“I marò italiani vittime del loro comportamento criminale”

Non si placano le polemiche intorno al caso dei due marò italiani che in India sono accusati dell’omicidio di due pescatori. In seguito al ritorno dei militari nel Paese asiatico è stato immediatamente messo in dubbio l’”accordo” garantito dalle autorità italiane riguardo la possibilità della pena di morte per Latorre e Girone: per prima ne ha parlato il ministro della Giustizia, poi quello degli Esteri è tornato sull’argomento “pena di morte”. Infine il ministro della Difesa ci ha tenuto a sottolineare che i due marò sono tornati in India grazie a un atteggiamento “deciso” della Corte Suprema e del governo del Paese. L’ultimo a spendere qualche (dura) parola sui Fucilieri di Marina è stato il governatore dello stato indiano del Kerala (dove si è verificato l’incidente della Enrica Lexie) Oommen Chandy. Per il governatore i marò accusati dell’omicidio dei due pescatori “non sono stati vittime degli eventi politici in corso all'epoca nel Kerala e dell'emozione ma del loro comportamento criminale”. In un’intervista all’emittente Ndtv Chandy ha detto che gli italiani sono coinvolti nell’omicidio di due persone innocenti e che la giurisdizione del caso non può che essere indiana: “Hanno ucciso due pescatori indiani su una imbarcazione indiana, non ci sono motivi per giudicarli in Italia”.
Nominato il giudice del tribunale speciale – Va avanti, intanto, la creazione del tribunale speciale che dovrà giudicare Latorre e Girone: l’Alta Corte di New Delhi ha designato il giudice Amit Bansal quale responsabile. Se condannati, così riportano i media indiani, i marò potranno scontare la loro pena in Italia in seguito a un accordo siglato tra i due Paesi. Da parte loro ieri i marò hanno fatto la prima apparizione all’interno dell’ambasciata in cui risiedono partecipando a una Messa della Domenica delle Palme insieme al sottosegretario Staffan de Mistura e all’ambasciatore Daniele Mancini. Latorre e Girone hanno assistito in abiti civili al rito religioso e dopo Latorre ha rilasciato una dichiarazione al TG1: “Siamo militari, abbiamo le stellette. Sappiamo obbedire, nella buona e nella cattiva sorte”.