relativo all'assenza pressoché totale di valutazioni sulle risorse necessarie all'attuazione di proposte, peraltro formulate in modo generico. Nota Mario Seminerio: "Visto che questo è un amabile libro dei sogni, o una collezione di lettere a Babbo Natale, è del tutto evidente che questa seccante incombenza della copertura delle spese finirebbe a rovinare la convergente atmosfera. Sempre così, ogni volta: come finanziare le spese pubbliche è il momento più sgradevole, che si frappone tra noi e la felicità. Il professor Della Cananea, in viaggio verso il lago di Tiberiade, avrebbe potuto chiedere alle “tre forze” lumi in materia, e forse lo farà al prossimo giro. Nell’attesa, lui e la sua squadra hanno alcuni “consigli per gli acquisti”, che credo di aver orecchiato la prima volta mentre nuotavo nel liquido amniotico della mia mamma: la lotta a “sprechi e corruzione”, ed anche una “razionalizzazione” della spesa pubblica, da ottenere mediante la “buona amministrazione”, signora mia".

Senza ragionamenti sulle coperture, senza tempistiche di attuazione, con ricette vaghe e cerchiobottiste, superato dall'attualità politica (che non contempla più l'apertura del forno leghista), cosa resta del "rivoluzionario contratto di governo?". Solo la dimostrazione dell'inconcludenza del "né di destra né di sinistra" e la conferma che insistere sulla "depoliticizzazione" dell'ambito amministrativo forse non è proprio una buona idea.